“Il Presidente”

di José de Arcangelo

L’avevamo vista l’anno scorso proprio in Argentina e ci sembrava anticipasse il percorso politico ed economico non solo del Paese ma anche del subcontinente sudamericano. Oggi, quando esce in Italia, dopo oltre un anno, diventa ancora più di scottante attualità.

E’ l’opera terza del regista argentino Santiago Mitre – già sceneggiatore per il pluripremiato Pablo Trapero -,“Il Presidente” (La cordillera), sceneggiato con Mariano Llinàs, segue la vicenda dell’ancora inesperto presidente argentino Hernán Blanco (il sempre ottimo Ricardo Darín), da poco insidiatosi e già coinvolto in un caso di corruzione che riguarda la figlia (tramite il marito), durante un importante vertice (il richiamo è al tanto promosso e sempre bloccato Mercosur) che riunisce i capi di Stato latinoamericani in un lussuoso hotel isolato sulla Cordigliera (titolo originale, appunto) delle Ande. Mentre cerca di sfuggire allo scandalo che minaccia di porre fine alla sua carriera e distruggere la sua famiglia, deve anche difendere gli interessi politici ed economici di tutto il continente. Forse, visto che c’è un finale a sorpresa da non rivelare.

Originale e avvincente, il film riflette sulla situazione politica dei paesi dell’America Latina, e sull’eterna interferenza sotterranea o diretta degli Stati Uniti che spesso li mette l’uno contro l’altro per dissanguarli economicamente sfruttando corruzione, rivalità e instabilità; ma anche sul potere, vita privata e pubblica dei politici, sulle loro famiglie e persino sulla loro psicologia.

Tra realtà e favola, metafora e psicoanalisi, verità e menzogna, dramma e thriller, Mitre pare riconfermare il motto gattopardesco “bisogna cambiare tutto perché nulla cambi”, tanto che – data la situazione attuale dei paesi del Sud America, della stessa Argentina (non a caso il partito al potere si  chiama Cambiemos), ma anche del Brasile dopo elezioni – si ripetono a catena le crisi economiche e i governi vanno (ritornano) sempre più verso una destra che si dichiara però democratica e nella realtà non lo è quasi più. E sullo sfondo resta ancora il fantasma delle dittature anni Settanta.

Un dramma complesso e complicato, insolito e claustrofobico, più incubo che sogno, dove man mano si scoprono riferimenti e situazioni che si riflettono in ogni angolo di questa nostra società globale che ormai funziona solo per i grandi interessi economici ma non più per il Pianeta e per le persone che lo abitano, ovvero i popoli, la gente comune. Anche se resta, forse, più impresso nel pubblico il ritratto intimo del Presidente e del suo rapporto con la figlia.

Nel cast Dolores Fonzi (Marina Blanco, la figlia), Erica Rivas (Luisa Cordero), Gerardo Romano (Ministro Castex), Paulina Garcia (Presidente cileno Paula Scherson), Daniel Gimenez Cacho (Presidente messicano Sebastiàn Sastre), Alfredo Castro (Desiderio Garcia), Walter Andrade (l’ufficiale), Elena Anaya (Claudia Klein), Leonardo Franco (Presidente brasiliano Oliveira Prete), German Jaramillo (Presidente venezuelano) e Christian Slater (Dereck McKinley)

Nelle sale italiane dal 31 ottobre 2018 distribuito da Movies Inspired