Presentato a Roma “Styx”, una metafora e una riflessione su accoglienza e responsabilità

Presentato ieri al Cinema Lux di Roma, in una conferenza stampa, il film “Styx”,  ultima fatica del regista austriaco Wolfgang Fischer – che uscirà nelle sale il prossimo 15 novembre con Cineclub Internazionale – alla presenza del regista, Riccardo Noury, portavoce di Amensty International Italia e il distributore Paolo Minuto.

Il film, che ha già ricevuto moltissimi premi internazionale e mercoledì prossimo approderà direttamente al Parlamento europeo per il Premio Lux, acquista una valenza sociale, politica e culturale enorme in un momento come questo in cui l’immigrazione è al centro del dibattito pubblico. “Il mio obiettivo era quello di creare un forte impatto emotivo su una tematica che ormai conosciamo bene, di cui sentiamo parlare anche quotidianamente. La novità del film è proprio questa”, ha esordito Fischer.

“Styx”, infatti, è un film che non può certo lasciare indifferenti, in cui a colpire è “il racconto fluido”, come ha spiegato Minuto che si è detto particolarmente felice di distribuire un film del genere. Un’opera che invita a delle riflessioni collettive in un momento in cui a fornire le risposte sembrano essere solo i populisti, gli stessi da cui il regista non si aspetta nulla – “credo che certi parlamentari europei non andranno nemmeno a vedere i mio film”.

Ma è importante arrivare al Parlamento europeo, perché mostrare una cosa del genere in quel posto, vuol dire “mostrarlo a chi prende le decisioni – ha continuato il regista -. Il mio film vuole essere una metafora che invita al senso di responsabilità. Così come la protagonista da sola non può risolvere un problema di quella portata, allo stesso modo nemmeno gli Stati possono pensare che a farsi carico di una tragedia umana come quella dell’immigrazione sia un solo paese. Solo insieme si può trovare una reale soluzione”, ha spiegato Fischer che ha confessato poi anche un certo imbarazzo per recenti le politiche di chiusura attuate dal suo paese.

Ma quella di Rike (magistralmente interpretata da Susanne Wolff) è una storia capace di “restituire anche molta speranza”, come ha spiegato Noury che ha più volte sottolineato come Amnesty International sia felice di sostenere un film come questo.

Sulla protagonista poi, ha molto insistito il regista, spiegando come volesse a tutti i costi mostrare una donna alle prese con una complessità di questo tipo. “Scegliere un uomo sarebbe stato troppo convenzionale. Siamo abituati a vedere solo gli uomini che si approcciano a queste difficoltà. Per questo ho preferito che a farlo fosse una donna. Ma non una donna qualsiasi, una donna moderna E ho cercato anche di ridurre al minimo i dialoghi per lasciar spazio solo a lei e al suo rapporto con l’oceano”.

Una scelta stilistica ben precisa su cui Fischer ha lavorato per ben nove anni. “In fase di sceneggiatura, le prime domande che abbiamo cercato di porci sono state su noi stessi: chi siamo? Da dove veniamo? Ma soprattutto sul senso della vita umana in generale. Domande che alla fine ci portano ad interrogarci se è giusto scegliere di salvare delle vite umane sulla base della propria nazionalità o se considerarli semplicemente degli esseri umani”.

Spunti di riflessioni umani, oltre che sociali. Essenziali ora più che mai in cui a regnare è la confusione di una certa “propaganda politica”. In questo periodo storico, infatti, “siamo convinti che la tragedia vissuta da migliaia e migliaia di immigrati sia minore rispetto al passato, perché ci sono meno morti apparenti. In realtà, le morti sono aumentate, solo che la maggior parte di queste avvengono nel deserto, lontano dalle telecamere. Questa è una delle principali ragioni che mi ha spinto a fare questo film. Personalmente, credo molto nel potere del cinema”, ha concluso il regista.

Il film ha già vinto: il premio della Giuria Ecumenica; il Label di Europa Cinemas alla Berlinale  2018; 3 premi  Metropolis  (assegnati dalla  German Directors Guild), migliore attrice, miglior produttore e miglior regista; il Gunter Rohrbach Preis, assegnato a  Susanne Wolff, quale “migliore attrice”; il Mehrwert-Award alla Viennale, attribuito al regista; il premio Human Rights Film Award 2018, che sarà consegnato a Norimberga l’8 dicembre prossimo.

Attualmente è uno dei 3 candidati al premio LUX del Parlamento Europeo, che sarà annunciato il 14 novembre a Strasburgo. È anche tra i 50 film selezionati per gli EFA (European Film Awards) 2018, che saranno assegnati il 15  dicembre a Siviglia, ed è tra i 5 film nominati per l’European University Film Award (EUFA) – introdotto per la prima volta nel 2016, il premio è assegnato da una giuria composta da studenti universitari di tutta Europa, sulla base della lista di 49 film di finzione e 15 documentari della Selezione EFA.

