Il 2018, anno guareschiano

di Marco Ferrazzoli

  Quelli che finiscono in “8” sono anni guareschiani per eccellenza. In questo 2018 ormai al termine ricorrono il cinquantennale dalla prematura scomparsa di Giovannino Guareschi, i 110 dalla nascita nella “Bassa” parmense e i 70 anni dalla creazione del “Mondo piccolo”, la saga di Don Camillo e Peppone. Un triplice anniversario che ha ispirato una quantità e qualità di iniziative notevoli, animate soprattutto dalla famiglia, che è da sempre detentrice e curatrice dell’opera e dell’archivio dello scrittore, ma anche da una pluralità di soggetti che ne attesta l’inossidabile attualità.

  In primis, dobbiamo citare ‘Giovannino nei lager’, la monumentale opera edita da Rizzoli che consente di focalizzare tutta assieme, per parole e immagini, la fondamentale esperienza dell’internamento nei lager nazisti. Fondamentale per Giovannino, certo, ma anche per la storia italiana. Guareschi fu infatti un leader morale della cosiddetta “resistenza bianca”, per la quale coniò il celeberrimo slogan “Non muoio neanche se mi ammazzano”. L’uscita editoriale consente di cogliere appieno il valore di quella testimonianza anche dal punto di vista letterario, riunendo tre opere straordinarie: la ‘Favola di Natale’, il ‘Diario clandestino’ e ‘Ritorno alla base’.

  Una pagina di storia ingiustamente dimenticata, quella degli Internati militari italiani, i circa 600 mila ufficiali e soldati che l’8 settembre 1943 rifiutarono di combattere con i tedeschi e che da qualche tempo un Museo, stabilito a Roma e curato dall’Associazione nazionale reduci dalla prigionia, consente di conoscere in modo approfondito e immersivo. Ed è paradossale che Guareschi, dopo il campo di concentramento, sia stato spesso etichettato come “fascista”: probabilmente perché con il suo settimanale ‘Candido’ decise di schierarsi con i pochi italiani che si erano “rifiutati, caduto il fascismo, di infilare la strada più facile, quella dell’assoggettamento a un nuovo padrone”.

  Al Giovannino militare, l’Associazione nazionale amici della scuola di artiglieria ha voluto dedicare un calendario che tra l’altro, per cortese concessione del figlio Albertino Guareschi, contiene l’inedito ‘Mak Pi Cento’, cioè l’ironico diario in cui lo scrittore raccontò la propria esperienza di allievo ufficiale a Potenza. Prosegue poi la meritoria iniziativa dell’editore ReNoir di “tradurre” Guareschi in fumetti, giunta ormai a un terzo dei racconti del “Mondo piccolo”, l’ultimo volume della quale è il recente ‘Don Camillo il film a fumetti’. Le Edizioni Henry Beyle hanno invece dato alle stampe ‘Per chi votare’, portando così avanti la loro attività di valorizzazione di alcuni curiosi e meno noti scritti guareschiani: nel 2016 era uscito ‘Per scrivere t’amo ci vuole l’apostrofo?’.

  Sempre quest’anno ha poi visto la luce per le edizioni Ancora il nuovo libro di Egido Bandini, ‘Don Camillo un pastore con l’odore delle pecore’, un parallelo fra il pretone guareschiano e Papa Bergoglio. E, restando all’aspetto religioso della letteratura e del giornalismo guareschiani, le ‘Lettere ai posteri di Giovannino Guareschi’ di Alessandro Gnocchi (Marsilio) che ne focalizzano l’aspetto “anticonciliare”.

Camillo pepone
Guareschi con Fernandel (Don Camillo) e Gino Cervi (L’onorevole Peppone)

  Per concludere al di fuori dell’ambito librario, limitiamoci a fare cenno all’appena concluso ‘Busseto Festival Guareschi’, al convegno organizzato dall’Università cattolica di Milano e a quello svoltosi in Senato per iniziativa dell’associazione Italia protagonista, a omaggiare in ambito accademico e istituzionale un personaggio che con il mondo della cultura e della politica intrattenne rapporti non sempre cordiali. Basti ricordare alcuni dei moltissimi episodi al riguardo. Dopo aver compiuto il “miracolo” (così lo definiva) di creare il comunista più simpatico che si ricordi, cioè il sindaco Peppone, il leader del Pci Palmiro Togliatti definì Guareschi “l’uomo più cretino del mondo” e l’Unità ne commentò la morte parlando del “malinconico tramonto dello scrittore che non era mai sorto”. Dopo aver contribuito alla vittoria democristiana nelle elezioni del 1948, grazie ai due celeberrimi manifesti con gli slogan “Mamma votagli contro anche per me…” e “Nell’urna Dio ti vede, Stalin no”, invece, il leader della Dc Alcide De Gasperi querelò lo scrittore, che nel 1954 fu condannato, incarcerato e detenuto per 405 giorni. Una condanna che fu festeggiata con un brindisi al ristorante letterario per eccellenza, il Bagutta di Milano, nonostante avesse colpito uno degli scrittori italiani più letti e tradotti al mondo (o, forse, proprio per questo).

  Anche pensando a certi precedenti, le celebrazioni guareschiane del 2018 hanno il sapore di una riabilitazione. Forse tardiva ma, proprio per questo, ancor più doverosa.