Quanto amor nella Roma letta al contrario

di Ivana Musiani

Il palindromo? Un incantesimo. L’anagramma? Una bellezza. E volete mettere il fascino della crittografia? Per non parlare di “quella passione che si chiama enigmistica”, da cui Federico Mussano appare posseduto, come da lui stesso ammesso, e ampiamente comprovato dal volume che recentemente le ha dedicato: Roma enigmistica (MMC Edizioni, pag. 175, € 18). Se poi qualcuno si meravigliasse dello strano connubio presente nel titolo, vuol dire che in fatto di enigmistica ha tutto da imparare da questo libro: nelle quattro lettere di Roma sono presenti un anagramma insieme a un bisenso: amor, che fa Roma letto al contrario. Come non bastasse, sta anche a dimostrare come i suoi cittadini, dai tempi più antichi sino ai giorni nostri, hanno fatto uso dell’enigmistica in tutte le possibilità offerte, vuoi per puro gioco intellettuale come per irridere il potere con finta innocenza, manipolando innocenti parole. O per infierire nei confronti del  vinto, come Giulio Cesare, che già nel suo famoso Veni, vidi, vici, l’autore vede negli ultimi due verbi un cambio di consonanti (è un gioco, come ben sanno i fruitori della nota Settimana enigmistica). Perché i cartaginesi non dimenticassero la sconfitta, Giulio Cesare fece coniare una moneta con il suo nome, inciso a grandi lettere, in atto di sostenere  un elefante mentre schiaccia un serpentello. Gli elefanti, come si ricorderà, costituivano l’arma segreta, rivelatasi un bluff, con cui Annibale intendeva sconfiggere i romani. Nella lingua dello sfortunato condottiero cartaginese, Caesar e elefante avevano una pronuncia molto simile: ecco dunque creato un bisenso.

  Come si vede, si fa presto a diventare enigmisti con l’aiuto di Federico Mussano, che di professione è ingegnere, solo che è difficile levarsi dalla testa – è lui stesso che involontariamente lo suggerisce – che, in caso di presentazioni, la prima cosa che farà sarà quella di anagrammare nome e cognome della persona, calcolare il numero delle vocali che vi sono comprese, ciascuna delle quali ha una sua importanza, e chissà quante altre cose sempre relative all’enigmistica che lui solo conosce.

  Gli animali citati soprattutto nei tempi antichi potrebbero formare uno zoo per quante sono le presenze, a cominciare dai galli sconfitti dalle oche, in riferimento all’incursione del gallo Brenno alle falde del Campidoglio, costretto alla ritirata dall’allarme lanciato da un gruppo di oche. E chi oggi si recasse alla Fiera di Roma, è sicuro di non andare alla ricerca della lupa capitolina, come chiaramente sta a indicare la destinazione? Perché, infatti, non è forse la lupa la “fiera” (nel caso sinonimo di belva), di Roma?

  Come poi non rimanere a bocca spalancata davanti alla rivelazione che Marco Antonio è l’anagramma di antico romano?

  Nel Seicento, come informa l’autore, la moda dell’anagramma non conosceva limiti, e lo stesso sta accadendo  oggi con i numerosissimi aficionados della Settimana enigmistica, dove le parole crociate non sono altro che “la punta dell’iceberg dell’enigmistica” e non c’è dubbio che, con questo suo documentatissimo saggio, Mussano trasporta il lettore in una full immersion che tra l’altro, con il “fascino del gioco delle parole, svela le verità nascoste della Storia”: chi più e meglio delle statue parlanti sparse per le strade, in primis Pasquino, sono riuscite a esprimere, con i loro anagrammi, bisensi, giochi di parole e consimili, il malcontento della popolazione romana sotto il papato, oltre a denunciare anonimamente le malefatte dei singoli papi?

  Tra i tantissimi esempi, vuoi colti che gustosi, ci piace citare per ultimo il tormentone di Achille Campanile a proposito del “tasso del tasso del Tasso”, dove lo stesso termine è impiegato sia per l’animaletto che per l’albero del Gianicolo caro al grande poeta, Tasso anche lui. E ameno che… Oddio, anche il computer ora si mette a fare anagrammi? Aiuto!