Karl Freund

di José de Arcangelo

Anche Karl Freund, come molti altri suoi colleghi, emigrò negli Stati Uniti dalla Germania (nazista) dove avuto una folgorante carriera come direttore della fotografia lavorando (e dando grande contributo) ai massimi capolavori dell’espressionismo.

Nato a Kociniginhof, Boemia (oggi Repubblica Ceca) il 16 gennaio 1890, esordì nel 1908 come operatore dei cinegiornali della Pathé per poi passare a Vienna e infine a Berlino dove, nel 1912, divenne direttore della fotografia e lavorò in ben sette film del maestro Friedrich Wilhelm Murnau e nel mitico “Metropolis” di Fritz Lang.

Un vero maestro della luce, forse, il primo a giocare con luci e ombre in modo geniale, a dare alla scuola tedesca quella impronta inconfondibile dove le ombre e la luce diventano il vero linguaggio del film. Ma non solo. Freund pieno di entusiasmo e ricco di idee rivoluzionò anche i movimenti della macchina da presa, tanto che il suo stile attirò l’attenzione dei produttori americani. Invitato dalla Technicolor arrivò a Hollywood nel 1929 e vi lavorò ininterrottamente fino al 1950, quando passò alla televisione.

Pochi direttori della fotografia ebbero la fortuna di lavorare a tanti capolavori europei e americani come lui, anche se a Hollywood il suo lavoro fu meno interessante a spesso marginato in film di genere (soprattutto horror e fantastico). E, infatti, in America debuttò come (ne aveva girato qualcuno in Germania e una decina di cortometraggi negli Usa) regista proprio in un film di genere, “La mummia” che divenne un classico, ma dopo altri sette film cosiddetti ‘minori’, ritornò alla fotografia, sua vera passione.

“Ho rinunciato alla regia – dichiarava allora – a causa delle fiacche sceneggiature. Per lo meno la cinepresa concede un po’ di spazio alla creatività individuale. Con gli ingredienti giusti chiunque può fare una buona torta. Tutto dipende dalla storia, dagli attori e dalle circostanze”.

Definito il “Giotto dello schermo”, Freund comunque può essere considerato tra i primi (se non l’unico) a dare un posto di rilievo all’horror nel cinema sonoro, dimostrando che anche la cosiddetta serie B – e cioè i film a basso costo – può sfornare dei capolavori, non a caso “La mummia” divenne un cult che le successive versioni non riuscirono nemmeno ad uguagliare.

Tra le sue regie bisogna almeno ricordare l’ultima regia (ne aveva realizzato 5 l’anno prima), un film, col tempo diventato un vero cult-movie: “Mad Love” (Amore folle) con Peter Lorre nella parte del pazzo dottor Gogol, rivisitazione del celebre romanzo “La mani di Orlac” di Maurice Renard, tante volte portato sul grande schermo.

Come direttore della fotografia firmò – prima e dopo – tanti film famosi come “Dracula” di Tod Browning (1931); “La buona terra” di Sidney (Arnold) Franklin (1937) – passato tra le mani di altri tre registi non accreditati (il solito Victor Fleming, Gustav Machaty e Sam Wood e tratto dal romanzo di Pearl S. Buck) -, con cui vinse l’Oscar per la Miglior fotografia; due pellicole della divina Greta Garbo: “Margherita Gautier” (1936), di George Cukor, e “Maria Waleska” (1937) di Clarence Brown (Gustav Machaty non accreditato); “Joe il pilota” di Victor Fleming (1943), da cui Steven Spielberg trasse il remake “Always”, e “L’isola di corallo” (Key Largo) di John Huston (1948) con la coppia Bogart-Bacall.

Da buon professionista qual era, e con perfezionismo quasi maniacale, per Freund non fu difficile riconquistarsi il posto di mago della luce anche perché, da vero innovatore, aveva inventato il ‘light meter’ fotografico e introdotto, in un periodo di pionierismo vero e proprio, il movimento della cinepresa. Inoltre, per “La mummia” presentò per la prima volta il ‘process screen (i cosiddetti trasparenti): dietro gli attori vengono proiettati su uno schermo traslucido gli esterni girati in paesi lontani (in questo caso l’Egitto). E’ stato anche un precursore della pellicola magnetica.

Negli anni Cinquanta lavorò in televisione – era ancora un mezzo nuovo dove sperimentare le sue idee e ‘invenzioni’ – per cui realizzò, tra gli altri, i programmi “Lucy ed Io” – la celebre serie di e con Lucille Ball nata dal film “I Love Lucy”, – e “Our Miss Brooks”.

Come ogni rivoluzionario del grande schermo venne dai più definito ‘torturatore’ o ‘dittatore’, dato che sottoponeva i suoi attori e collaboratori a giornate estenuanti di lavorazione, a volte in condizioni disagiate. Un esempio la lavorazione dello stesso “La mummia” che fu girato in sole sette settimane, per cui i protagonisti venivano spesso sottoposti al trucco per il quale ci volevano più ore che per le vere riprese, spesso finite a notte inoltrata.

Più ‘genio e pazzia artistica’ che genio e sregolatezza. Il suo vero ‘mad love’ era la cinepresa con cui ‘dipingeva’ i capolavori del grande schermo. Karl Freund morì il 3 maggio 1969, a 79 anni, a Santa Monica in California.

FILMOGRAFIA SELEZIONATA

In Germania:

1919  “Satana”

1920  “Bug l’uomo di argilla” (Der Golem: Wide er in die Welt Kam)

          “Der Bucklige und die Tanzerin”

          “Der Januskopf (co-fotografia)

1921  “Marizza, genannt die Schmugglermadonna”

           “Der tote Gast” (anche regia)

1922  “Il campo del diavolo” (co-fotografia)

           “Der Brennende Acker” (idem)

1923   “Die Austreibung”

            “Le finanze del Granduca” (co-fotografia)

            “Der große sensationsprosebß” (anche regia)

1924    “L’ultima risata” (L’ultimo uomo)

1925    “Varieté”

             “Tartufo”

              “Metropolis” (co-fotografia)

In America:

1931       “Dracula”

1932       “La mummia” (solo regia)

1933       “Moonlight and Pretzels” (idem)

1934        “La spia B 28” (solo regia)

                “La Contessa X…” (idem)

                “Uncertain Lady” (solo regia)

                “I Give My Love” (idem)

                 “Gift of Gab” (solo regia)

1935        “Mad Love” (idem)

1936         “Margherita Gautier” (co-fotografia)

1937         “La buona terra”

1942         “Gente allegra”

1943          “Mademoiselle du Barry”

                   “Joe il pilota” (co-fotografia)

1944           “La settima croce”

1948           “L’isola di corallo”