“L’ingrediente segreto”

di José de Arcangelo

Vincitore del 36° Bergamo Film Meeting e del Tessaloniki Film Festival, arriva nelle sale “L’ingrediente segreto, sorprendente opera prima del macedone Gjorce Stavreski. Un magistrale mix fra dramma e commedia, sociale e politico, crimine e lavoro, superstizione e pregiudizio, disperazione e altruismo, reale e surreale. Skopye: Vele (il bravo Blagoj Veselinov) è un giovane meccanico delle ferrovie senza stipendio (da mesi) che non può nemmeno permettersi le sempre più costose medicine necessarie per curare il padre malato di cancro.

Dopo aver girato a vuoto fra medici, omeopatici e guaritori, si imbatte in un pacco di marijuana (contenente ecstacy e altro) nascosto dai trafficanti/agenti di sicurezza in un treno, ne fa il misterioso ingrediente della torta (si facevano negli anni ’70 per le feste hippy e ora la ricetta gira su internet) con cui, a sua insaputa, allevia incredibilmente la sofferenza del genitore, che da un giorno all’altro sembra rinascere.

In breve tempo Vele sarà costretto a scappare – nonostante abbia imposto il silenzio al padre la voce si è diffusa – dalla folla dei concittadini che gridano al miracolo e vogliono a loro volta la torta miracolosa per ogni male e dagli spacciatori inferociti che hanno scoperto la sua identità. La fuga rocambolesca nel vecchio posto di vacanza diventerà occasione per ritrovare il rapporto tra padre e figlio, da lungo tempo schiacciato dal dramma di un pesante lutto (la moglie e madre, l’altro figlio e fratello, Riki).

“L’ingrediente segreto” (titolo originale ‘Iscelitel’), primo lungometraggio del regista, è in raro equilibrio tra dramma familiare e commedia, in cui convivono comicità e satira sociale, sana ironia e capacità di raccontare anche l’amore, incluso quello tra padre e figlio e l’amicizia. Sullo sfondo e attraverso le persone che popolano il film, il riuscito quadro di un paese – come gli altri e forse più di altri colpito dalla crisi – vittima dell’impoverimento sociale e culturale, fra guerra di interessi e potere, disoccupazione e criminalità. E, come da noi, se le cose non funzionano o funzionano male la gente dice “è il modo di fare dei macedoni” a proposito di raccomandazioni, corruzione o semplicemente di infilarsi nella fila o fra i turni dal medico.

“Sono stato testimone della lotta della gente comune nel mio Paese – afferma Stavreski – In quei tempi selvaggi, il neoliberismo in salsa balcanica aveva ridotto i nostri valori a una guerra per accaparrarsi quanto più denaro e quanto più potere possibile e – per citare un personaggio del film – ‘il resto che andasse al diavolo’. I farmaci erano insufficienti e gli ospedali privati traevano enormi profitti. La gente cercava conforto nell’astrologia, nelle teorie della cospirazione e nelle scommesse. I guaritori fasulli si moltiplicavano. Ironicamente, l’umorismo servì da antidoto in quei tempi grigi. La gente imparò a ridere delle proprie disgrazie. Ed è così che nasce la mia storia: come due navi in rotta di collisione, l’umorismo e il dolore si sfidano in duello. L’umorismo è più come un sottomarino, che riemerge quando meno te lo aspetti e attacca ferocemente il dolore ipocrita, che con orgoglio solca le acque agitate dell’ingiustizia del vivere”.

E tutto questo l’avvicina alla gloriosa commedia all’italiana e, in un certo senso, al “Miracolo a Milano” di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini. Anche perché l’autore, con pochi mezzi e tante idee, riesce a realizzare un film originale, tecnicamente perfetto e dal ritmo giusto.

Nelle sale italiane da giovedì 21 febbraio 2019 distribuito da Lab80 Film