“Book Club – Tutto può succedere”

di José de Arcangelo

Una commedia su misura delle quattro protagoniste, quattro star da Oscar come Jane Fonda, Candice Bergen (nomination), Diane Keaton e Mary Steeburgen, attrici brave e belle passate dal dramma alla commedia e viceversa sempre con ottimi risultati. “Book Club – Tutto può succedere” di Bill Holderman, scritto con Erin Simms, prende spunto (purtroppo) da “Cinquanta sfumature di grigio” di E.L. James, ma visto il successo globale dei tre libri e dei tre film da essi tratti significherà qualcosa se ha smosso l’esistenza delle lettrici (soprattutto americane), nel bene e nel male. Quindi anche la sceneggiatura è piuttosto convenzionale e non può non fare a meno di stereotipi e luoghi comuni.

Carol (Steenburgen), una chef il cui matrimonio è in ‘pausa’; la vedova Diane (Keaton) che le figlie vorrebbero vicino a loro perché rimasta sola in città; la ricca ed eternamente single Vivian (Fonda), il giudice (anche di se stessa) divorziato Sharon (Bergen), quattro donne, sulla scia della settantina, alle prese con gli eterni problemi sentimentali (e sessuali). Amiche da una vita, le quattro donne si vedono una volta al mese per leggere un libro e poi discuterne, ma la loro vita, che scorre fra noia e routine, viene sconvolta dalla lettura – prima reticente – di “Cinquanta sfumature di grigio”, appunto. Anche quando ammettono di averlo letto le mette in imbarazzo (Diane risponde invece “Moby Dick” di Melville), risveglierà in loro un fuoco che sembrava spento e, per alcune di loro, ormai definitivamente. Ispirandosi allo scandaloso romanzo, vivranno nuovi incontri e amori, vecchi ritorni di fiamma, situazioni esilaranti e sconvenienti.

Quindi una commedia che poggia soprattutto sulla verve delle dive, ancora affascinanti e brillanti, ma che – nonostante riesca a strappare qualche risate e più sorrisi – deluderà chi si aspetta una riflessione intelligente e graffiante. E probabilmente irriterà, se non tutto, una parte del pubblico femminile, anche perché l’autrice della trilogia è una donna. In sintesi, un gradevole spettacolo in cui prendono parte anche i ‘maschi’ di turno: Andy Garcia (Mitchell), Don Johnson (Arthur), Richard Dreyfuss (George), Craig T. Nelson (Bruce), Ed Begley Jr. (Tom), Wallace Shawn (Derek). Ma anche le figlie di Diane: la rediviva Alicia Silverstone (Jill) e Katie Aselton (Adrianne)

“È stato strano – racconta il regista esordiente, ma già sceneggiatore e produttore per la casa di produzione di Robert Redford -. Credo che la decisione di occuparmi della regia sia nata dal fatto che non volevo che lo facesse nessun altro. Non ho scelto di dirigerlo perché era il sogno di una vita. Non ero uno di quei bambini di otto anni che vanno in giro con una telecamera ripetendo: ‘Voglio diventare un regista!’ Eh no, non ero affatto così. Più che altro ho pensato: ‘Se andrà male, voglio che la responsabilità sia mia, delle mie decisioni’. Probabilmente ero frustrato dall’idea di tutti quei passi extra che avevo dovuto affrontare prima di realizzare i progetti precedenti: se avevo un’idea, un’ispirazione per qualcosa, non potevo metterla in atto perché era il film di qualcun altro. In questo caso non c’era nessun altro con cui volessi lavorare. Quindi… scelta obbligata”.

Infatti, lui aveva regalato il libro alla madre, per il giorno della mamma, e convinse la co-sceneggiatrice di fare altrettanto con madre e matrigna e, secondo Holderman e Simms, dalle loro reazioni sono nate le protagoniste, coetanee ma diverse, e il film.

Nelle sale italiane dal 4 aprile 2019 distribuito da Bim Film