“Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità”

di José de Arcangelo

Vincent Van Gogh secondo Julian Schnabel, un pittore visto da un pittore (e ottimo regista). “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità” (At Eternity’s Gate) è un ritratto toccante e appassionante, intimo e profondo, senza dubbio il miglior film del regista – già autore di “Prima che sia notte” e “Lo scafandro e la farfalla – perché riesce a raccontare il tormento e l’estasi di un artista unico, il cui unico amore era la pittura e, forse, la sua ossessione ricerca di una famiglia, vera e/o artistica. Senz’altro il miglior film sul inimitabile artista olandese. Da “Brama di vivere” di Vincent Minnelli (1956) a “Loving Vincent” di Dorota Kobiela e Hugh Welchman (2017),

Sceneggiato da Schnabel con Jean-Claude Carrière e Louise Kugelberg, un ritratto fatto da tanti primissimi piani, con cui Willem Dafoe – meritatissima Coppa Volpi alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia per il Miglior attore protagonista, nomination ai Golden Globe e probabile premio Oscar – esprime, gioie e sofferenza, intervallati dai campi lunghi della campagna in cui l’artista dipingeva e i piani americani degli interni.

Un emozionante quadro degli ultimi anni del grande maestro, dal trasferimento ad Arles e poi ad Auvers-sur-Oise, all’amicizia con Paul Gauguin (Oscar Isaac) – che lo avvertiva di dipingere troppo velocemente e che le sue pennellate erano troppo piene e davano ai suoi quadri le sembianze di sculture – e quella a distanza dal fratello Theo (Rupert Friend) che lo sosteneva anche economicamente, mentre critica e colleghi consideravano le sue opere addirittura brutte, mentre in realtà erano rivoluzionarie e anticipatrice di un’arte che esprimeva più che mai passione e sentimenti, amore e dolore.

Grande cast persino in piccoli ruoli: Mathieu Amalric (Dott. Paul Gachet), Emmanuelle Seigner (Madame Ginoux), Niels Arestrup (uomo tatuato), Anne Consigny (maestra), Amira Casar (Johanna Van Gogh, la cognata), Vincent Perez (direttore dell’ospedale psichiatrico), Lolita Chammah (la ragazza nella strada di campagna) e la figlia dell’autore Stella Schnabel (Gaby). Da segnalare l’ottima fotografia firmata da Benoit Delhomme che rievoca la luce del pittore, e il montaggio di Schnabel stesso con la Kugelberg.

Nelle sale italiane dal 3 gennaio distribuito da Lucky Red