La nave della Chiesa nei flutti della storia

Luigi Tallarico

  Lo storico Roberto de Mattei, animatore della Fondazione Lepanto, è forse l’esponente più illustre e attivo della corrente tradizionale che, sulla scorta di pensatori cattolici come Augusto Del Noce, considera il processo di secolarizzazione che procede dalla Rivoluzione una sostituzione dell’ordine naturale e divino con quello costruito dall’uomo. L’opera più recente nella quale l’autore espone il proprio pensiero, però, non è un saggio ma un’opera di narrativa, la prima scritta da De Mattei: ‘Trilogia Romana’ (Solfanelli), tre ricostruzioni minuziose di fatti e personaggi protagonisti della Chiesa a cavallo del Novecento, strettamente intrecciati alla situazione politica dell’epoca.

  Gli ideali della nobiltà romana ‘nera’, cioè fedele al Papa e non ai Savoia, e degli alti prelati loro sodali si scontrano con la volontà di una classe rivoluzionaria ispirata da nobili liberali affiliati alla Massoneria e da prelati modernisti. La matrice ideologica di questi rimanda alla Gnosi e al racconto del serpente edenico che promette ad Adamo ed Eva: “Sarete come Dio”. Da qui la ribellione alla Chiesa, ultimo freno all’avvento dell’era dell’uomo autoproclamatosi divinità.

  Il punto di vista dell’opera è probabilmente del tutto inusuale per i più, ma proprio per questo il racconto risulta accattivante per chi non ritiene che la storia possa essere influenzata da forze occulte di stampo esoterico. Colpiscono in positivo nella narrazione di De Mattei anche l’ambientazione e le raffinate figure carismatiche protagoniste dell’opera, rappresentanti di un mondo nobiliare ormai dimenticato. Nel racconto, la Rivoluzione travolge la nostalgia dei tempi passati, la nobiltà e infine la Chiesa, agendo con quest’ultima dall’interno, con una sorta di strategia carbonara.

  Il libro allude evidentemente al Concilio Vaticano II. Dalla sua chiusura sono passati poco più di sessant’anni e certo non si può negare che in questo lasso di tempo, comunque la si pensi al riguardo, il tentativo di abbellire la verità, il tentativo di aprire nuove porte d’accesso a una fede considerata arroccata ha avuto in realtà un esito opposto a quello perseguito: la verità è ormai esposta al relativismo del mondo e la breccia ha indotto sempre più fedeli a fuggire, tanto che la Chiesa, per sopravvivere, tenta di procacciarsi simpatie secolari, anziché restare fedele ai propri insegnamenti.

  Gli stessi temi tornano in forma saggistica in un’altra opera di De Mattei uscita per Sugarco sempre quest’anno: il secondo volume de ‘La Chiesa fra le tempeste’ titolato ‘Dal Medioevo alla Rivoluzione francese’. Qui l’autore, appoggiandosi a intellettuali come Prosper Guéranger e Plinio Correa de Oliveira, offre ai lettori una sintesi delle congiunture storiche che avrebbero portato all’abbandono della prospettiva tradizionale cattolica e all’affermarsi di valori contraddittori, rendendo sempre più traballante la navicella di Pietro.

  Ma come concilia, De Mattei, questa sua visione con le parole di Gesù: “Tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’Inferno non prevarranno contro di essa”? L’interpretazione dell’autore è che la saldezza della Chiesa non è una certezza scientifica ma escatologica, e quel “non prevarranno” non è una specifica predizione ma una direzione che si avvererà nella finale parusia vittoriosa del Cristo. La via è quindi costellata di battaglie, prove e della necessità di continue restaurazioni, per accedere al suo destino soprannaturale l’uomo, nel presente, deve conoscere e contrastare le modalità e i tempi dell’attacco delle “porte infernali” con strumenti storici, filosofici e teologici.

  In tal senso, il libro è una miniera di spunti. La decadenza dell’Europa cristiana che secondo De Mattei data dal XIV secolo, dal nominalismo di Occam, principio della deriva filosofica che porterà al soggettivismo moderno e alla frattura fra ordine visibile e invisibile. Si passa poi per la cattività avignonese, l’umanesimo, il protestantesimo, il giansenismo, la massoneria speculativa, fino a giungere alla Rivoluzione Francese, considerata l’acme dello spirito antitradizionale. Parallelamente, santi e riforme, il fervore di nuove devozioni e le battaglie combattute a difesa della fede hanno consentito di ricomporre l’ordine sociale e l’integrità dottrinale, ma con un dispendio sempre crescente di energie.

  È ancora Roberto de Mattei a curare ‘Depositum custodi. Schema di costituzione dogmatica sulla salvaguardia dell’integrità del deposito della fede’ (editore Fiducia). La lettura dei dieci capitoli di questa sorta di ripasso del catechismo può lasciare interdetto il lettore moderno, ancor più rispetto ai due volumi prima illustrati, data la categoricità di alcune affermazioni. La verità è proposta dall’autore con enunciazioni dogmatiche pesanti, ancorché coerenti con l’insegnamento della Chiesa. una lettura controcorrente e scomoda che suscita interrogativi a cui difficilmente si rimane indifferenti. Considerazione che vale del resto per tutte le opere di De Mattei e proprio per questo l’autore merita, se non la condivisione, perlomeno attenzione e rispetto.

  L’autore descrive una Chiesa fra le tempeste dalle quali non uscirà, a quanto pare, fino alla fine dei tempi. Nel frattempo, può solo cercare le vie per rinnovare le sue verità metastoriche e immutabili. Forse aveva ragione Nicolás Gómez Dávila, cattolico reazionario, quando scriveva che “è ‘integralista’ chi non ha capito che il cristianesimo ha bisogno di una teologia nuova; è ‘progressista’ chi non ha capito che la nuova teologia deve essere cristiana”.