“La favorita”

di José de Arcangelo

Reduce dell’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Gran Premio della Giuria e Coppa Volpi per Olivia Colman , e ora  10 nomination all’Oscar – “La favorita” è il primo dramma in costume (e terzo girato in inglese e 35 mm) del greco Yorgos Lanthimos, autore degli apprezzati “Alps”, “The Lobster” e “Il sacrificio del cervo sacro”. Una guerra di potere per un tris d’attrici eccezionali (tutte candidate).

Sceneggiato da Deborah Davis e Tony McNamara, narra una storia ambientata nell’Inghilterra del 18° Secolo e dallo spunto storico vero. La regina Anna (Colman) – l’ultima degli Stuart e la meno ‘chiacchierata’ – è una creatura fragile dalla salute precaria (ha la gotta) ma dal temperamento capriccioso, degno di una bambina. Facile alle lusinghe e sensibile ai piaceri della carne, si lascia pesantemente influenzare dalle persone a lei più vicine, soprattutto in tema di politica internazionale. E il principale ascendente su di lei è esercitato da Lady Sarah (Rachel Weisz), astuta nobildonna dal carattere di ferro con un’agenda politica ben precisa: portare avanti la guerra in corso contro la Francia per negoziare da un punto di forza – anche a costo di raddoppiare le tasse sui sudditi del Regno.

Il più diretto rivale di Lady Sarah è l’ambizioso politico Robert Harley, che farebbe qualunque cosa pur di accaparrarsi i favori della regina. Ma non sarà lui a contendere a Lady Sarah il ruolo di Favorita: giunge infatti a corte la più giovane Abigail Masham (Emma Stone), lontana sua parente aristocratica in disgrazia, molto più in basso nel sistema di caste inglese.

Quel che non manca ad Abigail però sono la bellezza e l’istinto di sopravvivenza, sviluppato in decenni di abusi e prepotenze subìte (il padre l’ha ceduta a 15 anni ad un tedesco per un debito di gioco). Quale delle due donne riuscirà a insediarsi per sempre come Favorita della regina?

Una guerra privata ma soprattutto politica raccontata sui toni della farsa fra corrosiva ironia e perfidi inganni, rivalità e seduzione, interessi e ricatti. Un quadro al femminile, anche spietato, che ci ricorda come la sete di potere conquista, corrode e, forse, alla fine consuma. E Lanthimos si affida al grandangolo (fotografia di Robbie Ryan) per portare allo stremo ambizione e solitudine, desideri e perversione.

Nel cast Nicholas Hoult (da “X-Men – Apocalisse” a “Mad Max: Fury Road”) nel ruolo di Harley; Mark Gatiss (dal televisivo “Doctor Who” a “Ritorno al bosco dei 100 acri”), come Marlborough e Joe Alwyn (“Bill Lynn – Un giorno da eroe”) nella parte di Masham.

Il montaggio è firmato Yorgos Mavropsaridis e le musiche (forse troppo ingombrante) di Alexis Bennett (musicista) e Johnnie Burn (compositore) sulla scia di quelle classiche e contemporanee (titoli di coda). I costumi sono della pluripremiata Sandy Powell, 3 Oscar vinti (per “Shakespeare in Love”, “The Aviator” e “The Young Victoria”) e tante nomination, incluse per questo film e per “Il ritorno di Mary Poppins”.

Nelle sale italiane dal 17 gennaio distribuito da 20th Century Fox Italia