Il criticòfago (quasi una autobiografia)

di Celesta Liuti

  Per Paolo il momento più bello della giornata era quando, tornato a casa dopo una dura giornata di lavoro, apparecchiava la tavola per la cena, non prima d’aver indugiato a lungo sulla scelta della tovaglia. Molti avrebbero storto la bocca sulle tinte violente delle sue tovaglie, ma poiché Paolo si nutriva esclusivamente di cibi bianchi a righine nere, il contrasto gli stimolava l’appetito. Dopo averli disposti con precisione geometrica direttamente sulla tovaglia, si sedeva a capotavola spostando lentamente l’occhio dall’uno all’altro per scegliere quello che meglio di tutti lo avrebbe predisposto a un’abbondante mangiata.

  Al giornale, dove i colleghi lo ritenevano un orso perché non si univa mai alle loro tavolate in trattoria, c’era qualcuno che lo portava in palmo di mano e non perdeva occasione per manifestargli pubblicamente la sua stima. Era Giovanna, la donna delle pulizie. Ogni giorno arrivava nello stanzone della redazione spettacoli con un ampio sacco di plastica e vi riversava, sbuffando e brontolando, i molti cestini stracolmi di cartacce. Quando arrivava a quello di Paolo, il suo volto si illuminava: il cestino di Paolo era sempre vuoto. Giovanna ne approfittava per sventolarlo in aria, dicendo: “Prendete esempio da Paolo, guardate com’è pulito il suo cestino: neanche una strisciolina di carta”. I redattori prendevano in giro Giovanna, ricordandole che erano le loro cartacce a procurarle uno stipendio, ma a forza di sentir decantare la pulizia del cestino di Paolo, cominciarono a riflettere e a insospettirsi: “Dal momento che fa il nostro stesso lavoro, anche lui dovrebbe avere il cestino pieno di cartacce. Che cosa ne fa?”.

  Da quel momento controllarono ogni sua mossa. Scoprirono che Paolo, invece di cestinare, come loro facevano, la maggior parte degli articoli che i collaboratori inviavano alla redazione, li infilava furtivamente in tasca. Qualcuno suppose: “Forse è così ambientalista che si premura di portare la carta direttamente nella raccolta, non fidandosi dell’impresa di pulizie di Giovanna”. A tutti sembrò la spiegazione più logica, sino a quando un fattorino del giornale si recò a casa di Paolo per recapitargli delle carte urgenti. Era l’ora di cena, e Paolo aprì la porta ancora masticando. Quando vide quel che gli spuntava dalla bocca, il fattorino strabuzzò gli occhi e senza neanche effettuare la consegna si precipitò al giornale irrompendo nella tipografia al grido di “Fermate le rotative!”.

  Il giorno dopo, il giornale di cui Paolo era stato redattore per diversi anni (ora si trovava in osservazione presso una clinica neurologica), pubblicava con grande evidenza in prima pagina il seguente titolo:

Sensazionale caso di deformazione professionale

DA NOVE ANNI UN NOSTRO GIORNALISTA
PASTEGGIAVA A CRITICHE MUSICALI

  Seguiva la notizia: “Paolo, uno dei nostri più stimati e seri redattori, da oltre nove anni si nutriva esclusivamente di critiche cinematografiche, teatrali e musicali, con particolare predilezione per queste ultime. Invece di cestinarle, sull’esempio dei colleghi, se le portava a casa e le mangiava senza aggiunta di altri condimenti. I dietologi che l’hanno esaminato prima ancora dei neurospecialisti accorsi da tutti i continenti, hanno constatato che Paolo si trovava in ottime condizioni fisiche. Anzi, era persino in sovrappeso. Sottoposto ad ogni sorta di test da parte dei più eminenti clinici, tra cui alcuni Premi Nobel, non ha saputo fornire altra spiegazione se non quella del forte senso di rimorso che lo afferrava ogni volta che si trovava nella necessità di cestinare i lavori altrui. La decisione di portarli a casa per salvarli dalla distruzione lo aveva fatto sentire meno colpevole. Un giorno, per un colpo di vento, la prima cartella della recensione di un concerto di Santa Cecilia gli era volata in bocca. Con vivo stupore, aveva constatato che era gustosissima. Assaggiò allora anche la seconda ed ebbe la conferma che non si trattava di casualità. Volle sperimentare gli altri scritti in suo possesso e – sempre a suo dire – si accorse che ciascuno di essi presentava proprietà diverse, ma sempre piacevolmente commestibili. A titolo dimostrativo, durante il consulto, Paolo aveva offerto agli scienziati che lo stavano esaminando le ultime critiche che gli erano rimaste in tasca. Al collegio medico non rimaneva altro da fare che ordinarne il ricovero a tempo indeterminato”.

