“I bambini di Rue Saint-Maur 209”

di José de Arcangelo

Per il Giorno della Memoria, ovvero per non dimenticare, approda nei cinema italiani “I bambini di Rue Saint-Maur 209” di Ruth Zylberman, un documentario della storica e regista francese, autrice di tanti lavori sulla persecuzione nazista e sulla memoria delle vittime della Shoah, che ruota tutto intorno ad un edificio di Parigi, quello di Rue Saint-Maur 209.

Ma non è il solito documentario sulla Shoah, ma un film originale che racconta la tragedia attraverso la memoria di inediti sopravvissuti, quelli che allora erano bambini, testimoni impotenti che hanno visto spezzarsi amicizie e solidarietà, ex ragazzini che si ritrovano dopo oltre settant’anni, da superstiti – dall’America all’Europa e all’Australia – di un genocidio che non è mai stato dimenticato.

A Rue Saint-Maur, un tempo, viveva una folta comunità di ebrei. La regista ha rintracciato alcuni dei vecchi inquilini della casa, che a suo tempo hanno dovuto abbandonarla a causa della persecuzione nazista. Ex bambini, quelli di Rue Saint-Maur 209, che Zylberman ha ritrovato ormai vecchi in giro per il mondo: a Parigi, New York, Tel Aviv, Melbourne. E che, ripresi insieme all’edificio che rappresenta la loro infanzia, divengono una sorta di unico organismo vivente portatore di memoria, capace di raccontare e far comprendere cosa resta delle vite di un tempo, brutalmente ‘interrotte’.

“E’ stato scoprendo il censimento del 1936 – dichiara Ruth Zylberman – che mi sono accorta che un terzo dei 300 abitanti del 209 di Rue Saint-Maur erano ebrei. Dei 52 deportati, nove erano bambini. I suoni, gli odori, gli oggetti familiari dei luoghi dove abbiamo vissuto impregnano la nostra memoria. Per quelli la cui condizione di sopravvivenza è stata di nascondere ciò che ha spezzato la loro vita, una rampa di scale, il pavimento di un cortile, un corridoio o una finestra sono tante piccole pietre verso un passato ritrovato che, anche se in forma frammentata, essi saranno capaci di trasmettere”.

In questo modo l’autrice non solo ricostruisce una comunità dispersa – gli adulti sono stati deportati e/o uccisi -, ma anche emozioni, storie e situazioni sepolte da decenni, per ricostruire legami, fatti e sentimenti mai dimenticati. E tutto ciò viene trasmesso anche allo spettatore più distratto o meno informato.

Nelle sale italiane da giovedì 24 gennaio, distribuito da Lab 80 film