Domani alla Festa del Cinema di Roma “As Time Goes By” di Simone Aleandri, dedicato a Silvano “Nano” Campeggi, grande illustratore del cinema

Sarà presentato domani – mercoledì 24 ottobre alle ore 21:30 presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, nella sezione ‘Riflessi’ della Festa del Cinema di Roma 2018, il documentario “As Time Goes By”, diretto da Simone Aleandri, prodotto da Clipper Media in associazione con Istituto Luce – Cinecittà, la storia di Silvano Campeggi, in arte Nano, l’ultimo grande illustratore del cinema.

I suoi manifesti – da “Via col Vento” a “West Side Story”, passando per “Casablanca” e “Ben Hur” – hanno fatto sognare generazioni di spettatori prima ancora di entrare in sala. Artista prolifico, ha disegnato più di 3mila manifesti per tutte le più grandi case di produzioni americane: Warner Bros., Paramount, Universal, Columbia, United Artists, 20th Century Fox. Nano ha attraversato il Novecento con la matita in mano, lavorando ogni giorno, fino a 95 anni. Questo documentario, realizzato con il Sostegno della Regione Lazio – Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo e distribuito da Istituto Luce – Cinecittà, è un viaggio nella sua vita e nell’immaginario del Ventesimo Secolo.

 

Intanto è stato presentato ieri il docu-film “Questo è mio fratello”, dove la depressione e le concause della malattia sono gli spunti che hanno spinto Marco Leopardi, giovane regista romano (già autore di “Un mondo perfetto”), a raccontare la storia della sua famiglia e del fratello Massimo, affetto, appunto, da depressione

La vicenda di una famiglia normale: una madre che lavora, un padre spesso assente e introverso, due figli. Tramite filmini amatoriali e ricordi ricostruisce la storia di una vita: Massimo è sempre stato esuberante e alla ricerca di attenzioni. Dagli adrenalinici lanci col paracadute alle notti brave, fino al divano dello psicanalista e i psicofarmaci. In questo modo l’autore-regista cerca di scoprire le cause del malessere profondo del fratello: lo segue con la sua macchina da presa nell’ultimo tentativo di cura e, attraverso il montaggio dei filmati ad opera dello stesso Massimo, ricostruisce le circostanze della malattia.

Infatti Massimo, in realtà, ha sempre cercato di attirare l’attenzione su di sé per ottenere l’affetto e l’approvazione del padre. Così, alla vigilia dei suoi cinquant’anni, l’uomo ha ripreso l’agonismo, diventando vicecampione mondiale master di tuffi, e si chiede se il padre sarà fiero di lui. Quando, però, quest’ultimo si ammala di cancro, Massimo giunge al bivio.

“Questo è mio fratello” è un documentario intimo e personale, una seduta di psicoterapia con cui il regista vuole aiutare i parenti e le vittime della depressione, ormai considerata la malattia del secolo, anzi del terzo millennio, spesso trascurata ma molto pericolosa. E ciò che mette a fuoco è la fragilità dell’essere umano che, nonostante le agiatezze e le facilitazioni economico-sociali della società contemporanea, chiede semplicemente affetto.

L’uomo incapace di crescere e di tagliare il cordone ombelicale, eterno Peter Pan. Smarrito, l’uomo oggi ricerca affannosamente un ancoraggio prima nel sesso, poi nell’adrenalina degli sport estremi e nell’alcol, senza riuscire, però, a colmare il vuoto della sua (nostra) esistenza.

Se ad una prima visione “Questo è mio fratello” può sembrare caotico e troppo ‘familiare’,  è un docu-film importante perché riflette su una grave malattia che affligge drammaticamente la nostra società, e ciò lo rende universale.