“Fratelli nemici” (Close Enemies)

di José de Arcangelo

Il tema di “Fratelli nemici” di David Oelhoffen – in concorso al 75° Festival di Venezia – non è certo nuovo, perché affronta il rapporto fra due uomini, in questo caso amici fraterni perché cresciuti insieme, che tanti anni dopo si ritrovano in campi diversi, anzi opposti; uno al servizio della legge nella squadra antidroga, l’altro dalla parte della criminalità organizzata, ma è soprattutto il punto di vista e la forma in cui il film si sviluppa che lo distingue da (tanti) altri. Il riferimento, più che il noir americano, è il ‘polar’ francese (a tratti ricorda il maestro Jean-Pierre Melville). Inoltre si tratta di una storia europea, anzi francese, di cui il regista belga firma la sceneggiatura, oltre l’adattamento e i dialoghi a quattro mani con Jeanne Aptekman.

Nati e cresciuti in una banlieue in cui domina la legge del narcotraffico, Manuel Marco (Mathias Schoenaerts, da “Un sapore di ruggine e ossa” a “Via dalla pazza folla” e “Red Sparrow”) e Driss (Reda Kateb) erano come fratelli. Da adulti però finiscono per prendere strade opposte: Manuel ha scelto di abbracciare la vita del criminale, Driss l’ha rinnegata ed è diventato un poliziotto.

Quando il più grande affare dello spacciatore va storto, i due uomini si incontrano di nuovo e si rendono conto che entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere nei loro rispettivi mondi. Nonostante l’odio, fra tradimenti e rancori, famiglia e quartiere, riscoprono l’unica cosa rimasta a unirli nel profondo: l’attaccamento viscerale al luogo della loro infanzia.

In questo thriller esistenziale, pessimistico e tragico,“Close Enemies” (titolo internazionale), Oelhoffen mira soprattutto al ritratto psicologico dei due uomini più che all’azione – che comunque c’è ed è dura e cruda – e si affida a due attori che non deludono mai, anche se spesso vengono intrappolati nei loro cliché. Comunque riescono a coinvolgere ed emozionare lo spettatore, anche quando la storia e il ritmo si dilungano, forse, oltre misura.

Nel cast anche Sabrina Ouazani (Mounia), Adel Bencherif (Imrane Mougalia), Gwendolyn Gourvenec (Manon), Nicolas Giraud (Remi Rufo), Sofiane Zermani (Fouad), Marc Barbé (Marc). La fredda e cupa atmosfera è firmata dal direttore della fotografia Guillaume Deffontaines.

Nelle sale italiane dal 28 marzo 2019 distribuito da Eupictures