Mercoledì 24 ottobre alla Festa del Cinema di Roma: Viggo Mortensen presenta “Green Book” di Peter Farrelly

Dopo aver trionfato al Toronto International Film Festival, aggiudicandosi l’ambitissimo People’s Choice Award, e presentato in apertura al Zurigo Film Festival nello scorso settembre, sarà presentato nella selezione ufficiale della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma il 24 ottobre, “Green Book”, film diretto e co-scritto da Peter Farrelly, conosciuto insieme a suo fratello Bobby per commedie di grandissimo successo, come “Tutti pazzi per Mary” e “Lo spaccacuori”, qui alle prese con un’opera dai toni più intimi e riflessivi.

I pluripremiati attori Mahershala Ali (vincitore del Premio Oscar per “Moonlight”) e Viggo Mortensen (nominato agli Oscar come Miglior Attore nel 2008 per “La promessa dell’assassino” e nel 2017 per “Captain Fantastic”, anch’esso presentato ad Alice nella Città, nell’ambito della Festa del Cinema) sono i protagonisti di questa avvincente storia, che racconta l’amicizia tra un buttafuori italoamericano e un pianista afroamericano nell’America negli anni Sessanta. Il film, ispirato alla storia vera di Tony Lip, padre dello sceneggiatore Nick Vallelonga, sarà distribuito in Italia dal 7 febbraio 2019 da Eagle Pictures e Leone Film Group.

Nel 1962, dopo la chiusura di uno dei migliori club di New York in cui lavorava, il buttafuori italo-americano Tony Lip deve a tutti i costi trovare un lavoro per mantenere la sua famiglia. Accetta di lavorare per il pianista afroamericano Don Shirley e decide si seguirlo in tour nel sud degli Stati Uniti. Nonostante le differenze e gli iniziali contrasti, tra i due si instaurerà una forte amicizia.

“Sono diventato molto selettivo con le sceneggiature – ha dichiarato Mortensen precedentemente e che sarà a Roma per presentare il film e incontrare il pubblico – ma questa storia era necessaria e bisognava raccontarla, soprattutto nell’America di oggi. Se non consideriamo l’ambientazione d’epoca, possiamo vedere tranquillamente che sul fronte del razzismo non è stato fatto ancora abbastanza e che la strada è ancora lunga”.

“La commedia – ha precisato dopo l’Aragorn de “Il Signore degli Anelli” – offre uno strumento fondamentale per leggere la realtà: la risata permette di arrivare al cuore del pubblico e da almeno un decennio non vedevo la gente in sala così presa da un film”.

“Non mi sentivo all’altezza d’interpretare un italo-americano – aggiunge l’attore di origini danesi-statunitensi, nato a New York e cresciuto in Argentina -, visto che non lo sono, soprattutto perché al cinema ne abbiamo visti mitici. Poi però mi sono fatto coraggio, dato che non riuscivo a fare altro che leggere e rileggere il copione”.