“Il primo re” la realistica ed emotiva nascita di Roma secondo Matteo Rovere

di José de Arcangelo

Il mito e la leggenda della nascita di Roma rivisitati in chiave cupa e realistica da Matteo Rovere ne “Il primo re”, prendendo spunto dal mito fondativo secondo Livio, Plutarco e Ovidio. Una sorta di anti-kolossal inconsueto nel cinema italiano – tra sangue e sudore, violenza e sentimenti -, se dimentichiamo il mitologico anni Sessanta che, tra Ercole e Maciste, sfornò un “Romolo e Remo” di Sergio Corbucci (1961), ispirato al mito, appunto, e restandone fedele.

“La leggenda di Romolo e Remo – dice Rovere alla presentazione romana del suo più ambizioso film -, pur lontanissima nel tempo, ha qualcosa di molto vicino a noi. E’ una materia solo apparentemente semplice, lineare, ma che racchiude in realtà un’enorme quantità di simboli e significati, che fondono l’origine della nostra civiltà con qualcosa di intimo e insieme complesso, ineffabile forse, ma che sicuramente guarda dentro tutti noi”.

Un film dalla genesi “molto lunga portata avanti da noi tre (con gli sceneggiatori Filippo Gravino e Francesca Manieri ndr.) – prosegue – lungo oltre tre anni perché si tratta di un tema che il cinema non aveva mai affrontato; un mito che avesse dentro un punto di vista emotivo-sentimentale. Infatti, abbiamo fatto il giro di Europa per riuscire ad avere una coproduzione europea (poi trovata in Belgio ndr.), perché volevamo non solo raccontare ma pensare cosa significava per loro un mondo, un universo antico portatore di morte, cosa succede quando è un destino che riguarda te, ma che non hai chiesto di vivere. Raccontiamo una storia che è alla base della nostra civiltà, un mito che contiene elementi dell’oggi: la costruzione di un ordine, di un imperialismo, su come ogni società si fondi sulla coercizione dell’altro, sulla nascita della politica e sul rapporto col divino”.

“Un rapporto col misconosciuto, anzi l’ignoto – aggiunge -. Secondo me la libertà è un riferimento che mi hanno dato gli archeologi per un’immagine genuina e realistica, per raccontare una storia fantastica in maniera eterogenea e quello che l’accomuna a noi è il potere politico e fisico e ci dice che non saremo più soli”.

“Ho sempre pensato che si tratti della storia d’amore tra due fratelli – ribatte Alessandro Borghi, protagonista nel ruolo dei Remo -, profondo; sono due pecorari che cercano di sopravvivere in un mondo che viene travolto da eventi naturali e che li costringe a scegliere. Remo capisce che deve essere lui Dio e portare avanti il suo destino. Però il suo individualismo fallisce perché, alla fine, chi decide di far parte della comunità vince, chi resta solo fallisce. E Remo, caduto in tentazione, si dimostra il più debole”.

“Ho pensato a lungo alla condizione umana – afferma l’altro protagonista che è Romolo, Alessio Lapice – che modifica le persone, non credo si tratti di buono o cattivo, asseconda l’altro. La scelta di Romolo sono i dei ma anche l’amore e non tradisce il gruppo che l’ha salvato. Un viaggio di sopravvivenza perché manca tutto, e i due fratelli sono alla ricerca di un pezzo di terra dove chiudere gli occhi e riposarsi, per guardare il mondo attraverso l’innocenza. Ma per Romolo la vittoria è un sacrificio enorme, il fratricidio, la morte del gemello che l’aveva protetto e salvato”.

 

“L’ordine urbano ha la necessità di passare dal due all’uno – dice Tania Garribba, la vestale Satnei, unica donna della storia -, alla monarchia, al bisogno di sintetizzare il ruolo in una sola persona. La funzione femminile è quella di fungere da tramite tra la comunità degli uomini e l’ordine divino, cosmico direi, perché la natura, anzi, tutto nasce dal principio divino che la determina. Satnei è divisa fra la donna e la funzione, malgrado tutto, vive su se stessa la divisione”.

“Il mio interesse è per un cinema realistico – chiosa Rovere, autore dell’apprezzato “Veloce come il vento” – che sorprenda attraverso la verità, dalla lingua al trucco, al mondo costruito che non può essere inverosimile, il rapporto con la natura, i dettagli, i particolari”.

“Tutto quello si vede – aggiunge Borghi -, tanto che ho avuto la sensazione di aver restituito qualcosa dopo fatica, fango, freddo, pioggia e sacrifici, non sforzo in se stesso ma accettazione di un percorso che dovevo fare. Ad un certo punto non dovevamo nemmeno lavarci, anzi era vietato (sono una sorta di ‘brutti, sporchi e spietati’ ndr.), tanto che l’albergo dove pernottavamo ci ha chiesto il rimborso delle lenzuola”.

Il film che uscirà “solo al cinema” (come recita il cartellone) anche se avevano chiesto di acquistarlo diverse piattaforme estere, girato tutto in esterni, è parlato in un proto latino (ovviamente con sottotitoli), ovvero un latino arcaico ricostruito attraverso fonti contemporanee al periodo storico in cui si immagina che Romolo e Remo siano vissuti; frutto di un gruppo di semiologi dell’Università La Sapienza. Mentre armi e oggetti sono riproduzioni di reperti archeologici del periodo.

Le location, tutte nel Lazio, fra paludi, greti di fiumi, montagne rocciose, foreste e boschi mediterranei, spiagge, saline, zone termali e sulfuree, sono: il parco regionale dei Monti Simbruini (cascate e laghetti), parco dei monti Lucretili, il monte Cavo (con la sua via sacra che già nell’VIII secolo a.C. veniva usata per raggiungere il tempio di Giove), il monte Ceraso, il parco di Vejo, l’Aniene e tutta la riserva annessa, la Riserva di Decima Malafede e del Circeo, la Riserva di Tor Caldara, vicino Anzio.

Nel cast anche l’italo-belga Fabrizio Rongione (Lars il vecchio), da “Le parole di mia padre” a “Il ragazzo con la bicicletta”; Massimiliano Rossi (Tefarie), Michael Schermi (Arant La Bestia), Max Malatesta (Veltur), Vincenzo Pirrotta (Cai il Sabino), Vincenzo Crea (Elaxantre il ragazzo), Lorenzo Gleijeses (Purtnas il gentile), Antonio Orlando (Erenneis), Florenzo Mattu (Mamercus), Martinus Rocchi (Lubces il muto). La fotografia è firmata Daniele Ciprì, mentre il montaggio da Gianni Vezzosi e le musiche da Andrea Farri.

“Il primo re” è prodotto dallo stesso Rovere e Andrea Paris per Groenlandia con Rai Cinema e coprodotto da Joseph Rouschop e Jan-Yves Roubin per Gapbusters in associazione con Luca Elmi per Roman Citizen.

Nelle sale italiane dal 31 gennaio 2019 presentato da 01 Distribution in 300 copie