“Ricordi?”

di José de Arcangelo

A dieci anni dall’apprezzato “Dieci inverni” (David di Donatello, Nastro d’Argento e Ciak d’oro per la Miglior opera prima), torna il regista Valerio Mieli con un altro dramma esistenziale sull’amore e dintorni: “Ricordi?”, nella doppia valenza del termine, domanda e ricordi veri e propri di un passato privato di una giovane coppia.

Infatti, è soprattutto lui (Luca Marinelli) il tormentato (e triste) fin dal primo incontro con lei (Linda Caridi) ad una festa, ma il dopo lo apprendiamo man mano dai loro ricordi raccontati durante cene con gli amici, incontri, allontanamenti e rincontri, tra passato e presente, infanzia (sono forse questi i ricordi che vengono portati all’esasperazione dalla nostra memoria e trasformati in sogni o incubi) e maturità, dubbi e paure, felicità (lui dice mi piaci perché sei felice ma non stupida) e infelicità. Flash back ora ideali ora disturbanti, a volte confusi, altre illuminanti, che abbracciano un’intera esistenza attraverso le diverse sfumature dell’amore.

Una lunga grande storia d’amore, raccontata però solo attraverso i ricordi, più o meno falsati dagli stati d’animo, dal tempo, dalle differenze di punto vista, dei giovani protagonisti. Il viaggio di due persone negli anni: insieme e divise, felici, infelici, innamorate tra loro, innamorate di altri, visto in un unico flusso di colori ed emozioni. I due si conoscono raccontandosi fantasiosi episodi d’infanzia. Anche la festa in cui si incontrano però è ricordata, e in due versioni: il mondo di lui, malinconico, quello di lei allegro e ancora incantato.

Quindi un racconto, non più sui toni della commedia sentimentale o romantica, ma suggestivo e anche affascinante che non riuscirà a conquistare tutti gli spettatori perché spesso, volutamente, si trascina nei meandri della psicologia e della mente, e probabilmente ricco di esperienze autobiografiche, visto che è scritto e sceneggiato dallo stesso Mieli. E che fa fatica a diventare universale.

“Passano gli anni – dice l’autore -. Lo sguardo di lui si trasforma, si alleggerisce. Quello di lei matura, si fa più complesso e più sicuro. Il rapporto che sembrava consolidarsi rischia ora di perdere magia. Inizia una crisi”.

“Nel corso del film – prosegue – i due ragazzi crescono e cambiano: lui scopre che è possibile un amore che dura nel tempo, lei impara la nostalgia. Con la distanza le immagini di questa relazione, come quelle dell’infanzia, di un lutto, di un’amicizia tradita, di una grande gioia, si modificano. Si saturano di emozione, o invece sbiadiscono, si cancellano, finché, riesumate da un profumo, da una parola, riemergono più forti, in un presente che scivolano via per farsi subito memoria”.

Un ambizioso dramma sentimental-psicologico, che a tratti ricorda il cinema di Michelangelo Antonioni, soprattutto nei contenuti (l’incomunicabilità nonostante internet, o proprio per quella, esiste ancora), ma anche nella forma perché usa le location in modo tale da renderle oniriche e surreali, quasi magiche, anche quando sono riprese in ambienti e luoghi che tutti frequentiamo quotidianamente.

Nel cast, oltre gli ‘anonimi’ lui e lei, Giovanni Anzaldo (Marco) e Camilla Diana (la ragazza rossa). La fotografia è firmata Daria D’Antonio e il montaggio da Desideria Rayner.

Nelle sale italiane dal 21 marzo 2019 distribuito da Bim Film