Un cd per La Cecchina prima donna compositrice

di Ivana Musiani

  Non contento d’essere uno dei più stimati compositori della sua epoca, di casa alla corte medicea, Giulio Caccini volle farne partecipe tutta la famiglia – mogli (ne aveva avute due, tutte cantanti) e figli – per condividere con essa tutto il suo sapere musicale, dalle prime nozioni sino ad arrivare alla composizione. Di quest’ultima si avvalse brillantemente la figlia Francesca, detta La Cecchina, alla toscana, che con “La liberazione di Ruggiero dall’isola di  Alcina” fu la prima compositrice donna a scrivere un’opera teatrale che ebbe tale successo da provocare “l’entusiastico e forse anche esagerato giudizio del musicologo Ambros che ritiene senza mezze parole la Cecchina un genio, superiore al padre Giulio e paragonabile a Monteverdi”. Sono parole di Lorenzo Tozzi, conoscitore del barocco come pochi e infaticabile zelatore di musicisti misconosciuti dell’epoca, come ad esempio i due cd dedicati a Carlo Rainaldi, sino a non molto tempo fa conosciuto soltanto come mirabile architetto.

  Del presente cd Lorenzo Tozzi, oltre alla guida del suo Romabarocca Ensemble, ha curato la revisione, l’adattamento, la scelta e l’orchestrazione delle danze. Il libretto, chiaramente ispirato al quinto e sesto libro dell’Orlando furioso dell’ Ariosto, porta la firma di Ferdinando Sarcinelli, che alternava la carriera militare alla produzione di opere poetiche e testi messi in musica da illustri musicisti. Le scene e le macchine furono ideate da Giulio Parigi, l’architetto di corte.

  Fu la stessa granduchessa di Toscana Maria Maddalena d’Austria a richiedere alla Cecchina un’opera da rappresentarsi nella Villa di Poggio Imperiale, in occasione della visita in Firenze del principe Ladislao Sigismondo (poi divenuto re di Polonia). La rappresentazione ebbe luogo il 3 febbraio 1625, mentre una successiva fu data a Cracovia nel 1628, ma a farne fede è rimasta soltanto la traduzione polacca del libretto. Il luogo all’aperto permetteva grandiose coreografie, anche equestri. Qui era previsto un balletto finale, cui partecipavano tra l’altro “quattro gruppi di 24 cavalieri in costumi bianchi, rossi, blu e verdi con elmi dorati ornati di piume, su cavalli coperti di pesanti armature, cantando su una musica di viole”, con tutti i nomi dei nobili partecipanti indicati in partitura.

  La complicata azione scenica prevede tra l’altro l’intervento di mostri infernali, piante incantate, deità marine e persino della Vistola, il fiume che bagna Varsavia, in onore dell’ospite polacco, e si conclude con lodi sperticate alle donne toscane (Tosche, del Sol più belle). La sequenza del lavoro si compone di 32 pezzi che prendono inizio dalla sinfonia, svolgendosi tra cori, duetti, strumentali, bellissime arie (la compositrice aveva dalla sua  l’essere anche  virtuosa di canto). Per le non pervenute musiche dei balletti, spiega Lorenzo Tozzi “si è fatto ricorso a composizioni d’epoca (Bardi, Caccini, Malvezzi, Strozzi, Rinuccini), padri del nascente melodramma, oltre a de Cavalieri e Marenzio”,  così da rimanere nell’ambito spazio-temporale mediceo.

  Francesca Caccini era nata a Firenze nel 1587, avviata subito alla musica dal padre insieme ai fratelli Settimia, Margherita e Pompeo con i quali, più moglie, aveva dato inizio a un complesso canoro che si esibiva a corte. Si distinse anche come suonatrice di cembalo e liuto, conosceva diverse lingue, scriveva poesie, aveva una vasta cultura ed era anche bella. Esordì giovanissima, nel 1602, nella paterna Euridice e ben presto si fece conoscere al di fuori della nativa Firenze, che abbandonò soltanto per pochi mesi chiamata a Parigi da Maria de’ Medici divenuta regina di Francia; ma la corte medicea non poteva  fare a meno di lei: nel  1607 la inscriveva nel suo organico facendola diventare, con i 20 ducati di stipendio, la musicista più pagata. Il marito, il cantante  Giovan Battista Signorini, ne guadagnava appena 13. Per tutti era diventata familiarmente La Cecchina, bastava pronunciare quel nome e già si sapeva a chi si riferiva: nel Palazzo Rospigliosi di Pistoia si può ammirare un medaglione marmoreo con la sua effigie e la scritta in latino: Cechine pulchritudinis immortalitati, per Francesca Caccini non c’era bisogno d’altro. Morì a Lucca  nel 1641.

  Da citare l’eccellente l’organico del cd: i cantanti Ruggero Primitivo (Ruggero/Nettuno), Alessandra Borin (Alcina, maga), Marcella Foranna (Melissa, maga), Andrea Romeo (Vistola), e inoltre Nadia Pagliara, Roberto Mattioni, Eleonora Aleotti, Miriam Trevisan, Angelo Bonazzoli; e i bravi strumentisti del Romabarocca Ensemble: Corrado Stocchi, Carola Vizioli, Pietro Meldolesi violini, Margherita Galasso viola da gamba, Janos Herczog trombone, Eros Cucchiaro arciliuto, Fabio Refrigeri liuto, mandola, chitarrone in sol, Lorenzo Tozzi Cembalo, organo e direzione.