“Butterfly” di Cassigoli & Kauffman. Il ritratto di Irma Testa “supereroina”

di José de Arcangelo

Il documentario “Butterfly” di Alessandro Cassigoli & Casey Kauffman, non è sul pugilato – anche se la protagonista è una giovane boxeur -, ma nemmeno una ricostruzione. E’ soprattutto  una sorta di doc in progress che pedina passo su passo un’adolescente diventata adulta e famosa a 18 anni perché la prima pugile donna italiana della storia a qualificarsi alle Olimpiadi, ma che si ritrova all’improvviso senza una medaglia e in crisi interiore perché le sue certezze sono crollate.

Infatti, Irma Testa è già una campionessa di boxe, il suo successo è un risultato notevole per una ragazza cresciuta in uno dei paesi più violenti del napoletano. Tuttavia più riesce nel suo percorso sportivo, più si rivela fragile nel suo percorso interiore. Trascorre mesi nei ritiri di allenamento lontana da casa, sotto pressione e con enormi aspettative, a questo punto nasce in lei il dubbio se valga la pena rinunciare alla sua gioventù per i propri obiettivi.

Il maestro Lucio Zurlo, 78 anni, è stato il primo allenatore e l’unica vera figura paterna per Irma, e conosce meglio di tutti la natura distruttiva delle aspettative nei confronti della giovane campionessa. Maestro di vita oltre che maestro di boxe, dal momento in cui l’arbitro alza il suo braccio in segno di vittoria alle qualificazioni olimpiche, sa che la sua vita non sarà più la stessa.

“All’inizio le fonti del film erano diverse – afferma Kauffman -, ma poi è prevalsa l’idea della persona e ci è sembrato interessante sapere dove sarebbe andata a finire. Ci piaceva il contesto, un immergersi nella realtà come la fa vedere il cinema, non più in un documentario ma in un vero e proprio film. E la realtà si dirigeva in questo senso; si scriveva a tavolino e si andava avanti così. Tanto che dopo la sconfitta siamo gli unici rimasti accanto a Irma”.

“La scrittura riguardava la struttura – ribatte  Cassigoli –, il modo di raccontare, ma non i dialoghi. Tanto che Irma stessa non capiva cosa stavamo facendo e, dopo le Olimpiadi, si è aperta, si è messa in gioco”.

 

“Allora ero molto piccola – dichiara la Testa -, ho capito in seguito cosa mi stava succedendo, era un momento difficile perché è stato duro aprirmi, scoprire la mia fragilità, la mia personalità e farle vedere a tutti quanti e quanto valeva la pena farlo. Non ho mai avuto paura di raccontarmi, ho preso fiducia in loro molto dopo, perché all’inizio li avevo trovato troppo invadenti, ma lo hanno fatto in punta di piedi, tanto da considerarli parte della famiglia. E ancora oggi vengono da me quando vogliono”.

“Infatti, a noi non interessa tanto il pugilato quanto la persona – aggiunge Alessandro e prosegue Casey – Il primo anno è stato di osservazione, su cos’era il cuore del film, era interessante seguire anche il rapporto con la mamma e il fratello”.

“Prima stavo tutto il tempo fra Assisi e Roma – prosegue Irma -, non più con la mia famiglia. A pensare se era il tempo di abbandonare la carriera sportiva, poi alla famiglia. Ho capito che la sconfitta fa bene e male allo stesso tempo, ma che comunque bisogna superarla. Riflettere e capire mio fratello, mia madre, non farli fare errori come ho fatto io, ed era importante la prospettiva, sul da farsi, sugli obiettivi”.

“Non era la prima volta che Irma era adirata – riprende Casey – ma tutto quello che accadeva stava lì, e veniva ripreso, messo in risalto da sé. Il litigio con la madre, in parte, è stato ricostruito, mentre quello col fratello è successo mentre stavamo girando”.

“Il fatto importante – precisa Irma – è che loro hanno cercato di non farmi capire quando stavano girando”.

“Ho visto ‘Million Dollar Baby’ – dichiara -, il rapporto con l’allenatore è lo stesso, ti prende per mano e ti porta dove sa che puoi arrivare. Questa strada mi ha portato fuori dal quartiere, è quello che mi ha salvata”.

“Non bisogna ponersi limiti – conclude Casey – perciò abbiamo evitato l’intervista e rinunciato alla voce fuori campo”. Ed è proprio questo il merito del film perché sono i protagonisti che si raccontano, e la storia diventa fluida e quotidiana come la realtà stessa.

Nelle sale italiane dal 4 aprile 2019 distribuito da Luce Cinecittà