Due cortometraggi di Enrico Acciani diversi per struttura e stile: “Blasé” e “La figlia di Mazinga”

di José de Arcangelo

Due interessanti cortometraggi di Enrico Acciani, realizzati fra il 2014 e il 2017, diversi nella struttura e nello stile. “Blasé” (2014) è un documentario particolare che parla (senza commento né voce fuori campo) dell’alienazione umana nella metropoli, così come la concezione dell’uomo blasé formulata nell’opera “The Metropolis and Mental Life” di Georg Simmel, nel 1903.

Una ragazza giovane e un uomo anziano in primo piano. Poi gli abitanti di Londra. La metropolitana collega la città e permette all’uomo di spostarsi, per lavorare, per vivere e per procedere nella propria esistenza. Ma dove vanno tutti? Qual è la nostra direzione?

Il brano in sottofondo ‘El Cant de la Sibilla’, concepito da un anonimo medievale, è rivisitato dal maestro Jordi Savall, con l’interpretazione vocale di una delle più grandi soprano del mondo: Montserrat Figueras, che lo canta in diretta in quello scenario.

“L’Alia Vox – dice il regista (nelle foto) – mi concesse i diritti di sincronizzazione nel 2014 per far sì che potessi procedere con la mia idea, perché il progetto piacque molto. E’ molto emotivo, non segue la trama, sono sensazioni e istinto”.

“Blasé è il lavoro a cui tengo di più per ora – prosegue -, nonostante i mille difetti, i tanti problemi, per me è il lavoro più puro, scevro da logiche commerciali e via dicendo. Racconta l’idea così come ce l’avevo in testa. E credo non mi sia più successo. E forse non dovrei dirlo”.

Quindi un documentario esistenziale che invita alla riflessione attraverso le immagini e la musica e un montaggio azzeccato.

“La figlia di Mazinga” (2017), è invece il suo terzo cortometraggio, girato fra Bari e Monopoli nell’ultima settimana di luglio. E’ la storia di Franco Mazinga (Francesco Fiore) – ma il cartoon giapponese non c’entra -, squattrinato padre di Christine (Giorgia Groccia), che sfrutta la figlia come modella in alcuni set fotografici: questo è l’unico introito familiare.

 

 

La ragazza è restia ad affrontare questi set, spesso ha delle discussioni con il padre che la tiene forzatamente a dieta e la relega in casa. Un giorno su un set Mazinga incontra Ermanno (Enrico Milanesi Amendoni), che cattura l’attenzione della ragazza con una proposta particolare, forse indecente. Intanto il sogno di Christine di raggiungere la madre in Argentina continua e il rapporto con il padre peggiora sempre più.

Il cortometraggio di fiction – forse meno riuscito del precedente perché formalmente più convenzionale, ma comunque coinvolgente – racconta una vita fatta di scatti, fra egoismo e violenza; una ragazza imprigionata dalla sua bellezza e un padre padrone che la sfrutta oltre ogni limite, un caso purtroppo non unico nel mondo della moda e dello spettacolo, dove spesso i genitori diventano aguzzini dei propri figli.

E’ un corto low-budget, indipendente, girato con pochi mezzi. Il cast tecnico è composto dal fonico Walter Spadafina, dal segretario di edizione Michele Lisco e dall’aiuto regia Stefano Castellana Soldano.

La colonna sonora e la sceneggiatura sono state scritte da Enrico Acciani. Per il corto è stata composta una canzone originale che prende il titolo dallo stesso cortometraggio (“La Figlia di Mazinga”, appunto). Il brano è stato scritto dallo stesso Acciani e Giorgia Groccia (in arte Christine) e da lei interpretato. Tullio Ciriello, Vincenzo Rascia e la partecipazione di Giulio e Pino Sarno, rispettivamente al basso e alla chitarra, Gigi Carrino alla fisarmonica e Dario Starace al ‘cajon’ e alle percussioni

Due cortometraggi che confermano oggi più che mai come questi funzionino come veri e propri provini – una volta erano bigliettini e curriculum – per futuri registi di lungometraggi (non solo), da mostrare anche al pubblico, ma finora confinati nel festival specializzati e non. E per fortuna spesso diventano un vero trampolino di lancio o la base dell’opera prima.