Claudia Cardinale, la bellissima che non sognava di fare l’attrice

di José de Arcangelo

Claudia Cardinale, star internazionale e icona di stile e bellezza, ha compiuto ottant’anni il 15 aprile scorso ma non li dimostra. Nata a Tunisi nel 1938, all’anagrafe Claude Joséphine Rose Cardinale, da una famiglia di origine siciliana, è stata eletta Miss come la più bella italiana di Tunisi a 17 anni, durante la settimana del cinema italiano. La scoprì poco dopo il produttore Franco Cristaldi che le aprì le porte del cinema italiano (la sposerà nel 1966). In pochissimo tempo – dopo una fugace partecipazione al Centro Sperimentale di Cinematografia e il debutto ne “I soliti ignoti” di Mario Monicelli (1958) divenne l’attrice più contesa dai maestri del nostro cinema e degna erede delle dive anni Cinquanta Sophia Loren e Gina Lollobrigida.

Una bellezza mediterranea, particolare e misteriosa, dolce e selvaggia; una bellezza che buca lo schermo e che fa di lei ben presto una star amata in tutto il mondo, dal pubblico e dai registi. Dopo i primi ruoli minori, diventa protagonista ne “Il bell’Antonio” di Mauro Bolognini (1960) accanto a Marcello Mastroianni, “La ragazza con la valigia” di Valerio Zurlini, e “La viaccia”, firmato ancora Bolognini – entrambi del 1961 -, che la dirige anche in “Senilità” (1962), ma nel frattempo l’attrice partecipa anche a film francesi di diversi generi e autori. Ma è Luchino Visconti, che dopo la piccola parte in “Rocco e i suoi fratelli”, la vuole protagonista e la consacra nel suo capolavoro “Il Gattopardo” (1963), al fianco di Burt Lancaster e Alain Delon.

Nello stesso anno Federico Fellini, che la voleva per il suo “8 e 1/2”, ottiene la sua partecipazione (non più doppiata perché la sua voce, a torto, era allora considerata non adatta) nel ruolo della ‘donna ideale’ del regista, suo alter ego, interpretato da Marcello Mastroianni. A quel punto anche Hollywood la reclama e diventa la bellissima ed enigmatica principessa indiana de “La pantera rosa” di Blake Edwards, con Peter Sellers e David Niven, (trent’anni dopo sarà la madre del “Figlio della Pantera Rosa” Roberto Benigni), poi è addirittura l’affascinante figlia di John Wayne e di Rita Hayworth ne “Il circo e la sua grande avventura” del veterano Henry Hathaway; tra uno e l’altro gira in Italia con Luigi Comencini “La ragazza di Bube”. E ancora “Gli indifferenti” di Francesco Maselli, dal romanzo di Moravia; e “Il magnifico cornuto” di Antonio Pietrangeli, tutti in un solo anno, il 1964.

Nel 1965 torna a lavorare per Luchino Visconti in “Vaghe stelle dell’Orsa…”, mentre in America l’anno dopo recita accanto a Rock Hudson ne “L’affare Blindfold” di Philip Dunne, ad Anthony Quinn e Alain Delon in “Né onore né gloria” di Mark Robson (1966); di nuovo a fianco di Burt Lancaster, Lee Marvin e Robert Ryan ne “I professionisti” di Richard Brooks; a Tony Curtis (e la rimpianta Sharon Tate) in “Piano, piano non t’agitare” (1967) di Alexander Mackendrick.

In Italia è la protagonista, tra gli altri, de “Il giorno della civetta” (1968) di Damiano Damiani con Franco Nero; in un ruolo di donna intraprendente, forte e indipendente mai visto prima in un western, per “C’era una volta il West” di Sergio Leone al fianco di Jason Robards, Henry Fonda e Charles Bronson; “Nell’anno del Signore” di Luigi Magni (1969) e “Bello onesto emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata” di Luigi Zampa (1971) con Alberto Sordi.

Dopo l’incontro con Pasquale Squitieri per “I guappi” (1974), l’attrice si lega al regista (che lei stessa ha confessato è stato “l’amore della mia vita”) e diventa protagonista femminile dei suoi film, tra cui “Claretta” con cui vince il Premio Pasinetti al Festival di Venezia e il Golden Globe Italia, ma continua sempre a lavorare tra Francia e Italia, anzi in tutta Europa. Da ricordare “Fitzcarraldo” di Werner Herzog (1982), un film sfida come tutti i lavori del regista tedesco. Sarebbe impossibile ricordarli tutti, visto che nella sua filmografia figurano oltre 124 titoli, incluse fiction e tv-movie. Ha addirittura interpretato se stessa in “Le démon de midi” di Marie-Pascale Ostherrieth (2005) ed è stata diretta dal maestro (centenario) Manoel de Oliveira in “Gebo e l’ombra” (2012), al fianco di Jeanne Moreau, Luis Miguel Cintra e Michel Lonsdale.

Nel luglio dell’anno scorso Claudia Cardinale è stata l’ospite d’eccezione del Premio Cinematografico delle Nazioni – che si tiene ogni anno al Teatro Antico di Taormina – dove le è stato consegnato il riconoscimento alla Carriera. E’ stata anche protagonista della quarta edizione di Filming Italy – Los Angeles – dal 29 al 31 gennaio 2019 -, alla presenza di personalità dell’industria cinematografica italiana e hollywoodiana. Fra i 37 premi vinti, 5 David di Donatello: uno speciale per “La ragazza con la valigia” (1961), per “Il giorno della civetta” (1968), per “Bello onesto sposerebbe compaesana illibata” (1972), il Premio Alitalia (1988) e alla carriera (1997). Un Orso onorario alla carriera al Festival di Berlino (2002). Oltre a quello per “Claretta”, ha avuto altri due Golden Globe per “La ragazza di Bube” (1964) e alla carriera (1992).

Nel 1995 è stata pubblicata la sua biografia “Io, Claudia – Tu, Claudia” (con Anna Maria Mori, Frassinelli – Milano), in cui confessa anche la sua vita privata (inclusa la violenza subita in patria e la nascita del figlio Patrick) e afferma: “Io non mi sono mai considerata un’attrice. Sono solo una donna con una certa sensibilità: è con quella che ho sempre lavorato. Mi sono accostata ai personaggi con grande umiltà: cercando di viverli dal di dentro, usando me stessa, e senza far ricorso a nessun tipo di tecnica”.

E, comunque, ancora instancabile, lavora spesso in opere prime e non, tra Parigi (dove risiede da trent’anni) e Roma, ma non solo.