Siamo inglesi e perciò facciamo teatro: The odd couple di Simon al S. Genesio

di Ivana Musiani

  Gli umani hanno fatto teatro fin dai tempi più antichi, senza rinunciarvi neanche nelle avversità: valga per tutti l’esempio più illustre, quello di Carol Wojtyla, che prima di abbracciare il sacerdozio negli anni quaranta del secolo scorso, in piena occupazione nazista, partecipò attivamente ad una formazione teatrale clandestina. E rappresentazioni teatrali non possono fare a mano di allestire quelle comunità che vivono all’estero, non foss’altro che per alleviare la nostalgia della lingua madre. A dimostrazione di quanto gli inglesi amino il teatro, nella capitale sono presenti ben due compagnie stabili di teatro: The Rome Savoyards and Plays in Rome e The English Theater of Rome, di cui fanno parte sudditi di Elisabetta che a Roma svolgono le più diverse mansioni, con un repertorio vastissimo, comprendente anche operette del famoso duo britannico Gilbert&Sullivan, da noi pressoché ignoto, ed è un vero peccato perché quando anni fa l’Accademia Filarmonica Romana importò quella più famosa, The Mikado, si scoprì che Sullivan era un musicista di tutto rispetto.
Purtroppo il futuro del teatro inglese sulle rive del Tevere non prevede più operette, in mancanza di volonterosi disposti a far parte del coro, supporto indispensabile di tanti lavori dei due. Farne a meno neanche a parlarne: valga per tutti un titolo tra i primi del repertorio del Rome Savoyards, The Pirates of Penzance: senza coro, niente pirati.
E’ nell’atrio del Teatro S. Genesio che Sandra Provost si dispiace del risultato negativo dei suoi numerosi tentativi per mettere insieme un coro. Americana e regista, Sandra Provost ha creato la compagine teatrale Rome Savoyards fin dal 1981, e da allora ne è instancabile animatrice e naturalmente regista. La bontà del suo allestimento di The odd couple (La strana coppia), andata in scena nei giorni scorsi al S: Genesio, dovrebbe ampiamente cicatrizzare i suoi crucci d’origine corale. Come si può bene immaginare, i Savoiardi è una compagine amatoriali, ma il risultato non potrebbe far meno invidia a qualsiasi complesso professionale. Ad assistere allo spettacolo mi aveva spinto la curiosità e l’amicizia di Jim Mac Manus, letture d’italiano alla Sapienza, di cui sapevo la partecipazione attivissima all’altro complesso (ma tra loro non ci sono rivalità, anzi sono frequenti gli scambi). Tuttavia, dato il mio deplorevole inglese, davo quasi per scontata una fuga dopo il primo atto. Invece no.
Nonostante la comprensione di non più di una ventina di parole, l’eccellenza dello spettacolo e la bravura delle interpreti non ha diminuito la comprensione del divertimento insito nella brillante commedia di Niel Simon, resa indimenticabile dalla trasposizione cinematografica grazie alla formidabile accoppiate Lemmon-Matthau. E poiché cominciarono presto a circolare versioni adattate a compagnie femminili, all’autore non rimase che scrivere di suo pugno una female version degna della sua firma, ed è quella andata in scena al S. Genesio.

 

Nel salotto di Olive, single da quando ha mollato il marito nullafacente e spendaccione, si riuniscono ogni sera cinque amiche per giocare a Trivial Pursuit (nella versione maschile era il poker), dove si tira ai dadi e si avanza per caselle come nel nostro gioco dell’oca, ma per proseguire occorre rispondere a domande di tipo culturale che vanno dall’arte alla storia, alla letteratura, alla scienza ecc. Chi, invece di giocare, trascorre più utilmente il tempo a riordinare, pulire, rassettare, è Florence, la convivente di Olive, che non riesce a darsi pace dell’abbandono del marito, e la cui maniacale fissazione dell’ordine crea non pochi imbarazzi alla padrona di casa. Querula, puntigliosa, di scarsa intelligenza, grazie alla formidabile interpretazione di Shelagh Stuchbery, suscita infinita empatia e tenerezza nel pubblico, ma guai ad avercela tra i piedi. Finirà per essere sbattuta fuori casa dall’esasperata Olivia (la bravissima Gabriella Spadaro). Le amiche sono Lydia O’Kane, Fabiana De Rose, Carolyn Gouger, Duné Medros. Ci sono anche Jonathan Hedley e Edmund Zengeni, due aspiranti boyfriend, messi in fuga da Florence, che rimasta sola con loro non trova di meglio che propinargli tra i singhiozzi la foto del marito fedifrago, e poiché anche i due hanno problemi coniugali, quando Olive rientra con gli aperitivi si trova di fronte a un lacrimatoio collettivo.
Grandissimo e meritato successo, tanti applausi, e se anche non ho potuto condividere le risate che sottolineavano le battute più esilaranti, sarei quasi disposta a giurare di aver capito tutto, dall’inizio alla fine, tanto la mimica e i gesti facevano da contrappunto alle parole. E già sono annunciate due novità, sempre al S. Genesio, in aprile e in giugno