Tay Garnett

di José de Arcangelo

Tay Garnett, – artigiano di lusso di Hollywood’ -, all’anagrafe William Taylor, era nato a Los Angeles, California, il 13 giugno 1894, un anno prima della nascita del cinema. Inizia la sua carriera come scrittore di racconti e disegnatore di fumetti per riviste popolari, prima di diventare pilota dell’aviazione militare durante la Grande Guerra.

A Hollywood approda quasi per caso per vendere alcuni soggetti e trova come gagman e autore di didascalie per Mack Sennett e Hal Roach. Nel 1927 viene chiamato alla Pathé di Cecil B. De Mille come sceneggiatore, ma passa alla regia soltanto l’anno dopo con “Celebrità”.

Il successo arriverà due anni dopo con “La stella della taverna nera”, esotica storia di un amore tormentato che lo convince a sfruttare questa nuova formula in numerosi film successivi.

L’abilità di Garnett – regista buono per tutte le stagioni – è quella di fondere genialmente amore e avventura, ma anche di passare da un genere (commedia, bellico, noir e persino documentario) all’altro senza dimenticare lo spettatore: il suo stile trova forza nella scorrettezza narrativa, nell’efficacia dell’ambientazione e nell’uso intelligente della cinepresa, e soprattutto nello sfruttare al massimo il fascino dei suoi attori (da Marlene Dietrich a Humphrey Bogart, da Clark Gable a Lana Turner).

Negli anni Trenta si distingue almeno con tre film: un melodramma a tinte forti come “Amanti senza domani” (1937); una storia d’amore fra una donna affetta da un male incurabile e un condannato a morte fuggito dal carcere, l’esotico “Sui mari della Cina” (1935), con la coppia Gable-Harlow (vincitore della Coppa Mussolini al Festival di Venezia per il Miglior film straniero); e poi “Ed ora sposiamoci” (1938), satira di Hollywood con un insolito Bogey.

Più noti, comunque, i suoi film degli anni Quaranta, soprattutto per l’erotismo travestito da melodramma noir, ne “Il postino suona sempre due volte” (1946), e da commedia esotico-avventurosa in “La taverna dei sette peccati” (1940).

Successivamente, nonostante continui a lavorare nel cinema fino al 1960, Garnett non riuscirà a raggiungere il livello di questi due suoi capolavori, anche quando i suoi lavori sono al di sopra della media hollywoodiana, e rimangono tipici prodotti commerciali di un’industria in grande sviluppo fino alla fine degli anni Cinquanta: la Hollywood for Export.

Di quest’ultimo periodo vanno ricordati almeno “Bataan” e“La croce di Lorena” (1943) con i quali ottenne il premio per il Miglior regista da The National Board of Review; “Corsari della terra” (1947) e, soprattutto, “I cospiratori” (1960), che può considerarsi il suo ultimo lavoro per il grande schermo (negli anni ’70 ne firmò altri tre di stampo televisivo) e nello stesso anno ebbe la ‘Stella’ sulla Walk of Fame. Tra il 1950 e il 1970, infatti, il regista tornò occasionalmente sul set, ma si dedicò quasi esclusivamente alla televisione, firmando telefilm per diverse note serie del piccolo schermo, tra cui le famose “Laramie”, “Gli intoccabili” e “Bonanza”. Nel 1949 aveva fondato una sua casa di produzione, la Thor Productions, mentre nel 1973 pubblicò “Light up your Torches and pull up your Tights”, la sua autobiografia.

Attraverso le sue storie d’amore e d’avventura, le sue commedie brillanti ed eccentriche, i suoi melodrammi esotici e noir, viene fuori il ritratto di un grande direttore d’attori, di un instancabile soggettista e sceneggiatore per altri e per se stesso, di un ‘artigiano di lusso’ esperto di ogni genere che ha realizzato una settantina di prodotti cinematografici.

Un regista come tanti altri, verrebbe da dire, che però seppe emergere nonostante la sua opera sia stata rivalutata da parte della critica soltanto negli anni ’70-’80, e fatta emergere dall’oceano della mediocrità e dall’anonimato (ovviamente solo con alcuni titoli) in cui il cinema spesso spinge i registi di sicuro mestiere. Una grande competenza e un’inesauribile abilità al servizio della macchina cinema, e dei suoi divi più famosi, alcuni dei quali (vedi Lana Turner) devono a lui l’aver trovato il momento e il ruolo giusti, quel momento e quel personaggio che li impose all’attenzione del grande pubblico. E Garnett sapeva mettere in luce i suoi protagonisti, anche i meno noti (e forse meno bravi) costruendoli intorno una fascinosa atmosfera tra esotismo e sogno, erotismo e realtà.

Ormai ottantenne e quasi dimenticato, Tay Garnett morì il 3 ottobre 1977, sempre in California, a Sawtelle.

FILMOGRAFIA

1924 “Fast Black” (corto)

1925 “Riders of the Kitchen Range (corto)

         “All Wool” (corto)

1928 “Celebrità”

         “The Spieler”

1929 “Oh, Yeah?”

          “The Flying Fool”

1930 “La stella della taverna nera”

1931 “Bad Company”

         “Prestigio di razza”

1932 “La sperduta di Panama” (non accreditato)

         “La scomparsa di Miss Drake”

         “Amanti senza domani”

1933 “Destination Unknown”

         “S.O.S. Iceberg”

1935 “Sui mari della Cina”

         “Il domatore di donne”

          “Professional Soldier”

1937 “L’amore è novità”

         “Il mercante di schiavi”

         “Ed ora… sposiamoci”

1938 “Gioia d’amare”

         “Crociera d’amore”

1939 “Eternamente tua”

         “L’assassino è in casa!”

1940 “La taverna dei 7 peccati”

1941 “Tutta una vita”

1942 “My favorite Spy”

1943 “The Boy from Stalingrad” (non accreditato)

         “La pattuglia di Bataan”

         “La croce di Lorena”

1944 “Da quando te ne andasti” (non accreditato)

         “La signora Parkington”

1945 “La valle del destino”

1946 “Il postino suona sempre due volte”

1947 “Corsari della terra”

1949 “La corte di re Artù”

1950 “Lo spaccone vagabondo”

1951 “La lettera accusatrice”

          “I tre soldati”

          “La gang” (non accreditato)

1952 “Operazione ‘z”

         “Four Star Playhouse” (Tv serie)

1953 “Main Street to Broadway”

1954 “Il cavaliere del mistero”

1956 “Le 7 meraviglie del mondo” (documentario)

1960 “I cospiratori”

1963 “Il vendicatore del Texas”

1970 “Morgan il razziatore”

1975 “L’avventura del grande Nord”

         “The Timber Tramps”