“Il professore cambia scuola”

di José de Arcangelo

“Il professore cambia scuola” (Les grands esprits, 2017), opera prima sceneggiata e diretta da Olivier Ayache-Vidal, con protagonista Denis Podalydès della Comédie Française, affiancato da veri studenti, affronta l’argomento scuola da un punto di vista diverso, come accade spesso nel cinema francese. Infatti, non parla solo di studenti di una classe multietnica o dei professori alle prese con loro, ma soprattutto di educazione e insegnamento, e dell’istituzione in generale, incapace di risolvere il problema per accogliere anziché e respingere.

Il professore François Foucault (un inimitabile Podalydès) insegna nel più prestigioso liceo della Parigi bene. Per far colpo su una funzionaria ministeriale lancia un’ipotesi di cambiamento nell’insegnamento e finisce per un anno nel più disagiato liceo delle banlieue, ovviamente alle prese con una classe multietnica. Una realtà che tenta di dominare con i suoi metodi completamente inadeguati e fallimentari. Finché non capisce che deve ribaltare il suo punto di vista da severo e irremovibile insegnante.

E, attraverso l’empatia e la comprensione, il maturo François riesce a far breccia sugli adolescenti e il suo nuovo ruolo d’insegnante riuscirà ad affermarsi e a fare di lui un vero ‘capitano, mio capitano’. Alla fine dell’anno scolastico, tra successi e sconfitte, momenti bui e allegri, i suoi allievi saranno cambiati e lui ancora di più. Quindi, vince la sfida in cui era stato incastrato grazie alla sua infelice proposta.

Non nuovo a tematiche scolastiche, didattiche ed educative, il cinema francese, attraverso questo, film offre ancora una volta una riflessione diversa, in modo serio e critico, ma sui toni della commedia, preceduta – tra gli altri – da “La classe” di Laurent Cantet (2008), più pessimista, forse, a “Quasi nemici – L’importante è avere ragione” di Yvan Attal (2017), in ambiente universitario.

Ayache-Vidal ha fatto però una full immersion in una classe per quasi due anni, dopo aver visitato tanti istituti tecnici e professionali, incontrato insegnanti e associazioni e, alla fine, ha scelto anche gli interpreti tra gli allievi.

 “L’atto d’accusa – precisa – però è contro lo Stato che non affronta l’educazione in maniera adeguata, e la maggior parte dei professori mi ha detto di riconoscersi abbastanza in Foucault. Io non punto il dito contro nessuno, ci sono quelli che si adattano e altri no”.

Il lavoro di sceneggiatura è stato lungo e complesso (15 stesure), ma è stato prezioso perché studenti e insegnanti si rivelano esseri umani con i difetti e le virtù del caso, liberi  da cliché, ma non del tutto da una certa retorica (soprattutto nel doppio finale), che però serve a sostenere la tesi del cambiamento e a lasciare una porta aperta alla speranza, dato che la scuola in Francia è molto più rigida che da noi, infatti ci sono 17.000 studenti espulsi in un anno, mentre in Italia il fenomeno si rispecchia nell’abbandono volontario e nell’incapacità della scuola stessa di tenerli. Quindi, una riflessione – lucida e toccante – sul mondo dell’istruzione pubblica, tra rassegnazione e speranza, ignoranza e coinvolgimento, pregiudizio e fiducia, studio e conoscenza, cultura e integrazione. Non a caso, il professore cita Victor Hugo: “Una mente che non legge dimagrisce, come un corpo che non mangia”.

Infatti quello che serve è incoraggiare e invogliare gli studenti, non respingerli o essere del tutto indifferente alla loro provenienza e ai loro interessi.

“François è convinto – afferma l’autore – che presto sarà in grado di indirizzare per la retta via i giovani della banlieue e che, per la maggior parte, il suo obiettivo sarà insegnare quel rigore che è stato troppo a lungo trascurato. A confronto con una situazione che va oltre le sue previsioni, si rende conto che uno stesso metodo non produce i medesimi effetti ovunque. Questa sensazione spaventosa ed eccitante della necessità di una ricerca perpetua di una pedagogia adatta a ciascun caso è l’argomento che ha guidato il mio lavoro e che il film cerca di proporre. Non voglio che questo professore sia un ‘eroe’. Deve suscitare empatia e consentire l’identificazione, grazie alla sua posizione di ‘ingenuo’ a cui devono essere aperti gli occhi. Il suo obiettivo è inizialmente puramente egoista e pretenzioso. Lui desidera principalmente convalidare le sue teorie ed è distante dalla volontà di aiutare i giovani della banlieue. Questa posizione da ‘colonialista’ lo porterà al fallimento e per uscire dovrà trovare la sua strada verso una pedagogia alternativa”.

I ragazzi protagonisti: Abdoulaye Diallo (Seydou), Tabono Tandia (Maya), Pauline Huruguen (Chloé), Alexis Moncorge (Gaspard). Gli attori: Léa Drucker (Caroline), Emmanuel Barrouyer (il preside), Zineb Triki (Agathe), della serie “Le Bureau – Sotto copertura”; François Petit-Perrin (Rémi), Marie Remond (Camille), Charles Templon (Sébastien), già visto in “Lola + Jeremy”, e Mona Magdy Fahim (Rim).

José de Arcangelo

Nelle sale italiane dal 7 febbraio distribuito da PFA Films ed Emme Cinematografica

 

HA DETTO LA STAMPA FRANCESE

“Un film magnifico” (Le Parisien)

“Divertente e autentico” (Le Figaro)

“Un film illuminante e stinolante sul mondo della scuola” (L’OBS)

“Un film spassoso e avvincente” (L’Express)

“Divertente e fragile, ricco di tensione. Dialoghi e attori stratosferici” (Le Monde)