“La morte legale” ricostruisce la genesi e il mito del capolavoro “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo

di José de Arcangelo

Nel 1920 a Boston, Massachusetts, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due italiani emigrati in America alla ricerca di migliori condizioni di vita, vengono condannati a morte con la sola colpa di essere anarchici e, appunto, italiani. Un lungo calvario che si concluderà il 23 agosto del 1927, quando saranno giustiziati sulla sedia elettrica diventando martiri di ingiustizia e simbolo di libertà.

Nel 1971 il regista Giuliano Montaldo realizza un film-capolavoro sulla loro incredibile vicenda, “Sacco e Vanzetti”, un’opera che diventa subito un manifesto contro l’intolleranza, l’ingiustizia, la pena di morte. La colonna sonora, “Here’s to you”, di Ennio Morricone e la canzone omonima di Joan Baez, diventano simbolo di libertà e difesa dei diritti umani, esaltando le coscienze dei giovani di tutto il mondo. Un vero e proprio successo internazionale, grazie al quale pochi anni dopo in Massachusetts viene proclamata la riabilitazione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti e dichiarata al mondo intero la loro totale innocenza.

“La morte legale” di Silvia Giulietti – operatrice e direttore della fotografia fin da giovanissima – e Giotti Barbieri, racconta e ripercorre la genesi di questa importante avventura cinematografica firmata dal maestro Montaldo, dalla gestazione travagliata ma anche colma di casi fortuiti e proficue collaborazioni. Gli autori ci catapultano in un viaggio storico, politico, professionale, umano soprattutto, che parte dagli anni ’20, attraversa gli anni ’70 e arriva fino ai giorni nostri, toccando temi delicati come l’immigrazione, l’intolleranza e la pena di morte, tutte questioni di estrema attualità.

“In ogni film che ho fatto ci ho creduto – dichiara Montaldo al Teatro dei Dioscuri al Quirinale dove è stato presentato -, la proiezione della versione restaurata in piazza, a Bologna, ha richiamato 3mila persone sedute e altrettante in piedi, tra cui persino un gruppo di turisti americani rimasti a vedere il film. Mi ha sempre guidato un senso di sofferenza verso l’intolleranza, da ‘Giordano Bruno’ a ‘Gli occhiali d’oro’. Mi sono molto emozionato – ero presente – in occasione della riabilitazione, a Boston da parte del governatore Dukakis, dei due italiani, da 18milioni di immigrati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Sono fatti che in Italia non si conoscevano e, forse, non si conoscono ancora oggi; molti erano anarchici e nemmeno il fascismo ne parlava, mentre il resto del mondo manifestava per loro. E un avvocato americano, purtroppo, l’ha buttata sul politico, dato che c’era allora una vera e propria campagna contro ‘il virus del comunismo’. Loro erano anarchici, sindacalisti che difendevano il loro lavoro”.

Montaldo poi ricorda: “Durante il bellissimo assalto ai cinema da parte dei giovani, tre giorni dopo l’uscita del film, hanno dovuto fare uno spettacolo in più all’una di notte per la gente rimasta fuori. Poi, un giorno eravamo a Berlino per parlare con un produttore di un progetto che poi purtroppo non si è realizzato e per strada c’era una manifestazione studentesca; un poliziotto ci ha fermato e ci siamo accorti che tutti cantavano ‘Here’s To You, Nicola and Bart’. Ho pensato che se il poliziotto avesse saputo chi eravamo sarebbe stato molto inquieto”.

“Non ho fatto tanti film – ribatte la cantante Rosanna Fratello, sempre bellissima, che nel film è Rosa Sacco -, forse tre o quattro, ma ‘Sacco e Vanzetti’ mi ha gratificato enormemente, tocca le persone in modo pazzesco, emoziona e commuove ancora oggi, perciò ringrazio Giuliano, Vera (Pescarolo, moglie e assistente ndr.) e tutti quelli che hanno fatto possibile la mia partecipazione”.

“Dopo aver trovato un attore piemontese per Vanzetti (Gianmaria Volontè) e uno barese e pugliese (Riccardo Cucciolla) per Sacco, volevo un’attrice brava e bella per il personaggio di Rosa Sacco. Appena è entrata Rosanna ho detto ‘è lei’, non c’erano dubbi. E ho avuto ragione. La lavorazione è stata faticosa perché della Boston anni ‘20 non era rimasto un mattone, ma abbiamo risolto girando a Dublino che aveva la stessa architettura e, invece, era rimasta intatta. Mentre la prima parte nelle baracche l’abbiamo ripresa nell’ex Jugoslavia, e la prigione era quella in cui era stato Tito. Infine, l’aula del tribunale l’abbiamo ricostruita a Cinecittà”.

