Da oggi al 5 maggio 2019 a Roma la mostra fotografica “Luigi Di Gianni – Sopralluoghi di Memoria”

Oggi, 30 marzo 2019, alle 16,30 al Museo delle Civiltà – Museo delle Arti e Tradizioni Popolari – Piazza Guglielmo Marconi 8 – Roma – si inaugura la mostra “Luigi Di Gianni. Sopralluoghi di Memoria” – in programma fino al 5 maggio 2019 -, organizzata dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia in collaborazione con il Museo delle Civiltà.

La mostra presenta una selezione di fotografie realizzate dal regista Luigi Di Gianni negli anni Sessanta e Settanta: scatti ricognitivi nati da esplorazioni di diversi territori in Italia e all’estero, perlustrazioni legate a progetti di film, mappe visive di luoghi finalizzati alla creazione di immagini in movimento e alla definizione di un piano di lavoro cinematografico.

“La riscoperta di questo archivio è molto recente, Di Gianni affiancava alla sua attività filmica l’attività fotografica, che per lui era un’attività di documentazione spesso finalizzata alla ricerca etnografica”, spiega ad AgCult il direttore dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, Leandro Ventura. “Anche la qualità delle immagini è notevole, in virtù proprio della sua abitudine di guardare con gli occhi del regista. Sono esposte circa 50 fotografie e stiamo pensando di organizzare – per metà mostra – una giornata di studio dedicata a Di Gianni, magari anche con la proiezione di qualche suo documentario”.

LA MOSTRA

Strumenti ancillari rispetto alla produzione filmica, le fotografie presentate sono il risultato di una specifica modalità di lavoro di Luigi Di Gianni, che lo vedeva effettuare sopralluoghi alla ricerca di contesti sui cui concentrarsi per le riprese. Le immagini esprimono questo lavoro di preparazione, proponendo appunti visivi, intimi, processuali, quasi mai finalizzati a una produzione autonoma svincolata dal percorso di ricerca filmico. A partire da questi frammenti visivi, la mostra intende creare rimandi tra immagine fissa e immagine in movimento, indagando il dipanarsi di una produzione fotografica che trova il suo contraltare nella produzione filmica.

In questo percorso incontriamo visioni che ci riportano ai temi centrali della ricerca filmica del regista, quali, ad esempio, la dimensione magico-religiosa o le atmosfere kafkiane. Allo stesso tempo, la mostra presenta uno sguardo inedito su altre realtà e contesti perlustrati e documentati per lavori poi non compiuti. Il percorso espositivo porta anche all’esplorazione della biografia personale e culturale di Luigi Di Gianni, dai suoi interessi giovanili per la musica espressi negli esercizi musicali, al suo amore per la filosofia, fino alle lavorazioni per sceneggiature.

L’atto di sfogliare le fotografie ha aperto percorsi di memoria, attivati insieme al regista, che con la generosità e l’ironia che lo contraddistingue ha accompagnato il lavoro di selezione con racconti, aneddoti, digressioni su motivazioni, scelte, punti di incontro tra immagini, vita e ricerca filmica.

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LUIGI DI GIANNI

Nato a Napoli da madre campana e da padre lucano, oggi vive a Roma. Riconosciuto come uno dei più importanti maestri italiani del documentario etnografico, si è formato al Centro Sperimentale di Cinematografia e ha conseguito una laurea in filosofia. Nel corso della sua attività professionale ha realizzato film per il cinema, programmi culturali e film per la Rai e numerosi documentari nei quali ha affrontato prevalentemente temi antropologici e sociali, esplorando, in particolare, l’intreccio tra ritualità pagana e cattolicesimo popolare nell’Italia del Sud.

Oltre alla pratica documentarista, Di Gianni è stato docente di regia in varie facoltà, tra le quali ricordiamo il corso di Regia-Cinema Documentario presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 1977 al 1997 e la cattedra presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (DAMS) dell’Università della Calabria dal 1994 al 2004, dove teneva il corso di Istituzioni di regia. Nel febbraio 2006, Di Gianni ha ricevuto la laurea honoris causa in Filosofia per meriti nel campo del cinema di ispirazione antropologica dall’Università di Tubinga (Germania) dove, in seguito, è stata istituita una Fondazione per la conservazione e la diffusione dei suoi film documentari. In Italia la Cineteca di Bologna ha curato il restauro dei suoi documentari brevi pubblicandoli nel cofanetto “Uomini e spiriti”.

Nella sua carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti per i suoi lavori, tra i quali il premio come miglior documentario nella 19° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia per “Magia Lucana”, documentario etnografico in collaborazione con Ernesto De Martino; il premio Puccini Senigallia per “Nascita e morte del meridione” (1959); il primo premio del Film Etnografico e Sociologico al Festival dei Popoli per “Il culto delle pietre” (1967) e il Nastro d’Argento per il lungometraggio di ispirazione kafkiana “Il tempo dell’inizio” (1975). Numerose le rassegne e retrospettive a lui dedicate, tra cui la Rassegna Internazionale organizzata in onore del “Festival dei Popoli” presso il Centro Pompidou di Parigi (1980), la Rassegna “Cinéma du Reel”( 1994), il programma retrospettivo “Der Kult der Steine” durante la Berlinale del 2002 e diverse retrospettive presso Istituti Italiani di cultura in Europa.

La mostra è promossa dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (Leandro Ventura, Alberto Bonisoli) in collaborazione con il Museo delle Civiltà e con la Fondazione Cineteca di Bologna, Istituto Luce Cinecitta, Mibac, Videa SpA. Da un’idea di Emilia De Simoni, cura, allestimento e catalogo di Rosa Anna Di Lella.