  Qualche tempo dopo, nella cronaca dell’ex giornale di Paolo – che tutti oramai chiamavano Il Criticòfago – compariva il seguente titolo:

EROICO GESTO DI UNA DONNA DELLE PULIZIE

  Ed ecco il testo: “Ci scusiamo con i lettori per doverci ancora occupare di fatti che riguardano la vita interna di questo giornale, ma non possiamo passare sotto silenzio – anche per dovere d’informazione – l’eroico gesto della donna delle pulizie di cui le nostre pagine si erano già occupate in occasione della clamorosa vicenda del nostro infelice ex collega Paolo. Si tratta di quella Giovanna che, del tutto involontariamente, ci aveva messi sulle tracce della grave deformazione professionale che affliggeva il povero Paolo. Venuta a conoscenza che questi era dimagrito paurosamente non riuscendo ad adattarsi al regime di rieducazione alimentare cui veniva sottoposto, si recava nottetempo presso la clinica dove lui si trovava ricoverato per recapitargli le critiche musicali che sottraeva dai cestini. Per eludere la sorveglianza degli infermieri, Giovanna era costretta ad arrampicarsi su per una conduttura che purtroppo ha ceduto sotto il suo peso. Ora la donna si trova ricoverata per fratture multiple agli arti inferiori e superiori, guaribili in 40 giorni”.

  Tre giorni dopo, il più diretto concorrente del giornale dove Giovanna era stata la donna delle pulizie (l’avevano licenziata per sottrazione di materiali d’ufficio), pubblicava con grande evidenza la seguente notizia: “Non accenna a finire la sequela di disgrazie all’interno del nostro confratello del mattino. Dopo il caso straordinario di Paolo e quello patetico di Giovanna, altri due dipendenti li hanno raggiunti nella clinica che li ospita. Si tratta di Ivana e Guido, i quali nel pomeriggio di ieri hanno fatto irruzione nei locali del quotidiano di cui erano collaboratori, armati di secchi di vernice e grossi pennelli, con i quali hanno imbrattato le facce e i vestiti di quanti hanno incontrato sul loro cammino, direttore compreso. Immobilizzati dal servizio d’ordine, che tuttavia non è sfuggito ai loro pennelli, i due energumeni non hanno voluto fornire spiegazioni circa il loro folle gesto. Ci auguriamo che l’episodio metta fine alla catena di spiacevoli incidenti che hanno afflitto il nostro confratello in questi ultimi tempi”.

  Nelle rispettive camerette con le sbarre alle finestre che li ospitavano, Ivana e Guido avevano ottenuto d’introdurre le loro macchine da scrivere. Gli infermieri li citavano come pazienti modello: non facevano che battere sui tasti dalla mattina alla sera. Sfornavano critiche su critiche d’immaginari concerti, che un infermiere corrotto recapitava di nascosto a Paolo, il quale tra lo stupore dei medici recuperò il peso perduto e, anzi, ingrassò di qualche chilo. Ma i più felici erano Ivana e Guido: avevano risolto il problema del vitto e dell’alloggio, e dal momento che anche prima le loro critiche venivano immancabilmente cestinate, tanto valeva continuare a scriverne senza vederle pubblicate, ma almeno per un buon fine: il pasto di Paolo.