“Hanno partecipato tantissime persone animate dalla passione, molti attori di teatro, anche in modo gratuito. Ma all’inizio la distribuzione era molto cauta, dicevano che non li conosceva nessuno. Infatti, prima i coproduttori francesi avevano proposto Yves Montand per Sacco e io a quel punto dissi: Non faccio più il film. Ci ho messo almeno tre anni ma ce l’ho fatta e sono orgoglioso della mia testardaggine”.

“Ed è stato un grande successo in tutto il mondo – conferma la moglie Vera – e non abbiamo inventato niente, le parole sono quelle che hanno detto o scritto (nelle lettere alla moglie e al figlio di Sacco ndr.), ma il fatto che si affermassi ‘viva l’anarchia, viva la libertà’ ha fatto sì che in un documentario dell’epoca venissero tagliati i momenti più salienti, quelli rievocati da testimonianze esemplari”.

E a proposito di censura e cinema, Montaldo precisa: “Oggi i cinema chiudono, non si scrivono sceneggiature pagate dai produttori, non si scrive più come facevano Age & Scarpelli, Suso Cecchi d’Amico, Maccari e Scola che litigavano per una battuta. Ora si scrive da soli sul computer poi si manda la sceneggiatura, non c’è più questo braccio di ferro. Sono cambiati i tempi e i problemi legati alla lavorazione e alla distribuzione di film destinati soprattutto al passaggio televisivo. Io so come vanno i miei film in tivù da un garagista sardo, che spesso mi dice ‘sa dottore, ieri ho visto un suo film su Raidue, bello’. A che ora? ‘Alle due, due e mezzo’. Però sono contento perché so che non vengono tagliati da ‘dieci piani di morbidezza’, ma come si può tagliare le emozioni? Oggi chi fa i palinsesti sono i pubblicitari. Un film impegnato rischia di andare di notte. Io ho i cassetti pieni di film che non sono riuscito nemmeno a far leggere o proporre. Dicevano ‘Fatte veni’ un’artra idea’. Si sa che Giordano Bruno è morto ammazzato. Io non so ancora cosa è successo a Portella della Ginestra, non so ancora che è accaduto a Ustica, a Piazza Fontana, non sappiamo ancora niente, fare film col punto interrogativo finale non è il nostro mestiere. La conclusione di ‘Sacco e Vanzetti’ è l’intolleranza. Hitler ha bruciato il Reichstag, ma Nerone ha insegnato: si brucia Roma e si dà la colpa ai cristiani, qualcuno ha imparato a farlo anche da noi, non dico chi”.

“Ricordo – conclude – di aver visto allora il mio film con Allende in mezzo al pubblico. Mi aveva proposto di fare un film sul periodo del suo governo. Ma il presidente cileno non piaceva agli americani, però già c’erano manovre in corso, i militari stavano complottando. Avevo capito cosa poteva succedere ma ho trovato tante porte sbarrate”.

“La morte legale” riesce a raccontare la storia attraverso il cinema e il cinema attraverso la storia, grazie a un legame inedito e stimolante che guarda al passato per raccontare il presente. Come spiega Silvia Giulietti, produttrice e co-regista assieme a Giotto Barbieri: “La storia è un ciclo che si ripete nel tempo, non si deve dimenticare, la storia insegna: analizzare il passato per poter comprendere il presente. Il documentario non ha come centralità gli eventi storici, ma è il cinema a raccontare la storia. Le testimonianze dirette del maestro Montaldo, insieme a Ennio Morricone e tutti gli altri protagonisti, mettono in luce ogni fase della realizzazione di un’opera: la preparazione, lo sviluppo, la sceneggiatura, la scelta degli attori, l’accoglienza del pubblico e l’influenza sui giovani. Un grande insegnamento da tramandare alle future generazioni”.

Prodotto da iFrame con il contributo del MiBACT, con l’amichevole collaborazione di Archivio Enrico Appetito (a cui appartengono le fotografie), Libera Università del Cinema e con il patrocinio di Amnesty International Italia, “La morte legale” esce nelle sale italiane giovedì 11 ottobre distribuito da Distribuzione Indipendente.