Il film è una sorta di kammerspiel che si svolge quasi tutto in mare. E’ un’allegoria del nostro mondo diviso e dell’ambivalenza nei confronti dei profughi. Non tratta in senso stretto il tema dell’accoglienza e dell’immigrazione, ma quello della responsabilità collettiva e individuale del soccorso per chi è profugo e in fuga e si trova in pericolo di vita.

“Styx”, ossia “Stige”, il mitologico fiume degli inferi, è in film metafora di produzione austro-tedesca, ha aperto la sezione “Panorama” alla Berlinale 2018, dove ha vinto il premio della Giuria Ecumenica e il Label di Europa Cinemas.  A seguire: selezione ufficiale Toronto 2018. E’ uno dei tre finalisti al premio Lux del parlamento europeo  che sarà annunciato il 14 novembre a Strasburgo ed è tra i 50 film selezionati per gli EFA (European Film Awards) 2018, che saranno assegnati il 15  dicembre, a Siviglia. E’ anche tra i 5 film nominati per l’European University Film Award (EUFA): introdotto per la prima volta nel 2016, il premio è assegnato da una giuria composta da studenti universitari di tutta Europa, sulla base della lista di 49 film di finzione e 15 documentari della Selezione EFA 2018.

Inoltre, ”Styx” ha appena ottenuto il prestigioso Human Rights Film Award 2018, che sarà consegnato a Norimberga l’8 dicembre prossimo. Il montaggio del film è stato curato da Monika Willi:  tra i suoi lavori (molti film con Michael Haneke,  comprese due Palme d’oro e un Premio Oscar: “Amour”, “Il nastro bianco”,  “Happy End”)  spicca “Untitled – Un viaggio senza fine”. Per questo film nel dicembre del 2013 il regista Michael Glawogger decide di partire per un anno attraversando tutti i continenti senza fermarsi. Vuole filmare andando semplicemente incontro a ciò che accade e lasciandosi stupire dall’inatteso. Serendipity è l’unico concetto e l’unica regola creativa a cui attenersi. Dopo 4 mesi e 19 giorni Glawogger muore improvvisamente durante le riprese. Monika, sua storica montatrice, raccoglie la sfida all’imprevisto e la continua. Regalandoci un omaggio sulla bellezza travagliata del mondo e un inno alla potenza visiva e poetica di questo regista.

LA STORIA

Colonia: pochi secondi dopo un incidente stradale, il ferito è tratto in salvo, circondato di macchine e soccorsi, esempio perfetto dell’Occidente capitalista, efficiente e garantito. Il medico dell’ambulanza è Rike.

Con uno stacco repentino, Rike, quarantenne, appassionata velista (interpretata da Susanne Wolff, essa stessa con patentino internazionale di velista), parte, solitaria, da Gibilterra – dove le scimmie (le “bertucce di Gibilterra”, simbolo della colonia) si aggirano in un apparentemente simbiotico rapporto fra natura e cultura – con la sua barca modernissima e attrezzatissima alla volta dell’isola di Ascensione, un paradiso in terra in mezzo all’Oceano Atlantico, fra l’Africa e il Sudamerica.

Nei momenti di bonaccia sfoglia un sontuoso volume illustrato che le mostra in anteprima quel che vedrà con i suoi occhi. Anche in situazioni estreme si sa destreggiare con grande perizia, neanche una tempesta di quelle forza 9 le fa perdere il controllo, la macchina da presa le gira intorno, da ogni possibile posizione la tallona e lei è sempre padrona del piccolo mondo della barca, del grande mondo dell’oceano.

Dopo una tempesta si trova non lontano di un battello alla deriva pieno di persone che hanno urgente bisogno di aiuto… Solo un ragazzo, nuotando disperatamente, riesce ad aggrapparsi alla barca di Rike, molti altri naufraghi la barca non li conterrebbe comunque… Ma Rike non si dà per vinta, e neanche il ragazzino – che indossa una maglia di Ronaldo, simbolo del nostro paradiso – si dà per vinto e, accompagnando il gesto con la recitazione di una specie di rosario laico, butta in mare una bottiglia d’acqua per ogni amico, fratello, compagno che forse non ce la farà a salvarsi.

Dopo reiterati “S.O.S”, la guardia costiera ordina a Rike di non immischiarsi perché non ha i mezzi per essere d’aiuto, ma il suo senso di responsabilità la tormenta. Se ne andrà sapendo che delle persone perderanno la vita in mare?

“Styx” uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 15 novembre 2018 distribuito da Cineclub Internazionale con il patrocinio di Goethe Institut Rom.

http://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20180706STO07414/finalisti-del-premio-lux-2018-la-diversita-del-cinema-europeo