Domani al Teatro di Villa Torlonia in Roma una serata “Con Molta Cura” ispirata al libro di Severino Cesari

Domani 17 dicembre 2018, alle ore 19.30, una serata particolare offerta dal Teatro di Roma nello spazio del Teatro di Villa Torlonia, ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Andrà in scena “Con Molta Cura”, evento-spettacolo liberamente tratto dall’omonimo libro di Severino Cesari, fondatore di Einaudi Stile Libero e viaggiatore tra letteratura, poesia e politica, voce intensa che parla e si racconta giorno per giorno attraverso la sua malattia con la prepotenza del vivere ogni singolo momento e utilizzare le giuste “parole” nel mestiere e nella vita.

Valeria Patera (nota per il suo lavoro che intreccia scienza e teatro ma che già sulla scia del suo lavoro poetico/letterario aveva portato in scena una storia analoga a questa, un’altra storia di “luminosa sofferenza” quale quella di “Pia Pera” e narrata in “Al giardino ancora non l’ho detto” per l’interpretazione di Maria Paiato) dirige lo spettacolo di cui ha curato anche la drammaturgia e interpretato da un attore sensibilissimo quale è Lorenzo Gioielli e la partecipazione in voce di Galatea Ranzi.

Essendo da poco passato un anno dalla morte di Severino, la rappresentazione teatrale di “Con Molta Cura” sarà preceduta da un dialogo con personalità che sono state legate da amicizia con Severino Cesari ovvero: Emanuele Bevilacqua (Presidente del Teatro di Roma); Luca Briasco (scrittore e traduttore per Einaudi); Enrico Alleva (etologo); Rosella Postorino (scrittrice e autrice del libro Premio Campiello “Le assaggiatrici”) e Valeria Patera (autrice e regista dell’evento).

Oltre a stralci di ricordi di vita con Severino si approfondirà una riflessione sulla sua scrittura dentro lo spazio di Facebook, quel suo aver forzato poeticamente i limiti del mezzo di comunicazione che solitamente impone altri standard di comunicazione. La serata si rivolge in particolare a quella comunità che si è raccolta, attraverso Facebook, intorno alla malattia di Severino e che con lui l’ha condivisa, creando un fenomeno particolare.

Il testo e la rappresentazione: si tratta di un racconto scenico che scava nel vasto corpo del libro di Cesari, lavora sottotraccia per riannodare il filo della narrazione sul tema portante ovvero “la cura”. Nel passaggio dalla pagina alla scena ne risulta un nastro narrativo continuo ed ellittico, un reticolo di parole ricamate in un disegno scenico da sentire e da vedere: la voce si sdoppia in parole, dal vivo e registrate, sole o sovrapposte e si contrappunta ad una dettagliata drammaturgia musicale.

L’esperienza e il libro di Severino sono stati il frutto di un miracoloso saper trasformare un momento di chiusura come l’avvicinarsi della fine in un momento di estrema apertura e condivisione e di avere aggregato attorno alle parole offerte quotidianamente una comunità virtuale. L’intimo della malattia, della sofferenza e delle gioie mai conosciute prima, attraversa e compone il corpo della parola che raggiunge altre parole e altri corpi per trascendere il dolore e conquistare la vita.

La sua stanza si è aperta ad una comunità, quella di Facebook e ne ha creata intorno una tutta sua, ha portato una trasformazione del mezzo medesimo, attraverso la sua scrittura non conforme a brevità e banalità. La scrittura di Cesari ha capovolto il dogma di Mac Luhan, secondo il quale il medium è il messaggio. Il suo approccio ha forzato il confine del mezzo con la sua potenza e quel mezzo mediatico è diventato un altro luogo, con un’altra densità, intensità, ritmo. Ecco che quel luogo si fa “teatro della Cura”, quello spazio che la malattia apre e dove ogni gesto si fa teatro dell’amore e possibile salvezza, dove il dolore assume senso e riluce di poesia: “Io non sono altro che la Cura che faccio. La Cura presuppone l’esercizio quotidiano dell’amore”.

INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI