Le due protagoniste del mio 8 marzo

di Piera Mattei

  L’8 marzo è la Festa della Donna. Questo termine, Donna, e la necessità del suo pieno riconoscimento, nel contesto di una celebrazione, lo sento rivolto soprattutto ai politici e ai giuristi, perché almeno prima della fine dei tempi, la parità tra i sessi diventi non solo un’enunciazione ma una realtà.
Non sono giurista e non siedo in Parlamento, non collaboro a un sindacato, non ho la possibilità d’influenzare comportamenti collettivi, pertanto la mia sarà una celebrazione non rivolta alla Donna come entità generale, se non astratta, ma a una donna precisa, una scrittrice, che ha di recente pubblicato un libro del quale è protagonista un personaggio storico, una donna della quale ha voluto disseppellire il ricordo, non mediante un saggio per addetti, ma in un contesto, quello di un romanzo, destinato a coinvolgere un largo pubblico.

  Il coraggio di questa operazione risiede in una piccola donna bruna, Maria Attanasio, scrittrice, un volto sottile, larghi occhiali, nativa di Caltagirone dove tuttora risiede. Quegli occhiali li ho notati quando, una settimana fa, dopo anni che non la vedevo, sono andata alla presentazione del libro in questione: “La ragazza di Marsiglia”(Sellerio 2018, pag. 386, Euro 15). Mi sembravano indicare, sul volto di Maria, nel sorriso degli occhi vivacissimi, una volontà, veramente notevole di non perdere alcun dettaglio della materia che l’interessa.

 Avevo conosciuto Maria una decina di anni fa, andando a trovarla nella sua bella casa, appena fuori del centro di Caltagirone. Ci siamo poi incontrate ancora un paio di volte, durante le tournée che la portano a Roma, per pubblicizzare i suoi libri. La ricordavo con stima e simpatia. Ma devo appunto venire ora al libro e al metodo che Maria ha usato per sottrarre all’oblio l’unica donna che partecipò alla Spedizione dei Mille. La donna è Rosalie Montmasson, ragazza savoiarda di umile origine, lavandaia e stiratrice, amante della libertà, di carattere forte e aperto. Francesco Crispi, rivoluzionario in gioventù, che tanta parte avrà nell’organizzare la Spedizione e poi, mutando il suo credo, diventerà un onnipotente ministro del nuovo Regno d’Italia, la incontra per la prima volta a Marsiglia. Lui ha già perso un figlio e una moglie durante un’epidemia di colera, lei non ha legami. Subito tra i due nasce un’intesa che coinvolge la mente e i sensi. Lei assimilerà da lui, dalle sue frequentazioni, un’incrollabile fede mazziniana, che non si spegnerà neppure quando, con Francesco Crispi, abiterà nei pressi dei palazzi del potere.
Ma lascio alle lettrici e ai lettori il piacere di seguire la parabola di quell’amore e delle convinzioni politiche dei due protagonisti.

  Quanto voglio rimarcare è che l’ultimo capitolo del libro è dedicato alle ricerche e agli incontri fatti da Maria Attanasio durante la realizzazione del suo ambizioso progetto, che l’ha portata non solo nelle biblioteche ma fino a Malta, dove i due personaggi del libro e della storia d’Italia, vissero e si sposarono. Un matrimonio che diventa uno dei nuclei centrali della storia, che non risparmia colpi di scena e tradimenti.
Appunto a Malta Maria è andata a cercare i documenti autentici che riguardavano quel contratto. Mi ha colpito nel racconto in prima persona che riguarda quel viaggio – anche per affinità di sentire – un piccolo paragrafo, che riguarda la resistenza di Maria ad affrontare quella partenza:
A differenza della maggior parte dell’umanità non ho infatti alcuna simpatia per le isole e gli esotici atolli, luoghi circoscritti in cui è prevalentemente la natura a scandire la vita: il solo pensiero di andarci mi disturba: mi basta la mia –di isola–così vasta e plurale, che talvolta la scambio per un inesplorato continente.

  Alla Sicilia plurale, alla Sicilia continente inesplorato Maria ha dedicato molta parte della sua scrittura, sempre tuttavia in una visione degli eventi che poggia su solide basi di cultura storica, certo non solo isolana. L’impresa dei Mille, anche nei volti di personaggi di contorno è un’avventura che ha cambiato il volto dell’Italia, che ha visto attori in penombra gli stati potenti d’Europa, un incendio che solo in Sicilia poteva innescarsi.

  Durante la presentazione alla quale facevo riferimento, Maria, in piedi, si faceva paladina della dignità e del ruolo politico di Rosalie, donna di origini umilissime ma certamente di grande intelligenza e grande apertura mentale. Non accettava volentieri di diminuirne la statura, in dialogo vivace e molto coinvolgente per il pubblico con Guido Palamenghi Crispi, pronipote del grande rivoluzionario e poi statista di origini siciliane, Francesco Crispi. Una presentazione inusuale, una sorta di torneo del quale il pubblico, in gran parte femminile come sempre agli eventi culturali, sembrava decretare la vittoria a Maria.
Per i motivi sopra descritti, per il suo carattere, per l’impegno, la serietà, lo stile, a Maria Attanasio e al suo personaggio appassionato e anticonvenzionale, ho deciso di dedicare il mio 8 marzo.