“Un’Avventura” di Marco Danieli, un musical omaggio alle canzoni di Battisti e Mogol

di José de Arcangelo

E’ approdato nei cinema “Un’Avventura” di Marco Danieli (“La ragazza del mondo”) con Michele Riondino e Laura Chiatti, un sincero omaggio alla mitica coppia Lucio Battisti – Mogol (e con la sua consulenza), un tentativo di musical all’italiana scritto da Isabella Aguilar. Partecipazione speciale di Diodato. Presentato alla stampa ieri mattina da autori e interpreti.

Sulle note delle intramontabili canzoni – non tutte ovviamente – che, tra gli anni Sessanta e Ottanta, hanno conquistato intere generazione e conquistano ancora, la storia di Matteo (Riondino) e Francesca (Chiatti) che scoprono l’amore, si perdono, si ritrovano, si rincorrono, ognuno inseguendo il proprio sogno: lei vuole essere una donna libera, lui vuole diventare un musicista.

“L’idea era dei produttori (Marco e Nicola De Angelis ndr.) – esordisce il regista Marco Danieli -, abbiamo pensato ad “Across the Universe” ma anche ad altri (vedi “Mamma mia!” sugli Abba ndr.), ma è stata la chiacchierata con Mogol che mi ha convinto che si trattava di un’idea fantastica, non folle, e pian piano sono venute fuori le altre, ma la storia è rimasta sempre la stessa”.

“Questi brani sono pietre miliari nella storia della musica italiana – prosegue – ed è stato un grande privilegio poterle utilizzare nel film. Ma è stata anche una grande sfida drammaturgica e registica integrare le canzoni nel tessuto del film evitando un pericoloso effetto jukebox con le canzoni sganciate dal resto del testo. Era necessario che le canzoni diventassero indispensabili momenti della storia e non parentesi di puro intrattenimento”.

“Questo lavoro lo ha impostato bene Isabella Aguilar, autrice del soggetto e della sceneggiatura che ha scritto la storia attorno e dentro le canzoni di Battisti e Mogol”.

“Ho visto il film e sono rimasto piacevolmente sorpreso – afferma Giulio Rapetti in arte Mogol -, vedo la stessa differenza (con il ‘musicarello’ ndr.) tra la pastasciutta scotta e quella al dente, è squisito. Le mie canzoni esprimevano la mia vita e quella di quelli che mi circondavano, chi si immedesima prende le botte perché è imprevedibile, il film è una magia, un bel regalo. Un forte impatto di vita e verità, ci si casca dentro. E’ stato un primo passo e ne sono felice. Non posso dire quello che avrebbe provato Battisti, ma sull’uomo che conoscevo e ha dato uno dei più grandi contributi del mondo, posso dire che gli piaceva ascoltare e analizzare, e penso che sarebbero piaciuti a lui in quanto suo ammiratore, e a lui ammiratore dei miei testi”.

“E’ stata un’esperienza importante per tante ragioni – ribatte Riondino – perché in “10 inverni” (di Valerio Mieli ndr.), dieci anni fa interpretavo una lunga storia d’amore come questa, dove Isabella era sceneggiatrice, in più con il contributo delle storie di Mogol e Battisti; e con Marco avevo lavorato ne ‘La ragazza del mondo’. Questa è una storia d’amore romantica, musicale non sdolcinata e senza il classico lieto fine, fra delusioni e tradimenti”.

“Racconta una storia d’amore lunga 15 anni – precisa la Chiatti -, un amore circoscritto in un paesino, ma lei è una donna ambiziosa, vuole capire, evolversi, va a Londra, cambia, si rivoluziona e si rende conto di ciò che vuole. Quando torna dopo cinque anni in cui ha girato il mondo, è cambiata, scopre che lì è tutto rimasto com’era, riprende la storia d’amore e prova l’evoluzione di coppia”.

“Inizialmente ne ero attratta – continua -, ma d’altra parte non avevo mai potuto cantare in pubblico nemmeno da bambina – perché sono una cacasotto -, non avevo mai minimamente pensato di fare un musical a teatro e tanto meno al cinema. Ma ci siamo confrontati parecchio nella lettura, per capire come integrare i diversi aspetti: recitazione, canto e ballo, e con l’aiuto di Luca Tommassini siamo riusciti ad adattare canto e ballo che è stata la cosa più difficile”.

“Insieme ai più stretti collaboratori – conclude il regista -, su tutti Tommassini (autore delle coreografie), Pivio e Aldo Descalzi (che hanno curato gli arrangiamenti delle canzoni e composto alcuni brani strumentali originali) – abbiamo fatto il lavoro di amalgama, di mescolanza, di osmosi e di combinazione, tra le scene dialogate, quelle cantate e quelle danzate cercando di rendere più fluido il flusso emotivo del racconto. Evitando solchi troppo profondi tra le varie parti”.

Peccato che, al contrario della giusta ambientazione anni ’70-’80 (fotografia Ferran Paredes Rubio e scenografie Giada Calabria), situazioni e personaggi siano troppo stereotipati e manchino le vere ‘emozioni’ – provocate invece dalle canzoni -; inoltre, il film non riesce a ricreare l’atmosfera di quegli anni, che appare più malinconica che allegra, quasi triste e fredda. Perciò, probabilmente, piacerà soprattutto a chi non ha vissuto in prima persona il periodo e riesce ancora ad emozionarsi con le canzoni di Battisti e Mogol. Anche perché tutti autori e realizzatori sono giovani (tranne Mogol) che lo hanno conosciuto attraverso i genitori e le canzoni, appunto.

Nel cast Valeria Bilello (Linda), Giulio Beranek (Daniele), Alex Sparrow (Duncan), Gabriele Granito (Paolo), Simone Corbisiero (Sandro), Roberto Negri (Fausto), Dora Romano (Luisa), Barbara Chichiarelli (Veronica) e con la partecipazione di Thomas Trabacchi (Pietro).

Nelle sale italiane dal 14 febbraio distribuito da Lucky Red in 360 copie