“La paranza dei bambini” Orso d’Argento per la sceneggiatura a Berlino

di José de Arcangelo

“La paranza dei bambini “ di Claudio Giovannesi – in concorso al 69° Festival di Berlino, dove ha appena vinto l’Orso d’Argento per la sceneggiatura -, dal best seller di Roberto Saviano e sceneggiato dal regista, con lo stesso autore e Maurizio Braucci, è un dramma realistico e al tempo stesso una parabola criminale. Ma “Gomorra”, di cui Giovannesi ha firmato alcuni episodi della serie, non c’entra niente, né nel contenuto e nemmeno nella forma. C’è azione ma non violenza (gratuita) in mostra né apologia di nessun tipo, e non mancano emozioni e sentimenti.

Al regista interessa raccontare il rapporto tra adolescenza e vita criminale, ovvero l’impossibilità di vivere i sentimenti più importanti dell’età, l’amore e l’amicizia, nell’esperienza del crimine. La perdita dell’innocenza di un quindicenne Nicola (Francesco di Napoli, il sorprendente esordiente) e dei suoi amici coetanei: Tyson (Ar Tem), Biscottino (Alfredo Turitto), Lollipop (Ciro Pellecchia), O’Russ (Ciro Vecchione) e Briatò (Mattia Piano Del Balzo). Tra loro Letizia (Viviana Aprea), l’amore (impossibile) di Nicola. Infatti, i ragazzi sono tutti presi ‘dalla strada’ come si diceva a proposito del Neorealismo.

Un romanzo di formazione attraverso la scelta criminale di Nicola che, passo dopo passo, diventa irreversibile e totalizzante e impone il sacrificio del primo amore e dell’amicizia. Quindi, dell’adolescenza. Non a caso il film si apre con una sorta di rito iniziatico che non può che finire con il sacrificio e la dannazione.

Ma i ‘paranzini’ non sono diversi da tanti altri ragazzi delle periferie, vecchie e nuove, delle metropoli sparse nel mondo, perché come dice Saviano: “Dove c’è educazione si rinuncia alla violenza, dove c’è vuoto di cultura c’è violenza”. Infatti, il primo obiettivo di questi ragazzini sono le scarpe sportive firmate, i gioielli, i motorini nuovi e gli orologi costosissimi. Giocano con le armi e corrono in scooter alla conquista del potere nel Rione Sanità. E con l’illusione di portare giustizia nel quartiere inseguono il bene attraverso il male.

E il punto di vista è quello degli stessi ragazzi perché Giovannesi non li giudica, non pretende dare un punto di vista sociologico né ideologico. I loro sentimenti di adolescenti in rapporto con l’esperienza del crimini e l’ambizione del potere. Ma le loro emozioni, le loro storie d’amore e d’amicizia sono destinate a morire, senza essere vissute fino in fondo.

E’ il racconto – come afferma il regista – “di un’età innocente nella quale si vive l’esperienza della scelta di cosa è il bene e cosa è il male”. Una scelta difficile, tanto che Nicola, ad un certo punto, crede di fare il bene attraverso il male, appunto, ricerca giustizia per quelli della sua stessa condizione. Sua madre è vittima del racket e, quando lui e i suoi amici sono diventati una potente gang nel quartiere, spera di fermare questo giro di estorsioni.

Con l’incoscienza e la prepotenza dell’adolescenza, i ‘paranzini’ non temono il carcere né la morte, e sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Gioventù bruciata sul nascere, sempre in guerra, che non riuscirà a diventare adulta.

“Ho cercato di rappresentare questa comunità di ragazzi sedicenni vista dal lato umano, anche perché non tutti gli adolescenti scelgono questa strada. Non intendevo fare un film su Napoli, né un film sociologico o di denuncia”.

“All’inizio cercavamo il film nel libro – dichiara il co-sceneggiatore Maurizio Braucci – e una cosa è stata sempre chiara: che tutto dovesse essere raccontato in velocità, allo stesso ritmo sfrenato, incalzante di quei ragazzini di Napoli che vivono sugli scooter e sfrecciano su di essi ovunque”.

E Giovannesi precisa: “Abbiamo scelto di ambientare il film nel Rione Sanità e nei Quartieri Spagnoli, perché Napoli, a differenza di Roma e di molte altre città italiane, conserva ancora un centro storico popolare, che mantiene viva la sua identità e non è stato ancora divorato dal turismo, dalla messa in scena del folklore”.

Nelle sale italiane dal 13 febbraio presentato da Vision Distribution