Il piccolo spazzacamino di Britten al Teatro Nazionale di Roma

di Ivana Musiani

  Con uguale e piena soddisfazione di adulti e bambini, il Teatro dell’Opera ha mandato in scena in questi giorni al Teatro Nazionale “Il piccolo spazzacamino”, capolavoro per l’infanzia di Benjamin Britten rappresentato per la prima volta nel 1949 al Festival di Aldeburgh, sorto per iniziativa dallo stesso musicista inglese. Scopo dell’autore era quello di coinvolgere attivamente un gruppo di bambini, adulti e pubblico nell’allestimento di un lavoro di teatro musicale (Let’s make an Opera!, Facciamo un’opera), e il risultato era per l’appunto Il piccolo spazzacamino. E non solo. Il soggetto non era preso a caso: ancora nel dopoguerra persisteva lo sfruttamento di bambini ceduti da famiglie poverissime per essere impiegati in una attività che soltanto i loro magri corpicini erano idonei a svolgere: infilarsi su per i camini per liberarli dall’accumulo di fuliggine, costretti a respirarla e muovendosi a fatica tra quattro strettissime pareti che li rinserravano come corazze. Ironia della sorte: se in famiglia non c’era cibo, i nuovi padroni si guardavano bene dal nutrirli per timore che non riuscissero più a svolgere il lavoro cui erano preposti.
Un problema sociale che fin dal diciottesimo secolo coinvolse nella denuncia molti scrittori famosi. Tra gli altri, Charles Kingsley, scrittore, docente e sacerdote anglicano legato al socialismo cristiano (1819-1875), che pubblicò nel 1863 un libro per l’infanzia, The Water-Babies, divenuto famoso nel mondo anglosassone, un po’ come da noi il Cuore di De Amicis, e che ovviamente Britten conosceva bene, avendo tra l’altro partecipato a una sua recita nei panni proprio dello spazzacamino. A questo, come anche a due liriche del poeta William Blake intitolate The Chimney Sweeper (Lo spazzacamino, 1794), si ispira il testo di Eric Crozier, regista e librettista di molti altri lavori britteniani.
La vicenda si colloca nel primo decennio dell’Ottocento, nella bella residenza di tre fratellini, che in qual momento ospitano altrettanti cuginetti. La scena si apre con l’arrivo dei due loschi padroni di Tom, il bimbo spazzacamino, convocati dal Miss Peggott, la severa governante, per niente impietosita dalla giovane età del piccolo apprendista. Senza tanti complimenti, i due afferrano il terrorizzato Tom, lo ficcano senza tanti complimenti su per il camino e se ne vanno., mentre i sei ragazzini riprendono possesso del salotto, ma i loro giochi sono interrotti dai lamenti che pervengono dal camino, da cui spunta una fune che, tirata non senza sforzi, finisce per scaraventare il povero Tom ai loro piedi. Ed è subito una gara, alla quale partecipa anche Miss Rowan, la dolcissima bambinaia, per ripulirlo della fuliggine, sostituire i luridi panni con altri freschi di bucato e infine offrirgli un riposo ristoratore. Ma come non si può passare senza traumi dal benessere alla miseria, così avviene anche per il contrario: il sonno di Tom è turbato da presenze minacciose, dove compaiono non solo i due suoi persecutori, ma anche la fredda e severa Miss Peggott (una bella trovata della regia). E ora, come metterlo in salvo? C’è lì pronto un baule che deve accompagnare, l’indomani, i cuginetti al rientro a casa, e Tom vi viene messo dentro. Suspense finale: i trasportatori protestano per il carico troppo pesante, ma poi si lascino convincere a mettere in salvo il piccolo spazzacamino.

 

Tutti bravissimi gli interpreti, proveniente dalla Youth Orchestra del Teatro dell’Opera il ridotto organico orchestrale diretto da Carlo Donadio, e dalla Scuola di canto corale sempre dell’Opera le voci bianche: prodigiosa l’entrata in scena e il simultaneo allineamento dei piccoli spazzacamini, una quarantina. Gli adulti – Timofev Baranov, Jaume Canto Navarro, Irida Dragoti, Louise Kwong – avevano dalla loro pezzi musicali, i bambini marcette e facili cantilene. Scene essenziali ma con precisi riferimenti di Maria Rossi Franchi, mentre i costumi di Anna Biagiotti e Simona Scandagli sono volutamente fuori tempo perché, come scrive il regista Cesare Scarton nel programma di sala, il problema sociale trattato non è “necessariamente ricollegabile a una determinata epoca storica: anche oggi è drammaticamente presente della nostra realtà quotidiana, dove assume connotazioni che vanno dalle difficoltà del bambino migrante, di colore o emarginato, agli episodi di bullismo , così tanto frequenti nel mondo adolescenziale”. Ed è di questi giorni l’agghiacciante rivelazione che una decina di multinazionali della cioccolata, di cui vengono forniti i nomi, tiene segregati nelle piantagioni di cacao i bambini addetti alla raccolta del semi, come fossero in un lager.