Anna Bolena primo trionfo di Donizetti dell’Opera di Roma

di Ivana Musiani

Spiccano numerosi, nella pur vasta produzione donizettiana, i titoli ambientati nel Regno Unito, a cominciare da quell’Alfredo il Grande vissuto prima dell’anno Mille, e poi il ciclo delle tre regine: Elisabetta al castello dei Kenilworth, Maria Stuarda, Anna Bolena, Roberto Devereux (ancora Elisabetta I), cui vanno aggiunti Lucia di Lammermoor, Rosmonda d’Inghilterra, Emily di Liverpool. Ciò era dovuto non a un’anglofilia acuta da parte del compositore bergamasco, ma alla gran diffusione dei romanzi storici di Walter Scott, della cui influenza, come si sa, non fu immune neanche Alessandro Manzoni. E proprio in questi giorni, al Teatro dell’Opera di Roma, è di scena Anna Bolena, amatissima dai cultori del belcanto (belcantisti tout court), con la quale, scrive William Asbrook, il maggior esegeta del bergamasco, “Donizetti emerse finalmente come uno dei più eminenti compositori d’opere del suo tempo”.
Anna Bolena andò in scena a Milano il 26 dicembre 1830, al Teatro Carcano, che si era messo in mente rivaleggiare con la Scala, scritturando i migliori librettisti (non a caso parte della riuscita della Bolena deve ascriversi al testo di Felice Romani), i più dotati tra i giovani compositori (Bellini, oltre a Donizetti), i cantanti più famosi. Quelli della prima del Carcano erano Giuditta Pasta, G.B. Rubini, Filippo Galli, Elisa Orlandi, vale a dire il meglio del meglio. L’esito trionfale calmò tutte le apprensioni della giovane moglie Virginia, che non potendo seguirlo a Milano, si era rivolta al suocero “perché gli stesse vicino” , s’intende in caso d’insuccesso, memore dell’attacco di convulsioni che avevano preso il marito in seguito agli incidenti della prima del Diluvio universale..
Poco mancò che anche questa volta gli esiti provocassero attacchi convulsivi, ma per il contrario, come risulta dall’entusiastica lettera inviata a Virginia non dal suocero, ma dallo stesso consorte: “Cara Signora mia rispettabile e moltissimo amata. Godo nell’annunziarle che la nuova opera del suo innamorato ha avuto un incontro quale non sarebbe stato possibile sperare migliore. Successo trionfo, delirio, pareva che il pubblico fosse impazzito, tutti dicono di non aver assistito mai a un trionfo siffatto. Io ero così felice che mi veniva da piangere, pensa! ed il mio cuore veniva verso di te e pensavo alla tua gioia se tu fossi stata presente, ma sai che io non voglio esporti ad emozioni così forti, perché s’ha un bel dire, ma sono emozioni che par di morire, quando ancora non si è sicuri dell’esito. Pur avendo fiducia in un esito favorevole poiché tutti parlavano bene dell’opera, artisti e orchestra e persino gli impresari, nel primo quarto d’ora sono stato sorpreso tra paradiso e inferno. Adesso non ti dico il mio contento; mi manca solo un bacio della mia Virginia, che verrò a cogliere al più presto: ti prego dunque, deh te ‘n priego,, come direbbe il Romani (qui Donizetti prende in giro l’antiquato stile poetico del librettista, cui talvolta faceva ricorso, N.d.R.), di prepararmi l’accoglienza che si merita un gran maestro che pien d’estro appena a casa per prima cosa vorrà abbracciare la propria sposa”.
Mi perdoni il lettore, ma era una così bella dichiarazione d’amore coniugale, che non ho potuto fare a meno di trascriverla tutta, anche se non del tutto pertinente con l’analisi della partitura.

  Sembrerà incredibile, ma Anna Bolena arriva soltanto per la terza volta al Teatro dell’Opera di Roma. E già in tempi non recenti. Nel 1977 con la direzione di Ferro e protagonista Leyla Gencer, due anni dopo con la Ricciarelli e Sonzogno sul podio. Però l’opera era preceduta dalla notorietà conquistata dalla famosa aria della pazzia (la prima tra le più famosa donizettiane) che la conclude, con la povera Anna che consapevole di dover morire, delira e ricorda “il dolce castel natio” a cui chiede di venire ricondotta. Nel 1959 il Teatro alla Scala mise in scena Anna Bolena con Maria Callas, e la straziante aria Al dolce guidami castel natio divenne il suo cavallo di battaglia, più volte replicato in concerto.
L’Anna Bolena del Teatro dell’Opera di Roma si avvaleva di un ottimo cast: Maria Agresta e Carmen Remigio (le rivali Bolena e Seymour), Alex Esposito, René Barbera, Martina Belli. Direttore Riccardo Frizza, scene di Luigi Ferrigno, costumi di Ursula Patzak, regia di Andrea De Rosa.