Reduce di oltre trenta festival arriva solo ora nei cinema “La fuga” di Sandra Vannucchi con Donatella Finocchiaro

di José de Arcangelo

Reduce della partecipazione ufficiale ad una trentina di Festival nazionali e internazionali (da Giffoni a Dublino, da Woodstock a Monaco e Hong Kong) e di una decina di premi, arriva finalmente nelle sale italiane “La fuga”, opera prima di Sandra Vannucchi con i già premiati Donatella Finocchiaro, Filippo Nigro e le esordienti Lisa Ruth Andreozzi ed Emina Amatovic. Una produzione indipendente Perché No Films e Zas Film in collaborazione don RSI, Radiotelevisione Svizzera, dal 7 marzo nelle sale italiane distribuito da Lo Scrittoio Cinema d’Autore.

Realizzato nel 2017, “La fuga” racconta una storia sempre attuale e realistica – in parte autobiografica – di una bambina undicenne, curiosa e vivace, che vive in una situazione familiare complessa, segnata dalla depressione cronica della madre e dalle continue incomprensioni e difficoltà di comunicazione con il padre. Silvia ha il grande desiderio di visitare Roma ma in famiglia resta sempre inascoltata e, capendo che nessuno le permetterà di realizzare il suo sogno, decide di scappare verso la città eterna.

“Volevo raccontarla dal punto di vista della ragazzina – dichiara l’autrice fiorentina, diplomata in Film e Televisione alla Tisch School of the Arts della New York University -, che con questa fuga vuole riprendersi la sua vita, e del suo incontro con una coetanea di una cultura completamente diversa”.

“E’ un soggetto pieno di spunti e di cose interessanti – ribatte Nigro -, a me il ruolo di marito presente ma in realtà assente, di una moglie affetta da una forma di depressione molto grande che non riesce a capire e con un senso di colpa immediato proprio perché non riesce a capire il suo malessere. Mi piaceva molto questa storia attuale e complessa”.

“Avendo interpretato in questo periodo il ruolo di tre madri – dichiara Finocchiaro -, dovevo vedere e sentire in me il suo viaggio agli inferi, alle prese con una depressione curata con psicofarmaci, ma che non la fa muovere né vivere, perciò la figlia decide la fuga”.

“Ammiro tantissimo loro – riprende la Vannucchi che ha lavorato, come assistente di David Chase, nella serie tivù ‘I Soprano’ – perché sono riusciti ad esprimere al meglio una storia così personale in cui stavo rivivendo la mia infanzia. Donatella ha avuto il grande coraggio di abbandonarsi nei meandri oscuri del personaggio, e la sua è stata un’immersione senza freni”.

“Lisa Andreozzi l’ho scelta fra quattrocento ragazzine viste fra Roma e Firenze, anche se lei fa teatro fin dai 4 anni, ha superato diversi provini dov’è venuto fuori un grande carisma e, quando abbiamo girato, aveva proprio 11 anni”.

“Insieme al direttore della fotografia (Vladan Radovic ndr.) abbiamo fatto moltissime ricerche nei campi Rom, ma cercavo ma non trovavo la ragazzina giusta finché una sera ho incontrato, nello stesso campo dove avrei girato, una bambina che sembrava arrabbiata  e non aveva mai recitato”.

“Per noi la cosa più importante – dichiara  il produttore, co-sceneggiatore e partner Michael King – è girare in posti veri, e l’idea era di filmare qui a Roma nello stesso modo”.

“La mia vicenda personale – conclude la regista – andò così: il viaggio fino all’arrivo a Roma è vero, però mio padre aveva telefonato ai miei zii che mi aspettavano alla stazione Termini. Avevo allora 10 anni e anche la vicenda con la signora sul treno è vera. Il resto è immaginario ma credibile”.