E’ tornato a Roma il Fringe Festival del teatro indipendente, in versione invernale fino al 28 gennaio

Il Fringe Festival in versione invernale è approdato a Roma, da lunedì 7 gennaio e fino al 28 gennaio 2019 in tre spazi diversi della Capitale: il Mattatoio – La Pelanda, il Teatro Vascello e il Macro Asilo. E per la prima volta in sette edizioni la kermesse teatrale lascia gli spazi esterni dell’Estate Romana per trasferirsi al chiuso.

Da una parte lo fa – come ha affermato il direttore artistico Fabio Galadini – per non perdersi fra i tanti appuntamenti estivi e dall’altra per offrire al pubblico romano una serie di incontri col teatro indipendente pure nei mesi in cui i festival scarseggiano. E non ultimo perché i costi di gestione degli eventi all’aperto sono diventati insostenibili, dato che il festival è completamente autoprodotto, senza finanziamenti pubblici, e conta solo sulle entrate del botteghino.

Infatti, quest’anno il Fringe si sposta a Testaccio, dove sono in programma le repliche degli spettacoli in gara (sei diversi ogni sera alternati su due palchi), poi nel museo di via Nizza con uno show immersivo e due talk dedicati alle visioni e previsioni sul futuro del teatro contemporaneo, infine al Vascello per la finale dove a eleggere il vincitore 2019 sarà la giuria composta dalla padrona di casa Manuela Kustermann, Flavia Mastrella, Antonio Rezza, Ulderico Pesce, Valentino Orfeo, Ferruccio Marotti, Giorgio de Finis e Pasquale Pesce. Come dire il meglio del teatro indipendente di stanza a Roma. In premio una tournée di quattordici date nei teatri del circuito Zona Indipendente per la stagione 2019/2020.

In gara trentasei opere in arrivo da Italia, Gran Bretagna e Israele, tutte rigorosamente mai rappresentate a Roma, ovvero tutti spettacoli inediti nella Capitale. Le compagnie, però, hanno avuto massima libertà su temi, linguaggi e generi. Comunque, è stata una selezione faticosa, visto il livello altissimo delle candidature, tanto che è stata selezionata una sezione extra con trenta titoli, non in concorso, da sottoporre all’attenzione dei teatri che collaborano col festival.

Tanti i lavori prodotti a Roma: “C’è l’amore dietro ogni cosa” diretto da Guido Del Vento e tratto dall’omonimo romanzo di Simone Di Matteo; “Candy, memorie di una lavatrice” di Iris Basilicata e Giulia Gallone sullo sfruttamento femminile; “Adamant” di Margherita Laterza sulla vita ai tempi degli smartphone; “Chiuso per solitudine” di Orlando Placato, grotteschi ritratti d’isolamento dei drogati di realtà virtuale; “Ragù bene comune” di Fuori Contesto sul cibo come strumento di potere. Da Milano arrivano “Le sorelle Prosciutti” di Francesca Grisenti, Eva Martucci e Massimo Donati ed “Expat Underground” di Cecilia Gragnani e Jvan Sica. I generi sono diversi, si va dalla commedia dell’arte al noir, dalla commedia tout court al teatro civile, tutto per “raccontare la società contemporanea”.