“Noi” (US)

di José de Arcangelo

Una metafora inquietante sulla doppia anima dell’America in “Noi” (in originale US, che sta per ‘noi’ ma anche per United States), il nuovo film di Jordan Peele, che ci aveva folgorato due anni fa con l’opera prima “Get Up”, premio Oscar per la miglior sceneggiatura, la prima volta per un thriller-horror in serie A, dopo il Kubrick di “Shining” che fece al genere scalare l’olimpo cinematografico, considerato un capolavoro, anche senza ottenere nessuna nomination nemmeno al Golden Globe. Infatti, non a caso il grande “Hitch” lo vinse alla carriera negli ultimi anni di vita, dopo 5 nomination. Del resto nemmeno la commedia, almeno fino agli anni Ottanta era considerata degna di un Oscar.

Se al centro del precedente film era il razzismo sempre latente nel Grande Paese, quasi un “Indovina chi viene a cena?” rovesciato, stavolta al centro viene messa a fuoco l’ambiguità della famiglia, cellula della società, che dietro la facciata di un’agiata Middle Class, nasconde quella dei sottomessi, dei diseredati, di quella maggioranza silenziosa bianca o nera da cui proveniamo e rischiamo di tornarci. Ovvero la nuova povertà che riaffiora in Occidente. Quindi, una metafora sulla disparità e sulla doppiezza, la dualità sottolineata anche dalle forbici, arma occasionale dei doppi ma non troppo. E, non a caso, nel prologo sul piccolo schermo viene pubblicizzata l’iniziativa di beneficenza ‘Hands Across America’, nel 1986, quando sei milioni e mezzo di americani si tennero per mano e fecero donazioni per combattere fame e miseria (ma il ricavato venne soltanto utilizzato al minimo per questo scopo).

Una donna afroamericana, Adelaide / Red (Lupita Nyong’o, la rivelazione di “12 anni schiavo” e premio Oscar), torna alla sua casa d’infanzia sul mare, a Santa Cruz, con il marito Gabe (Winston Duke) e i due figli, Jason / Pluto (Evan Alex) e Zora / Umbrae (Shahadi Wright Joseph) per un’idilliaca vacanza estiva, in compagnia di una famiglia di amici bianchi. Tormentata da un trauma irrisolto del suo passato (lo vediamo nel prologo flash back dopo la didascalia che rievoca-rivela le migliaia di km di gallerie sotterranee che attraversano l’America) e sconvolta da una serie di inquietanti coincidenze, Adelaide sente crescere e materializzarsi la sua ossessione e capisce che qualcosa di brutto sta per accadere alla sua famiglia. Non solo.

Un horror pieno di riferimenti e citazioni sulla scia delle rivisitazione socio-politiche di Carpenter e Romero (non solo) che Peele trasforma in una sorta di sorprendente esercizio di stile e di ricerca visiva inconsueta. Coinvolge e sconvolge (soprattutto nella prima parte) con una dose giusta di suspense e tensione, ambiguità e sentimenti, brivido ed emozioni, paura e ironia.

Nel cast anche Elisabeth Moss (Kitty Tyler / Dahlia), Tim Heidecker (Josh Tyler / Tex), Cali Sheldon (Becka Tyler / Io), Noelle Sheldon (Lindsey Tyler / Nix).

Nelle sale italiane dal 4 aprile 2019 distribuito da Universal International Pictures Italia