Jakob Cedergren, unico protagonista de “Il colpevole” di Gustav Moller, a Roma per presentarlo

di José de Arcangelo

Premio del pubblico al Sundance e al Torino Film Festival arriva nella sale italiane dal 7 marzo il pluripremiato “Il colpevole – The Guilty”, scritto e diretto da Gustav Moller, con Jakob Cedergren protagonista assoluto. Infatti, è un dramma sui toni del thriller, fra suspense e tensione, che narra dell’ex agente  e operatore telefonico al centralino per le emergenze, Asger Holm, che riceve una chiamata da un donna che è stata rapita. E quando la conversazione improvvisamente si interrompe, comincia la ricerca della donna e del suo sequestratore… Il tutto ambientato in una stanza del 911 e con il nostro eroe continuamente al telefono. Ma né lui né lo spettatore vedono gli interlocutori.

A presentare il film alla stampa è arrivato a Roma proprio Jakob Cedergren, un attore che riesce a trasmettere allo spettatore emozioni e sentimenti come pochi altri. Racconta che le riprese sono durate solo 13 giorni ma i preparativi circa sei mesi. La sceneggiatura, viste le sorprese e i colpi di scena non la conosceva nessuno fino in fondo. “La storia è stata costruita pian piano – dichiara l’attore – e io sono stato condotto lungo un percorso, girato in piani sequenza, in senso cronologico, in otto parti, quasi come fossero atti fra 6 e 32 minuti”.

“Immagino che recitare in questo modo possa essere molto difficile – confessa Cedergren – ma non per me, grazie al regista che è riuscito ad andare avanti fluidamente. Con gli altri attori parlavamo dal vivo al telefono e non ci vedevamo – erano in una stanza in fondo – e cerano tre telecamere fisse, a cui non ci facevo caso, perché come il telefono e il compurter, facevano parte dell’ambiente. Mi sono trovato nelle migliori condizioni perché regnava un’atmosfera gioiosa, anzi giocosa, e piena di entusiasmo”.

“Abbiamo parlato molto sul mio personaggio – prosegue – che è un uomo che vuole fare del bene e finisce per fare del male. La certezza e la sicurezza sono il motore del suo stato mentale di solitudine, tra senso di colpa e altruismo. Il viaggio di un uomo sicuro di sé che poi lo porta verso il dubbio e infine, forse, ad una situazione più positiva.

E sull’annunciato remake hollywoodiano con Jake Gyllenhaal – afferma – gli auguro tanta fortuna perché è una storia europea, difficile da raccontare e spero che loro riescano a farlo alla maniera americana, perché non sarà facile, e che il risultato sia qualcosa fatta a modo loro e non solo una copiatura”.

“Sono tanti i film girati in un’unica location – continua -, ricordo il film con Ryan Reynolds (“Buried – Sepolto” ndr.) ma che intenzionalmente ho deciso di non rivedere, né cercare una fonte d’ispirazione cinematografica, ma ispirarmi alla vita vera, a trovarmi in contatto con una situazione reale. Questo tipo di film sono diventati ormai una specie di genere a sé che ai produttori piace molto perché poco costosi”.

Sulla possibilità di un sequel, precisa “Volendo potrebbe esserci una, però ambientandolo in un’aula del tribunale ma sarebbe una lunghissima scena in cui si parla a lungo per ridurla poi all’osso. Dato che in questo film il regista vuole che sia il pubblico a immaginare e capire”.

“Non parlo spesso con i produttori ma con i registi. La cosa difficile oggi non è realizzare un film, visto che si possono girare anche col telefonino, ma avere buone idee per poter fare quel che si vuole, ovverosia lasciare al regista la possibilità di decidere di fare il film che vuole e con chi vuole”.

Infatti, il regista Moller, che al primo lungometraggio dimostra una maturità sorprendente, ha dichiarato: “L’idea originale del film mi fu ispirata da una telefonata reale, effettuata al 911, da una donna che era stata sequestrata. La donna stava viaggiando su un’automobile e, siccome era seduta a fianco del suo rapitore, era costretta a parlare in codice. Inizialmente rimasi colpito, come lo sarebbe stato qualsiasi altro ascoltatore, dalla suspense della chiamata, ma poi incominciai a riflettere su ciò che la rendeva così intrigante. Anche se avevo ascoltato soltanto una registrazione mi era sembrato di potere vedere le immagini. Ero riuscito a vedere la donna, la macchina su cui si trovava, le strade che la vettura percorreva e anche il rapitore seduto accanto a lei. Compresi che ogni singola persona, ascoltando quella telefonata, avrebbe potuto visualizzare immagini differenti: una donna diversa, un diverso rapitore e così via…”

“Cominciai a pensare, ‘e se utilizzassi questo concetto di rappresentazione mentale’ nel mio film? Il mio scopo, nel realizzare ‘The Guilty’, è stato quello di creare un thriller carico di suspense e incentrato sui personaggi ma, soprattutto, di fare un film che fornisse ad ogni singolo spettatore un’esperienza assolutamente unica”.

Nel cast, le voci: Jessica Dinnage (Iben, la donna), Omar Shargawi (Rashid), Johan Olsen (Michael). La troupe, come il regista sono tutti ex studenti della National Film School of Denmark: Lina Flint, produttrice; Jasper Spanning, direttore della fotografia; Carla Luffe, montaggio;  Oskar Skriver, direttore della sonorizzazione. Anche il co-sceneggiatore Emil Nygaard Albertsen, nato a Londra, si è diplomato alla Danish Film School.

Nelle sale italiane dal 7 marzo 2019 distribuito da Bim Film e Movies Inspired