All’Opera di Roma Rigoletto si trasferisce da Mantova a Salò

di Ivana Musiani

  Una delle azioni più vili della mia esistenza fu quando, a Mantova, l’amico gentile che mi portava a vedere le cose più belle della sua città, si fermò davanti a un antico palazzotto con un balconcino, dicendomi che quella era la casa di Rigoletto e da quel balconcino avevano rapito Gilda tirandola giù con una scala, così come appare nell’opera di Verdi. Purtroppo non potei fare a meno di sfoggiare il mio sapere, e senza tener conto d’offendere la sensibilità dell’amico mantovano, brutalmente lo informai che il dramma di Victor Hugo, da cui il libretto di Francesco Maria Piave era tratto, aveva luogo nella reggia di Francesco I: a Parigi. Il poverino aveva quasi le lacrime agli oggi e ancora oggi ne ho il rimorso.

  Lo spostamento geografico era stato effettuato  per aggirare la censura, che non poteva permettere complotti, anche se sventati, contro un regnante, vivo o anche morto da un pezzo (com’era il caso di Francesco I). Anche Hugo ebbe gli stessi problemi, ma riuscì a spuntarla, seppure molti anni dopo. La scelta di Mantova non avvenne a caso, in quanto all’epoca i Gonzaga erano estinti e sulla città, come in tutto il Lombardo-Veneto, regnava l’Austria; con il vantaggio poi che i canneti sul Mincio non potevano essere più confacenti alla riservatezza della locanda abitata dal sicario Sparafucile.

  Non potendo conservare il titolo dell’originale francese, Le roi s’amuse (Il re si diverte), in un primo tempo si pensò a La maledizione, poi a Triboletto (traduzione letterale del protagonista hughiano Triboulet), per arrivare infine a Rigoletto, su cui ricade la maledizione del conte di Ceprano. Scriveva in proposito lo stesso Verdi: “Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa morale. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla figlia, deriso da un buffone di corte che il padre maledice, e questa maledizione coglie in maniera spaventosa il buffone. Mi sembra morale e grande, al sommo morale”.

 

Anche Rigoletto ha una figlia, Gilda, che custodisce gelosamente, ma un giorno  ella incontra, all’uscita dalla chiesa, il bel duca nelle vesti di povero studente . I cortigiani, venuti a sapere dell’esistenza della giovane che credono amante di Rigoletto, la rapiscono per consegnarla al duca, e per sommo della burla si fanno aiutare dallo stesso buffone, bendato con un pretesto. Tremenda vendetta, giura poi  Rigoletto, incaricando un sicario di far fuori il duca. Intanto, nella locanda immersa nel canneto, Maddalena, la sorella di Sparafucile, amoreggia col duca. Venuta a sapere che il fratello dovrà ucciderlo, lo prega insistentemente di salvarlo e mettere nel sacco che dovrà consegnare a Rigoletto il primo pellegrino che si presenterà alla porta. Gilda, nascosta, sente tutto e non esita a bussare. Arriva Rigoletto, gli viene consegnato il sacco con la presunta vittima, ma quando sta per consegnarlo alle acque è scosso dall’eco del beffardo canto del Duca. “La donna è mobile qual piuma al vento”. Dal sacco che scioglie ne emerge Gilda, che chiede perdono (“troppo l’amai”) e muore.

  Rigoletto andò in scena per la prima volta alla Fenice di Venezia l’11 marzo 1851 e fu un successo trionfale. La Gazzetta di Venezia riportò che gli spettatori rimasero “sopraffatti dalla novità: novità nel soggetto; novità nella musica , nello stile, nella stessa forma dei pezzi”.

  Però anche i romani che il 2 dicembre assisteranno alla prima del Rigoletto che inaugura la stagione del Teatro dell’Opera avranno la loro brava novità: niente reggia gonzaghesca, niente canneti, tutto si svolge in anni ’40 del secolo scorso, precisamente nel periodo della repubblica di Salò. Allo scopo, precisa il regista Daniele Abbado, di riportarne in superficie “l’aspetto politico che si è scolorito negli anni”. Il m° Daniele Gatti si è trovato in sintonia con la rilettura, anzi la ritiene una sfida professionale; e così pure il sovrintendente Fuortes dopo iniziali perplessità: “Mi sono ricreduto dopo aver visto il lavoro di grande profondità che è stato fatto”. Non resta che attendere l’accoglienza degli abbonati, che però oramai si sono assuefatti a queste operazioni, che accolgono passivamente, salvo i pochi immancabili buu della prima.

  Dopo l’inaugurazione  del 2 dicembre ore 18 (in diretta su radio3), Rigoletto andrà in scena martedì 4 ore 20, giovedì 6 ore 20, domenica 9 ore 16,20, martedì 11 ore 20, giovedì 13 ore 20, sabato 15 ore 18, martedì 18 ore 20.

  Il cast: Ismael Iordi e Ivan Ayon Rivas (Duca di Mantova), Roberto Frontali e Sebastian Catana (Rigoletto), Lisette Oropesa e Claudia Pavone (Gilda), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Alisa Korosova (Maddalena).