Mario Costa

di José de Arcangelo

Mario Costa era un regista sulla soglia dei novant’anni, quando lo abbiamo incontrato nel novembre 1991, sempre eclettico, cieco, arzillo e con un’immensa voglia di raccontare e  raccontarsi. Costa, nato a Roma nel giugno 1904 (la fonte è lui stesso, visto che su IMDB viene dato il 1910 come anno di nascita), è stato uno dei più prolifici (anche tre film all’anno) e abili artigiani del cinema italiano anni ’50-’60, si era presentato all’incontro – nell’ambito del IV Festival del Cinema Italiano – al pubblico e alla stampa disponibile e per niente ‘rimbambito’ come lui stesso diceva.

“A 85 anni ho cominciato a perdere la vista. Sono rimbambito dai telegiornali, dalle onde verdi – esordiva –, passo le giornate seduto accanto alla radio e alla tv”.

E proseguiva con il racconto della sua carriera – lunga quasi sessant’anni – iniziando dalla fine, ma poi riprendere andando avanti e indietro, a seconda dei pensieri che gli s’incrociano nella memoria.

“Ho smesso di fare il regista (il suo ultimo film è del 1970 ndr,), ma ho continuato a lavorare come consulente, a fare il rappresentante dei film italiani all’estero, poi con la televisione (di Berlusconi). Mi guadagno la vita in questo modo. Sono un semplice pensionato. Ho rifiutato tanti film, se avessi accettato oggi sarei ricco e senza problemi. Ho fatto tre grandi documentari nell’83: culturali, spettacolari, turistici: ‘Storia di Pompei, ‘Michelangelo gigante dell’arte’, ‘Roma imperiale’.” E descrive la realizzazione, gli applausi e i premi al Festival di Mosca, la trasmissione sulla tivù sovietica e l’indifferenza Rai. Non a caso è il regista italiano “più venduto” in Urss.

“Non ho mai fatto politica – riprende -, non sono stato né fascista né antifascista, sono uno che sta per i fatti suoi”. Ma poi aggiunge un “che Dio lo maledica, Mussolini”. Persino “Perdonami!” (1953) – un melodramma tratto da un fatto di cronaca – è stato acquistato dai sovietici che risposero al sorpreso Costa: “sono sentimenti universali, non solo italiani”.

Anche Mario Costa, come tanti appassionati di cinema, ha cominciato con la critica cinematografica, su “Lo schermo”, con Alessandro Blasetti, ma già allora non accettava compromessi.

“Facevo le recensioni dei film del Supercinema (ora teatro Nazionale ndr.) e del Moderno (oggi Space ndr.). Ci dividevamo la bella Roma del 1926, che aveva solo 700mila abitanti… una pace! Non è un rimpianto da vecchio, sapete cos’è il traffico oggi…”.

Ma Blasetti non pubblicò un suo articolo e Costa andò da lui per chiedere il perché: “Hai detto male del film, è della Mgm che ci dà la pubblicità!”

Costa senza mezzi termini gli rispose: “Allora te le fai da te!” e si mise a fare interviste e servizi dal set. Fu così che cominciò a collaborare con i registi, finché non vide una cinepresa piccola, una Pathè, e la comprò. Girò quasi per gioco a Nettuno “Il nipote dello sceicco”.

“Lo proiettai allo stabilimento e venne un sacco di gente”, precisò.

Ha fatto in seguito moltissimi film come attore e dei documentari, prima di debuttare ufficialmente nel lungometraggio con “La sua strada” (1943) e poi ‘inventare’ il film-opera con “Il barbiere di Siviglia” (1946), da Gioachino Rossini, e “L’elisir d’amore” (1947), da Gaetano Donizetti, con il quale fece debuttare due future dive del grande schermo: Gina Lollobrigida e Silvana Mangano, “La prima aveva 18 anni, la Mangano solo 16. Ed è solo l’inizio”, concludeva.

(Articolo pubblicato su “Paese Sera” il 22-11-1991)

Però Mario Costa girò quasi una quarantina di pellicole tra film di genere e melodrammi realistici, i cosiddetti ‘strappalacrime’ (di cui Raffaello Matarazzo divenne maestro) o lirici. Affrontava sempre, da grande artigiano qual era, ogni genere dall’avventura in costume (da “La venere dei pirati” a “Karim, il figlio dello sceicco” prodotto e girato in Egitto) al mitologico (“Il conquistatore di Corinto”), spesso interpretati dall’ex Tarzan, Gordon Scott –,  e strano ma vero -, negli ultimi trent’anni di carriera ha firmato una sola commedia, “Gli amanti latini” (1965) e, nello stesso anno, lo spaghetti western “Buffalo Bill, l’eroe del Far West” (firmato come J.W. Fordson).

Infatti, una delle più riuscite commedia risale al 1957, “Arrivano i dollari!” con Alberto Sordi e Nino Taranto. Costa però era un ‘esecutore’ che portava sullo schermo sceneggiature di altri – tranne, appunto, i film-opera o musicali per cui curava l’adattamento, e lo faceva con un grande senso dello spettacolo con il quale conquistava le platee non solo in Italia, incluse le Americhe, del Sud e del Nord.

I musicali che firmò nei primi anni: “Follie per l’opera” e “Pagliacci”, entrambi girati nel 1948, sempre con la Lollobrigida che, oltre la bellezza possedeva una bella voce; e, nel 1954, “Gli amori di Manon Lescaut”, con Miryam Bru, in versione mélo del romanzo dell’Abbé Prévost, musicata da Renzo Rossellini sulla scia di quelle di Giacomo Puccini, e “Città canora”, con Giacomo Rondinella.

Chiuse la sua carriera col thriller d’azione, interpretato da Klaus Kinski, “La belva”, ma i suoi film, dagli anni Ottanta, affollavano già il piccolo schermo delle televisioni private. E’ scomparso il 22 ottobre 1995 proprio nel centenario della cinematografia, nemmeno un anno dal suo novantesimo compleanno.

FILMOGRAFIA

1939 Fontane di Roma (documentario)

1941 Pini di Roma (c.m.)

!945 La freccia nel fianco di Alberto Lattuada (non accreditato)

1946 La sua strada

1947 Il barbiere di Siviglia

         L’elisir d’amore

1948 Follie per l’opera

         Pagliacci

1950 Cavalcata d’eroi

1951 Canzone di primavera

         Trieste del mio cuore

1952 Pentimento

1953 Perdonami!

         Ti ho sempre amato!

         Per salvarti ho peccato

1954 Pietà per chi cade

         La città canora

         Gli amori di Manon Lescaut

1955 Prigionieri del male

1957 Arrivano i dollari!

         Le belle dell’aria

1958 Via col para… vento

         Addio per sempre!

1959 Il cavaliere del castello maledetto

         La luce sul monte (documentario)

         I reali di Francia

1960 La Venere dei pirati

1961 Il conquistatore di Corinto

         Gordon, il pirata nero

1962 Il figlio dello sceicco

         Il gladiatore di Roma

1963 Il terrore dei mantelli rossi

1964 Karim ibn el sheikh (Karim, figlio dello sceicco)

1965 Buffalo Bill, l’ero del Far West

         Gli amanti latini

1970 La belva