“L’educazione di Rey”

di José de Arcangelo

Interamente ambientato a Mendoza, capoluogo dell’omonima provincia andina argentina (raramente location cinematografica, tranne a scopo turistico), famosa per la produzione vinicola e frutticola, “L’educazione di Rey”, opera prima di Santiago Esteves,  è interpretata dal giovane esordiente Matías Encinas e da Germán de Silva, uno tra gli attori più noti del panorama cinematografico latinoamericano – particolarmente apprezzato per le sue interpretazioni in “El Estudiante – Lo studente” (2012) di Santiago Mitre e “Storie Pazzesche” (Relatos salvajes, 2014) di Damián Szifrón.

“L’educazione di Rey” segna l’esordio al lungometraggio di Esteves,e  ha fatto parlare di sé fin dalla presentazione alla 65.a edizione del Festival dei San Sebastián 2017, dove si è aggiudicato il premio di Cine en Construcción come Miglior Film.

La pellicola inizialmente era stata pensata come serie televisiva, ma in corso d’opera il regista (anche sceneggiatore) ha deciso di invertire la rotta e trasformalo in un lungometraggio capace di farsi portavoce di un profondo disagio sociale, mischiando e giocando con i generi cinematografici.

Reynaldo, alias “el Rey” (Encinas) è uno dei tanti giovani che vive meandri della periferia argentina di Mendoza. Un giorno, viene introdotto dal fratello nella malavita, ma la notte del loro primo colpo insieme qualcosa va storto. I suoi compagni vengono catturati ma lui riesce a scappare con la refurtiva. Durante la fuga, finisce nel giardino di Carlos Vargas (de Silva), una vecchia guardia giurata in pensione che alla fine decide di nasconderlo.

Nel film, infatti, si alternano i toni di un racconto intimista e le atmosfere epiche del western all’audacia del thriller contemporaneo, in cui la suspense gioca un ruolo fondamentale. Attraverso l’espediente narrativo del “racconto di formazione”, il regista dà voce ad una problematica sociale e politica che attanaglia l’Argentina – e gran parte dell’America Latina – da ormai molto tempo: la dilagante corruzione nella polizia e lo sfruttamento dei più deboli costretti a delinquere per poter sopravvivere, mentre la classe media (in passato maggioranza) si assottiglia di giorno in giorno. E una nuova criminalità, fomentata dalla disperazione, quindi, è sempre più feroce e senza scrupoli, anche in territori che anni prima erano una sorta di ‘piccoli paradisi’ della serenità.

La relazione maestro/allievo che si instaura tra i due protagonisti è dunque denuncia e metafora al tempo stesso di una condizione più complessa e universale: la necessità di una trasmissione del sapere “sano”, che non sia più viziato da secondi fini. Il giovane “Rey” (letteralmente: “Re”) – diminutivo di Reynaldo -, è uno dei tanti volti di quelle nuove generazioni che vivono ai margini di una società che li ha completamente dimenticati, costretto a lottare contro la durezza della vita. Le atmosfere secche e asciutte, infatti, concedono un impianto verista, che meglio può rappresentare l’edificazione della provincia argentina.

“L’educazione di Rey”, quindi, si inserisce con coerenza all’interno del panorama cinematografico argentino – caratterizzato da un vivo fermento artistico e culturale da ormai diverso tempo – attento al sociale e alle conseguenze nefaste della malavita. Una nuova forma di “cinema civile” che alterna con naturalezza il noir al cinema del reale, il giallo al western e persino all’horror.

Il film, è stato presentato in anteprima all’ultima edizione del Festival del Cinema Spagnolo di Roma, e al Sotto 18 Film Festival di Torino il 17 marzo 2019.

Nelle sale italiane dal 4 aprile 2019 distribuito da Exit Media