Il nostalgico Piero

di Mamma Oca

  Piero era uno scolaro difficile. Quando la maestra lo chiamava alla lavagna, Piero si buttava per terra a pancia in giù e percorreva lo spazio tra i banchi e la lavagna aiutandosi con le braccia e scalciando. I compagni lo canzonavano: “Piero non sa camminare”, “Piero sa solo nuotare”. I suoi movimenti erano infatti simili a quelli del crawl. Un giorno Piero arrivò a scuola con un salvagente e, con quello infilato alla cintura, quando venne chiamato alla lavagna dimostrò di saper anche camminare.

   A parte queste curiose abitudini, Piero era un bravo scolaro: non sbagliava mai un calcolo e faceva pochissimi errori d’ortografia. Per questo la maestra non riusciva a decidersi a chiamare i genitori  per metterli al corrente degli strani comportamenti del loro figliolo, ma un giorno Piero passò il segno: fu quando la bambina più carina della scuola si presentò in classe con un cappello di paglia dalla tesa rigida, guarnito con un nastro rosso che le scendeva fino a mezza schiena. Come la vide, Piero si tuffò dal proprio banco e, con rapide bracciate, arrivò a quello della bambina, le strappò il cappello e se lo mise in testa. Poi, come se nulla fosse accaduto, ritornò tranquillo al proprio banco, muovendo ritmicamente le braccia da una sola parte, come se stesse conducendo una gondola sul Canal Grande, senza curarsi della confusione suscitata dal suo gesto.

   La bambina dal cappello di paglia piangeva e si disperava, i compagni schiamazzavano, la maestra chiedeva invano silenzio. In poco tempo si riversarono nell’aula gli alunni, gl’insegnanti e i bidelli di tutta la scuola. Giunse anche il preside, persona severissima. Oramai la maestra non poteva più lasciar correre e scrisse sul quaderno di Piero un messaggio per i genitori, dove li si pregava di presentarsi al più presto per gravi comunicazioni.

    Il giorno successivo Piero arrivò a scuola accompagnato dalla mamma, molto preoccupata. Quando però le furono riferite le prodezze del bambino, le venne tanto da ridere che non riusciva più a smettere. Finalmente, spiegò alla stupefatta maestra: “Povero Piero, è tutta colpa della nostalgia. Veniamo da Venezia, ci siamo trasferiti da poco e lui ancora non riesce ad abituarsi ad una città senza canali. Mio marito faceva il gondoliere, ma a forza di andare su e giù sull’acqua gli sono venuti i reumatismi acuti: siamo venuti a Roma, e adesso è usciere in un ministero. Anche Piero voleva diventare gondoliere: poverino,  non sa darsi pace”.

   Stando così le cose, c’era poco da fare. La maestra non solo si rassegnò a tenere in classe un alunno che nuotava invece di camminare, ma per farlo sentire più a suo agio provvide a sistemare sulla cattedra una vaschetta con i pesci rossi. Si era anche informata per l’installazione di una coltura di granseole, ma occorreva troppo spazio.

   Quando poi la bambina dal cappello di paglia col nastro rosso venne a sapere che Piero glielo aveva portato via perché era simile a quello dei gondolieri, non esitò a regalarglielo, ma anche  gli altri scolari fecero a  gara per addolcire le nostalgie del loro compagno. Con i soldi d’una colletta acquistarono un mastello di vernice turchina e con quella ne dipinsero il pavimento della classe, poi tra un banco e l’altro costruirono dei ponticelli e i più bravi in disegno affrescarono le pareti con la veduta di piazza San Marco. Qualcuno s’ingegnò anche d’imparare qualche parola in dialetto veneziano.