“Il corriere” (The Mule)

di José de Arcangelo

Non delude il suo pubblico Clint Eastwood, regista e protagonista (per l’ultima volta) de “Il corriere” (The Mule), anche quando non uguaglia altri suoi capolavori precedenti, da “Mystic River” e “Million Dollars Baby” a “Gran Torino”, sceneggiato dallo stesso Nick Schenk che, stavolta, si ispira ad una storia vera da un articolo di Sam Noldick pubblicato sul New York Time Magazine: “The Sinaloa Cartel’s 90-year Old Drug Mule”.

Earl Stone (Estwood), appassionato floricoltore novantenne dell’Illinois, è specializzato nella cultura di un fiore effimero che vive solo un giorno. A quel fiore ha sacrificato la vita e la famiglia, che di lui adesso non ne vuole più sapere, tranne la nipote Ginny (Taissa Farmiga, di “American Horror Story” e sorella minore di Vera). Nel Midwest, piegato dalla deindustrializzazione, il commercio crolla ed Earl è costretto a vendere la casa. Il solo bene che gli resta è il pick-up con cui ha raggiunto 41 stati su 50 senza mai prendere una contravvenzione.

La sua attitudine alla guida attira l’attenzione di uno sconosciuto, che gli propone un lavoro redditizio. Un cartello poco convenzionale di narcotrafficanti messicani, comandati da un boss edonista e gourmand, vorrebbe trasportare dal Texas a Chicago grossi carichi di droga, senza farselo sapere. Infatti, Earl accetta senza fare domande, caricando in un garage e consegnando in un motel.

La sua veneranda età lo rende insospettabile e irrilevante per la DEA. Veterano di guerra convertito in ‘mulo’, Earl dimentica i principi (non solo morali) di fiero difensore del Paese per qualche dollaro in più che, forse, gli permetteranno di riallacciare i rapporti con la famiglia. Ma la strada è lunga e, nonostante conquisti la fiducia e l’ammirazione del boss, si troverà in mezzo a una piccola grande guerra fra trafficanti. E l’ispettore Colin Bates (il Bradley Cooper, attore e regista di “A Star is Born”) finirà per scoprirlo.

Un dramma non sempre on the road e il ritratto di un novantenne di oggi (anche nella cronaca italiana c’è stato un episodio simile, un pensionato che però la droga la spacciava), diviso tra sentimenti e crisi (economica) in cui, trattandosi di una storia vera, non sfugge alla consueta retorica finale. Però si sa, arrivati a quell’età vicina al secolo, ognuno pensa o crede di essere libero di fare quello che vuole (e può) anche illegalmente, visto che non “ha” nulla da perdere, ma forse solo da guadagnare. E l’attore Eastwood (ne compirà 89 anni a maggio) è impagabile.

Nel cast la vincitrice di 2 premi Oscar (per l’attrice non protagonista di “Hannah e le sue sorelle” e “Pallottole su Broadway”, entrambi di Woody Allen)  Dianne Wiest (Mary, l’ex moglie), la figlia dell’attore-regista Alison Eastwood (Iris), Michael Peña (Trevino), Manny Montana (Axl), Laurence Fishburne (Agente DEA) e Andy Garcia (il boss Laton).

Nelle sale italiane dal 7 febbraio 2019 distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia