“In viaggio con Adele”

di José de Arcangelo

Da uno spunto non originale come quello del viaggio in compagnia, da “In viaggio con la zia” di George Cukor (1972) a “Viaggio con Anita” di Mario Monicelli (1979) e “Compagna di viaggio” di Peter Del Monte (1996) con Michel Piccoli e Asia Argento, quindi dal film on the road in coppia, nasce “In viaggio con Adele”, opera prima di Alessandro Capitani (autore di corti premiati) che però si avvale da un rapporto doppiamente ‘diverso’, non solo nel cinema italiano.

Infatti, il film – sceneggiato da Nicola Guaglianone, da un soggetto scritto da lui stesso con Tonino Zangardi e Alessandro Haber che ne è anche il protagonista -, è stato presentato in anteprima e in pre-apertura della Festa del Cinema di Roma 2018 e dal giorno successivo nelle sale italiane. Una piacevole commedia sentimentale (dramedy a dir degli americani) on the road, appunto, incentrata sul rapporto padre-figlia, un fatto che ignorano entrambi e che crea una serie di equivoci a catena, così come i ripetuti attacchi di panico dell’attore.

Adele (un’inedita Sara Serraiocco) è una ragazza speciale, neuro-diversa come si definisce lei stessa. Libera da freni e inibizioni, indossa solo un pigiama rosa con le orecchie da coniglio, non si separa mai da un gatto immaginario, quindi della gabbietta vera, e colora il suo mondo di post-it, dove scrive tutto quello che le passa per la testa. Cinico e ipocondriaco, Aldo Leone (Haber) è un attore di teatro che, appoggiato da Carla Mariani (Isabella Ferrari) – sua agente, amica e occasionale compagna di letto – si trova alla vigilia della sua ultima grande opportunità nel mondo del cinema.

Un provino col regista francese Dumonde (Patrice Leconte stesso, riferimento del film) per il ruolo di Cyrano, suo cavallo di battaglia sul palcoscenico. Ma l’improvvisa morte della mamma di Adele, ex di Aldo, sconvolge i suoi piani che scopre solo allora di essere il papà della ragazza. Con il compito di dirle la verità e l’intento di liberarsene, Aldo parte con Adele risalendo dalla Puglia su una vecchia cabrio per affrontare un viaggio dalla meta incerta: una nonna scorbutica, una zia avida, un enigmatico fidanzato. Accomunati dalla solitudine e dal bisogno di amore, i due si scopriranno poco a poco, inaspettatamente, un padre e una figlia…

 

Ci troviamo di fronte a una storia più amara che dolce raccontata con leggerezza e da un tocco surreale che, dopo una partenza volutamente cinica e se vogliamo crudele, ci spinge a conoscere e, forse, ad amare i suoi personaggi che faranno anche un viaggio interiore – soprattutto il padre – alla riscoperta della vera vita, quella in cui oltre la passione, regna soprattutto l’amore in tutte le sue sfumature.

“In una società come quella moderna – dice il regista -, dove i messaggi che ci arrivano dai mass media, dalle tv, dai giornali, ma soprattutto da internet, condizionano e non poco le nostre scelte, abbiamo scoperto, improvvisamente, tutti noi, di avere paura della verità e del diverso. Non vogliamo più sapere, non vogliamo entrare a fondo nelle cose e prendiamo tutto in maniera molto superficiale. Così abbiamo imparato a mettere tutto dentro delle ‘scatoline’ con etichette molto specifiche e ci troviamo a nostro agio nel definire noi e gli altri in un dato modo, con degli stereotipi magari, che molto spesso, se non sempre, sono sbagliati. Poi succede però che la vita ti riserva sempre delle sorprese”.

Nel cast Anna Ferruzzo (Letizia), Elena Cantarone (Carmen) e Achille Missiroli (Matteo). La fotografia è di Massimiliano Kuveiller e le musiche di Michele Braga. La canzone del prologo è la vecchia “Figlio unico”, cantata da Riccardo Del Turco, successo anni Sessanta.

Nelle sale italiane dal 18 ottobre 2018 distribuito da Vision Distribution