“Benvenuti a Marwen”

di José de Arcangelo

Un Robert Zemeckis in grande forma torna alle sue tematiche più care, quelle che fondono e confondono realtà e finzione, sogno e incubo, fantasia e creatività in “Benvenuti a Marwen” (Welcome to Marwen), con un sorprendente Steve Carell protagonista, per raccontare una storia vera ovverossia le vite parallele di Hogancamp, un (anti) eroe di tutti i giorni catapultato in un’esistenza senza ricordi.

Un dramma psicologico – sceneggiato dal regista con Caroline Thompson – sulle ali della fantasia, quella della mente che sostituisce il dolore trovando rifugio nella creatività e nella fantasia, appunto, per ritrovare la memoria (da adulto) perduta. Anche quando Zemeckis è stato accusato in patria di aver tentato di ‘alleggerire e normalizzare’ la vicenda con una ‘love story’ etero, comunque platonica e credibile.

Mark Hogancamp (Carell), per superare il dolore della perdita e recuperare i ricordi di una vita, mette in scena nel giardino di casa le gesta di un suo alter ego, Hogie, in un fittizio villaggio belga, durante la Seconda Guerra Mondiale (il prologo può far pensare ai meno informati ad un film d’animazione). Hogie è un pilota americano in lotta contro i nazisti e protetto dalle donne di Marwen, che sono poi la trasfigurazione delle donne che hanno giorno per giorno aiutato Mark durante la sua terapia.

Infatti, egli è reduce da un brutale pestaggio di natura omofoba e da una lunga ma insufficiente riabilitazione, tanto da aver perso la memoria e la capacità di disegnare. Allora Mark elabora la tragedia fotografando le scene che crea nel prato di casa, con bambole di donne eleganti: Capitano Topf / Louis (Falk Hentschel), Carlala (Eiza Gonzales), Suzette (Leslie Zemeckis), Wendy (Stefanie von Pfetten), GI Julie (Janelle Monàe), Roberta (Merritt Wever), e figure di soldati americani e tedeschi. Ma quando arriva la nuova vicina Nicol (Leslie Mann), Mark cerca di raddrizzare la propria esistenza e di liberarsi dalla dipendenza da antidolorifici. Però dovrà tornare nel suo mondo di fantasia per poter continuare a sopravvivere.

Zemeckis sempre a proprio agio con storie che fondono realtà e fantasia, animazione e attori in carne e ossa (da “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” alla trilogia di “Ritorno al futuro” e “Forrest Gump”), ottiene ancora una volta un raro equilibrio fra i due mondi – le parti animate raccontano quello che non conosciamo né vediamo della realtà – conquistando lo spettatore con entrambi, e a dirci come non solo l’amore ma anche la fantasia (e le donne) riescano a farci superare il dolore, ma anche a sopravvivere in una società-mondo sempre più ostile e violenta che, forse, proprio le donne riusciranno a salvare.

Toccante e inquietante, tenero e perverso, infantile e maturo, fra tacchi a spillo e nazisti (di ieri e di oggi), dipendenza e ossessione, “Benvenuti a Marwen” è, naturalmente, tecnicamente perfetto, visto che vanta ottimi effetti speciali digitali senza che lo spettatore riesca ad accorgersene del tutto. E a segnare il passaggio tra un mondo e l’altro c’è sempre la DeLorean, quella di “Ritorno al futuro”.

Nel cast anche Matt O’Leary (Luogotenente Benz / Carl), Nikolai Witschl (Rudolph / Rudy), Patrick Roccas (Stefan / Stevie), Alexander Lowe (Werner / Vern), Neil Jackson (Kurt / Maggiore Meyer). La fotografia, anch’essa in bilico tra realtà e fantasia, è firmata da C. Kim Miles, le musiche da Alan Silvestri e il montaggio da Jeremiah O’Driscoll.

Nelle sale italiane dal 10 gennaio distribuito da Universal International Pictures Italia