Glauco Pellegrini

di José de Arcangelo

Glauco Pellegrini era un regista poliedrico, specializzato soprattutto in documentari d’arte, tanto che nel 1990, allora docente di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, il Centre Pompidou di Parigi gli aveva dedicato una vasta mostra retrospettiva, nell’anno della seconda Biennale Internazionale del film d’arte.

Nato in Toscana, a Siena, il 14 gennaio 1919 – ora avrebbe compiuto cent’anni se non fosse morto a Roma, il 22 luglio 1991 -, Pellegrini aveva iniziato ad occuparsi di cinema a Venezia, diventata la sua città, negli anni Quaranta, con Francesco Pasinetti. Era stato uno dei fondatori della Scuola Italiana del Documentario d’Arte, appunto, e al suo attivo si contano oltre cinquanta documentari.

Passato al lungometraggio di finzione negli anni Cinquanta, ha diretto sette film tra cui il remake de “Gli uomini che mascalzoni!” (1953) con Walter Chiari e Antonella Lualdi, e aveva firmato con Leonardo Benvenuti, Agenore Incrocci e Furio Scarpelli (poi Age & Scarpelli) l’adattamento della vecchia sceneggiatura di Mario Camerini e Mario Soldati dalla commedia di Aldo De Benedetti (anche lui sceneggiatore). Anche le biografie  di Schubert (“Sinfonia d’amore”, 1956) e di Carlo Goldoni (“Capriccio Italiano”, 1961), prodotto nella Germania Est, entrambe con l’attore belga Claude Laydu. Successivamente ha lavorato a lungo per la Rai realizzando vasti programmi televisivi incentrati sulla musica, tra i quali “Bel canto”, “Canzone mia”, “Colonna sonora” e “L’educazione musicale in Italia”.

E’ stato un attivo sceneggiatore, spesso con altri, e non solo dei propri film, basti ricordare “Puccini” di Carmine Gallone e “Il momento più bello” di Luciano Emmer.

Negli anni Ottanta e, fino alla sua scomparsa, è stato docente di regia presso il CSC di Roma. Intellettuale creativo e poliedrico, molto legato alla ricerca sulle arti figurative e sulla musica, dove ha avuto come stretta collaboratrice la moglie, Vittoria Richter, Pellegrini aveva debuttato come critico cinematografico, poi era stato regista teatrale e radiofonico, sceneggiatore e, anche se la sua fondamentale attività è sempre stata il cinema, non aveva mai abbandonato il giornalismo: fino alle ultime settimane di vita aveva scritto graffianti critiche per “Il giornale di Vicenza”.

FILMOGRAFIA / REGIA

1951 Ombre sul Canal Grande

1953 Gli uomini, che mascalzoni!

1954 Amori di mezzo secolo (episodio L’amore romantico”)

1956 Sinfonia d’amore

1957 Una pelliccia di visone

1958 L’uomo dai calzoni corti

1961 Italianisches Capriccio

1964 L’Italia con Togliatti (doc.)

         La porta di San Pietro di Giacomo Manzù (doc. corto)