“Il castello di vetro”

di José de Arcangelo

Dal romanzo autobiografico best-seller “Il castello di vetro” della giornalista Jeannette Walls, il film omonimo di Destin Daniel Cretton, il tipico melodramma familiare di stampo hollywoodiano sostenuto da un bel cast. Storia agrodolce di una famiglia eccentrica, resiliente (affronta fatti traumatici in maniera positiva) e affiatata, ritratto di amore-odio, in cui il contrasto fra padre e figlia, nasconde in realtà un amore incondizionato. Andando avanti e indietro nel tempo, il film racconta la vita di una giovane donna (Brie Larson, premio Oscar per “Room”) che, ispirata dalla natura anticonformista e ribelle del suo problematico padre, Rex Walls (Woody Harrelson) – che rinnega e sfugge le istituzioni e le regole sociali -, trova la determinazione di costruirsi una vita di successo, seguendo le proprie regole lontana dal genitore.

Una sorta di fiaba dark, molto cinematografica, che racconta un’esistenza vissuta tra macchine, camper e baracche, promesse non mantenute e bisogni repressi, sempre in fuga, dalle montagne fino ai vertici dell’editoria di New York.

Sceneggiato dallo stesso Cretton, con Andrew Lanham, “The Glass Castle” (titolo originale), come nel romanzo, svela il segreto che la giornalista aveva custodito a lungo sulla sua giovinezza: un’infanzia particolarmente oscura, fatta di povertà e catastrofi, atti di ribellione e reclusione dalla società. Però è soprattutto la storia di una famiglia anomala, disfunzionale, che ha comunque qualcosa in comune con tutte le altre, dai conflitti alle avventure, dai sentimenti alle (fugaci) gioie, dalla luce accecante alle tenebre del mondo.

“Questa è la magia della narrazione – afferma Jeannette Wells -, se una persona riesce a trovare il coraggio di raccontare il proprio vissuto, allora ciò consentirà ad altre persone di essere oneste. E’ molto importante fare i conti con il proprio passato, e spero che la mia storia incoraggi le altre persone a ripercorrere la loro”.

“Questa è una storia così personale per Jeannette – ribatte il regista -, quando l’ho letta, è diventata incredibilmente personale anche per me. La mia infanzia non è stata pazzesca come la sua, ma mi sono ritrovato molto nella sua scoperta dell’amore e delle sue molte sfaccettature e al modo in cui ogni famiglia può vivere momenti belli e anche momenti difficili e spaventosi. Sembrava reale, accessibile e così catartica. E’ una di quelle storie che ti fanno sentire più connesso con il mondo e meno solo”.

Ma Cretton (già autore dei premiati “I am not a Hipster” e “Short Term 12”, dal Sundance all’Academy Nicholl Fellowship) si dilunga per oltre due ore, in modo convenzionale, rischiando di trascurare l’attenzione dello spettatore e di sprecare una storia davvero interessante, senza evitare una certa retorica che pervade i classici drammi familiari americani, ma sostenuto da un efficace cast, di cui fanno parte anche Naomi Watts (Rose Mary Walls, la madre), Josh Caras (Brian Walls, il fratello), Brigette Lundy-Paine (Maureen), Sadie Sink (Lori Walls, l’altra sorella), Max Greenfield (David, il fidanzato).

Nelle sale italiane dal 6 dicembre distribuito da Notorious Pictures