“L’apparizione”

di José de Arcangelo

Una lunga riflessione sul mistero della fede e dell’esistenza nel nuovo film del francese Xavier Giannoli, autore di film che vedono protagonisti personaggi, anzi esseri umani, divisi tra verità propria e quella degli altri, ovvero realtà e menzogna (secondo i punti di vista), da “Corpi impazienti” (2003) a “Marguerite” (2015)”.

“L’apparizione”, infatti, mette a confronto due esseri umani, l’una che sostiene di aver visto la Madonna; l’altro reporter di guerra alle prese con la più dura e cruda realtà, ma entrambi coerenti con la loro ‘fede’. E se la prima, orfana e ormai sulla via del seminario, è convinta del suo credo; il secondo che non crede nel soprannaturale, è scettico ma al tempo stesso curioso, perciò la sua indagine lo porterà a scoprire una verità altra in cui s’intrecciano entrambe.

Un giorno, appena rientrato in Francia, il reporter di guerra Jacques (un sempre credibile ed efficace Vincent Lindon), riceve una misteriosa telefonata dal Vaticano. In una cittadina del sudest del paese, una ragazza diciottenne, Anna (la rivelazione Galatea Bellugi), sostiene di aver avuto un’apparizione della Vergine Maria. La voce però si è diffusa rapidamente e il fenomeno ha ormai assunto dimensioni tali che migliaia di pellegrini si recano in raccoglimento sul luogo della presunta apparizione. Jacques, molto lontano dal mondo religioso, accetta di far parte di una commissione d’inchiesta incaricata di far luce sulla miracolosa vicenda, anche perché questa non deve essere per forza condotta da ecclesiastici.

“Da molto tempo provavo il desiderio di capire che rapporto ho oggi con la religione e la fede – dichiara il regista -. Penso che sia un quesito che percorre numerosi miei film, a cominciare da ‘A l’origine’ che trattava del tema delle promesse e delle menzogne, di un’autostrada che non portava da nessuna parte e alla quale tutti volevano credere. Sentivo il bisogno di riposizionarmi nella parte più personale di queste tematiche e un giorno ho letto su un giornale un articolo sulle misteriose ‘indagine canoniche’. Sapevo che in alcune circostanze la Chiesa riunisce delle commissioni d’inchiesta su fatti che si presuppongono sovrannaturali, come le guarigioni miracolose o le apparizioni”.

“Queste commissioni d’inchiesta canoniche – precisa Giannoli – non sono necessariamente costituite da religiosi. Possono farne parte dei medici o degli storici ai quali un vescovo chiede di raccogliere testimonianze e di indagare su fatti precisi allo scopo di riuscire a stabilire se si tratti di un’impostura… o meno. La prospettiva di un’approfondita indagine documentaria su una presunta prova dell’esistenza di Dio corrispondeva al mio stato d’animo in quel periodo della mia vita, al dubbio esistenziale che era diventato il mio. Questo dubbio si è trasformato in una forza di vita e di cinema”.

Il film stesso diventa un’indagine senza dogmatismi né pregiudizi portata avanti da un uomo normale, non di un filosofo o di un teologo – come dice l’autore “che peraltro non sono” – per esplorare una verità umana, di cui lo spettatore è testimone. E  Jacques non è un bigotto né un ateo cinico, ma un uomo libero, un uomo comune che vuole separare il vero dal falso. Non a caso si tratta di un giornalista che, nella sua ricerca, scoprirà tante verità diverse.

E in un periodo come il nostro, “L’apparizione” si allontana dalle inchieste mediatiche e dai dibattiti sullo scontro tra le civiltà e le religioni, per indagare su un ritorno della religiosità, sulla deriva fondamentalista e integralista, o sulla stessa Chiesa, divisa tra scandali e cambiamenti. Tante domande, ma nessuna risposta. Forse. Unico difetto del film, forse, una durata eccessiva (quasi 2 ore e ½), anche quando si tratta di una approfondita riflessione personale che diventa universale.

Nelle sale italiane dal 4 ottobre 2018 distribuito da Cinema