Richard Brooks

di José de Arcangelo

Un piccolo grande maestro del cinema americano, Richard Brooks, autore di classici come “Il seme della violenza” e “La gatta sul tetto che scotta”, da “A sangue freddo” a “In cerca di Mr. Goodbar”, come spesso accade – o accadeva – ha vinto un solo Oscar (Miglior sceneggiatura non originale) per “Il figlio di Giuda” (Elmer Gantry, 1960), ma ha avuto ben otto nomination per i suoi film, 25 da regista, e qualche documentario.

Nato a Philadelphia (Pennsylvania) il 18 maggio 1912 e morto a Beverly Hills, Los Angeles (California) per collasso cardiocircolatorio, Richard Brooks – figlio di immigranti ebreo-russi – esordì come cronista sportivo per poi scrivere testi per la radio negli anni Trenta. Dopo il servizio militare in marina, durante la Seconda guerra mondiale, entrò nel mondo del cinema come sceneggiatore. E raggiunse subito il successo con film come “I gangster” (1946), tratto da un racconto di Ernest Hemingway, e “L’isola di corallo” (1948), le più importanti su oltre una decina di sceneggiature. Ma la vera fama come scrittore arrivò con il romanzo “The Brick Foxhole” che nella trasposizione cinematografica divenne “Odio implacabile”, splendido dramma sul razzismo che diventa cieco fanatismo – sarà una delle sue costanti – nell’adattamento di John Paxton e diretto da Edward Dmytryk (1947).

La sua carriera da regista inizia con “La rivolta” (1950), e fu segnata dall’impegno civile, senza dimenticare il senso dello spettacolo e del divertimento. E, infatti, le sue opere migliori sono quelle della dura critica sociale, ma anche dei suoi intensi ritratti psicologici dell’uomo e della donna americani, dal dopoguerra agli anni Ottanta. Ma non solo.

Tra i suoi film più famosi vanno ricordati “Fratelli Karamazov, dal libro di Dostoevskij, e “La gatta sul tetto che scotta”, dal dramma teatrale di Tennessee Williams – entrambi del 1958 -, dove spicca una sorprendente Elizabeth Taylor, accanto a un già bravissimo Paul Newman; “La dolce ala della giovinezza” (1962), ancora da Tennessee Williams, con Newman e Geraldine Page.

Da non dimenticare la sua trasposizione (quasi tutte le sceneggiature erano scritte da lui e/o tratte da testi altrui) del romanzo di Joseph Conrad, “Lord Jim” (1965) con Peter O’Toole e il western moderno e insolito “I professionisti” (1966), uno dei primi a dare nuova vitalità a un genere ormai al tramonto e che prendeva spunto dal nascente ‘spaghetti western’, sottolineato dalla presenza di Claudia Cardinale, ma soprattutto dal senso di umanità in un mondo spietato e violento.

Ma anche il sorprendente “A sangue freddo” (1967), cronaca (apparentemente) fredda e cruda di un efferato delitto, tratto dal romanzo omonimo di Truman Capote, a sua volta ispirato a un fatto realmente accaduto, uno dei primi sulla cosiddetta ‘home invasion’. Negli anni Settanta, nonostante dieci anni prima fosse diventato produttore di se stesso, Brooks divenne meno prolifico e alcuni dei suoi film non sono mai usciti nelle sale in Italia, tra questi il commovente e amaro ritratto femminile “The Happy Ending” (Lieto fine, 1970, arrivato successivamente in tv), con un’intensa Jean Simmons (candidata all’Oscar) – allora sua moglie -, una casalinga fra noia, depressione e alcol, alla ricerca di se stessa. Musiche originali del tre volte premio Oscar Michel Legrand ed ennesima nomination, scomparso proprio in questi giorni (26-01-2019). Ma non ebbe successo al botteghino. Andrà meglio dopo al più ‘leggero’, “Diario di una casalinga inquieta” di Frank Perry, uscito nello stesso anno, anche nomination per la protagonista Carrie Snodgress che finì la carriera in televisione.

Amaro, malinconico e duro è anche il nuovo western “Stringi i denti e vai!” (1975) con Candice Bergen, Gene Hackman, Jan-Michael Vincent e James Coburn. Nel 1977 firma un nuovo e pessimista ritratto femminile interpretato da una già inimitabile Diane Keaton, scoperta alcuni anni prima da Woody Allen, e accanto a Richard Gere: “In cerca di Mr. Goodbar” (1977). Chiude la sua carriera col thriller “Obiettivo mortale” (1982), con Sean Connery, e il dramma “La febbre del gioco” (1985), con Ryan O’Neal e Giancarlo Giannini, anche perché a Hollywood le agenzie di assicurazione non scommettono su registi ultra settantenni, anche se autoprodotti.

FILMOGRAFIA – REGISTA

1950 La rivolta (Crisis)

1951 L’immagine meravigliosa

1952 L’ultima minaccia (Deadline)

1954 L’ultima volta che vidi Parigi

1953 Essi vivranno!

         La fiamma e la carne (Flame an the Flesh)

1955 Il seme della violenza (The Blackboard Jungle)

1956 L’ultima caccia

        Pranzo di nozze

1957 Qualcosa che vale

1958 I fratelli Karamazov

        La gatta sul tetto che scotta

1960 Il figlio di Giuda (Elmer Gantry)

1962 La dolce ala della giovinezza

1965 Lord Jim

1966 I professionisti

1967 A sangue freddo (In Cold Blood)

1970 Happy Ending (Lieto fine)

1971 Il genio della rapina

1975 Stringi i denti e vai! (Bite the Bullet)

1977 In cerca di Mr. Goodbar (Looking Mr. Goodbar)

1982 Obiettivo mortale (The Man with the Deadly Lens)

1985 La febbre del gioco