Tra commedia, ‘poliziottesco’ e fantastico arriva nelle sale “Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno col trio Gassmann-Giallini-Tognazzi

di José de Arcangelo

Dopo le commedie ‘natalizie’ uscite negli ultimi giorni di dicembre, arrivano le altre. Ed ecco “Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno che fin dal titolo rende omaggio alla coppia Troisi-Benigni di “Non ci resta che piangere”. Ma i riferimenti includono anche la trilogia “Ritorno al futuro”, visto che ci troviamo di fronte ad un mix di ‘poliziottesco’ e commedia, e l’idea base (non del tutto sfruttata) di mischiare fantascienza (viaggi nel tempo) e poliziesco (“Romanzo criminale”) è azzeccata. E il cast è ben affiatato: il trio Alessandro Gassmann, Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi (il più efficace), assecondato da un Edoardo Leo, per la prima volta ‘cattivo’ di turno, e da Ilenia Pastorelli nonché dallo stesso regista nel ruolo cameo di Gianfranco, ex compagno di scuola che ha fatto ‘soldi a palate’.

Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano per Italian Irtenational Film con Rai Cinema, “Non ci resta che il crimine” racconta la fantastica avventura di tre improbabili amici (Gassman, Giallini e Tognazzi) che hanno fatto dell’arte di arrangiarsi uno stile di vita. Infatti, con scarsi mezzi e un indomabile talento creativo decidono di organizzare un “tour criminale” di Roma attraverso i luoghi simbolo della Banda della Magliana. Ma per un imprevedibile scherzo del destino si ritrovano catapultati nel 1982 nei giorni dei gloriosi Mondiali di Spagna e faccia a faccia con Renatino (Leo), il boss della banda, ma anche con la sua sensuale amante (Pastorelli).

“Ritorno al futuro” incontra “Romanzo criminale” – conferma lo sceneggiatore (con Andrea Bassi, Nicola Guglianone e Menotti, autori del soggetto), attore e regista Bruno alla presentazione romana – Mi piaceva l’idea di mescolare i generi e di legare la commedia all’action-movie e al fantasy. Volevo insomma divertirmi su quel terreno e allo tempo provare a respirare l’aria di gioco già sperimentato da Benigni e Troisi nell’indimenticabile loro film e allo stesso tempo a respirare l’aria di ‘Ritorno al futuro’ e immergermi nelle tinte forti di ‘Romanzo criminale”.

“Poi con il direttore della fotografia – prosegue – Federico Schlatter ci siamo ispirati a quel tipo di fotografia che ricorda e richiama quel tipo di film anni ’80, utilizzando anche lo split-screen (schermo multiplo ndr.) su molte scene per regalare al film una confezione che sembri realmente venuta dal passato, ma con una cifra più attuale. Lo stesso è avvenuto con la montatrice Luciana Pandolfelli  con la quale abbiamo realizzato un vero e proprio omaggio a quel tipo di cinema senza però rinunciare a un ritmo più moderno e serrato che eliminasse i tempi morti di alcuni film di genere del passato”. E nell’ambientazione ci è veramente riuscito con tanti riferimenti e trovate.

“Di scemi ne ho fatto tanti – ribatte Gassmann sul suo Sebastiano – ma questi tre sono degli allocchi, anche un po’ diversi tra loro, che dovevamo rendere deficienti, mentre Edoardo (Leo) è un cattivo vero. Questa era un’occasione che non potevo lasciarmi sfuggire, visto che sono al quarto film con Massimiliano”.

“Il cattivo resta cattivo – chiosa Bruno – però noi siamo dalla parte dei buoni. E’ vero che ultimamente si fanno vedere spesso cattivi come persone da emulare, ma la società civile fa peggio del cinema che invece invita le persone a reagire, vedi il caso Cucchi”.

I tre protagonisti, infatti, sono una sorta di ‘soliti ignoti’ del terzo millennio e l’autore confessa: “Il richiamo è proprio quella commedia nazionale, di attori, che noi abbiamo visto e studiato tante volte”.

“I Mondiali di Spagna io li ho giocato da ragazzino con gli amici – confessa Leo – perché dicevamo ‘io sono Cabrini, io sono Conti… Ma per il personaggio non mi sono ispirato alla biografia del vero capo, anzi ho accantonato tutto e ho seguito quello che c’era nella sceneggiatura, moltiplicando per mille la ferocia e la gelosia, perché pensavamo potesse essere divertente. Per me è la prima volta che interpreto un personaggio così e devo ringraziare compagni, colleghi e amici che con la loro collaborazione, apertura e complimenti mi hanno assolutamente incoraggiato”.

“Dei tre io sono quello un po’ cazzaro – ribatte Giallini sul suo Moreno -, è completamente diverso rispetto al ‘terribile’ di “Romanzo criminale”. I Mondiali dell’82 li ho seguiti dall’ospedale perché mi ero capotato con la macchina, ma sul set sembrava davvero essere in quel periodo”.

Tognazzi dice soltanto “ormai hanno detto tutto loro”, mentre il suo personaggio è forse il più sfigato dei tre, Giuseppe, il ‘commercialista’ che, sapendo tutti i risultati del Mundial ’82, riesce a sbancare con le scommesse e attira l’interesse del boss che lo prende come ‘consigliere’.

“Io non ero ancora nata in quel periodo – precisa la Pastorelli -, ma della banda ho saputo molto di più negli ultimi anni. L’argomento che affronta il mio personaggio è attuale grazie al movimento Me too, una donna sottomessa dal boss che riesce a manipolarlo e alla fine farsi forza per lasciarlo. E soprattutto ho avuto l’occasione di lavorare con grandissimi attori, e in particolare con il bambino, dotato di un’intelligenza e di una spontaneità impressionanti”.

“La scena della rapina mascherati da Kiss – precisa Bruno – è stata complicata e ci abbiamo lavorato per cinque giorni, anche perché ci volevano tre ore e mezza solo per il trucco. La colonna sonora è stata affidata anche quest’anno a Maurizio Filardo, è stata poi la ciliegina sulla torta che ha attribuito definitivamente al film un carattere vintage e un sound autenticamente d’epoca”.

Nelle sale italiane dal 10 gennaio presentato da 01 Distribution in 400 copie