Tony Richardson

di José de Arcangelo

Il cinema del regista inglese Tony Richardson può essere definito “Gioventù, amore e rabbia” parafrasando il titolo di uno dei suoi film più taglienti e rivoluzionari, non a caso è stato uno dei rappresentanti più anticonformista e impegnato degli autori del ‘cinema arrabbiato’ britannico nato nei primi anni Sessanta del Novecento.

Nato nel 1928, a Shipley, nello Yorkshire – come Cecil Antonio Richardson -, da padre farmacista che lo fece studiare a Oxford, e dove si laureò in letteratura inglese, ma la sua passione erano gli spettacoli teatrali. Infatti, aveva già diretto l’Oxford University Drama Society, per poi diventare, nel 1955, condirettore artistico della English Stage Company dove, con i suoi rivoluzionari allestimenti, contribuì all’affermazione della nuova drammaturgia inglese. Mise in scena allora i primi lavori di Osborne: “Ricorda con rabbia” (1956), “L’istrione” (1957), “Lutero” (1961) e per la televisione “Motivo di scandalo e di preoccupazione” . Rappresentò anche Ionesco, Feydeau, Williams e Brecht, di cui presentò in prima inglese “Santa Giovanna dei macelli (1964).

Ma la sua più grande ispirazione la trovò nel cinema. E’ stato infatti il promotore del “Free cinema” inglese guadagnandosi il titolo di ‘regista arrabbiato’, che deriva in parte dalle sue trasposizioni cinematografiche delle opere di John Osborne: “I giovani arrabbiati” (Look Back in Anger, 1959), con Richard Burton e Claire Bloom e “Gli sfasati” (1960. The Entertainer) con Laurence Olivier e Alan Bates.

Era un cinema che prendeva spunto dalla realtà sociale dell’Inghilterra, che metteva al centro delle vicende giovani operai e disoccupati, e sullo sfondo le crepe di un sistema che faceva del conservatorismo e dei soprusi la sua legge. Un cinema di protesta, impegnato, che si opponeva alla scuola tradizionale accademica: drammi in costume e commedie dal tipico humour “all (and Old) British”.

Dopo, la prima breve parentesi americana de “Il grande peccato!” (Santuary, 1961), von Yves Montand e Lee Remick, tratto da “Santuario” di William Faulkner, ritorna in patria per un altro film ispirato ad un testo teatrale di Shelag Delaney (anche co-sceneggiatore): “Sapore di miele (1961), considerata la sua opera più equilibrata e compatta, con la giovanissima Rita Tushingham; seguita da “Gioventù, amore e rabbia (1962, The Loneliness of the Long Distance Runner) – da un racconto di Alan Sillitoe e da lui stesso sceneggiato -, dramma corrosivo e rivoluzionario con il giovane Tom Courtenay.

Con questi tre film impone dei giovani attori che diventeranno delle star, così come Albert Finney (candidato) che consacrerà nel suo capolavoro “Tom Jones (1962) col quale vinse una valanga di nomination all’Oscar (10) e 4 statuette vinte, per il Miglior film, Miglior regista, Miglior sceneggiatura (Osborne stesso dal romanzo di Henry Fielding), Migliore colonna sonora (John Addison). Il film offre la più bella scena erotica della storia del cinema: mentre i due protagonisti (Albert Finney e Diane Cilento, allora signora Connery) mangiano a tavola uno di fronte all’altra. Nel cast Susannah York e David Warner, già protagonista di “Morgan matto da legare” di Karel Reisz.

Anche se il suo sordo senso di protesta e di disagio si era un po’ smorzato, il suo ingegno era ancora vivo e mordente, nonostante qualche concessione alla spettacolarità che gli aprì le porte di Hollywood. Ma la mecca del cinema lo frustrò ben presto. Infatti, l’ambizioso e corrosivo “Il caro estinto”, acre satira della società dei consumi (parlava del commercio della morte, tra funerali di lusso e cimiteri monumentali). Il film fu mutilato dai produttori e distribuito in una versione accorciata e addolcita, ma ebbe comunque successo.

Un nuovo ritorno in Inghilterra per realizzare due ambiziosi film con Jeanne Moreau “…e il diavolo ha riso” (1966, Mademoiselle), da Marguerite Duras e Jean Genet, con Ettore Manni, e “Il marinaio di Gibilterra” (1967), seguiti dal demistificatorio “I seicento di Balaklava (1968), dove recitava Vanessa Redgrave (allora sua moglie), accanto a Franco Nero. Infatti, aveva divorziato proprio nel 1967. Quasi tre anni dopo firma “I fratelli Kelly” (1970), con cui ritorna alle sue tematiche più genuine e al suo spirito libertario con una sorta di anti-western ambientato e girato in Australia. Protagonista Mick Jagger.

Segue sempre l’interesse sociale, negli ultimi film – però meno graffianti – “Un equilibrio delicato” con Katharine Hepburn e Paul Scofield (1973), “Il fantino deve morire” (1974), il toccante “Frontiera” con un sempre bravo Jack Nicholson, che affrontava una tragedia ancora in primo piano, gli emigranti messicani clandestini negli States, sempre sul filo del rasoio della ‘frontiera’, appunto. L’ultimo suo film è “Blue Sky” con Jessica Lange (1991).

Infatti, Richardson morì proprio il 16 novembre 1991, a Los Angeles, a 63 anni e lasciava le due giovani figlie, avute dalla Redgrave, la rimpianta Natasha (morta in un incidente di montagna il 18 marzo 2009) e Joely, già affermate attrici al di qua e al di là dell’Atlantico.

FILMOGRAFIA

1959 I giovani arrabbiati

1960 Gli sfasati

1961 Il grande peccato

Sapore di miele

1962 Gioventù amore e rabbia

1963 Tom Jones

1965 Il caro estinto

1966 E il diavolo  ha riso

1967 Il marinaio del Gibilterra

Red and Blue (cortometraggio)

1968 I seicento di Balaklava

1969 Amleto

1970 I fratelli Kelly

Nijinsky: Unfinished Project

1973 Un equilibrio delicato

1975 Mahogany (non accreditato)

1977 Joseph Andrews

1978 La confessione di Peter Reilly (TV Movie)

1982 Frontiera

1984 Hotel New Hampshire

1986 The Penalty Phase (TV Movie)

1988 Un’ombra sul sole (TV Movie)

1990 The Phanton of the Opera (Mini serie – 2 episodi)

Donne e uomini: storie di seduzione (TV Movie)

1994 Blue Sky