“Una storia senza nome”

di José de Arcangelo

Presentato – fuori concorso – alla 75.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia “Una storia senza nome” di Roberto Andò (sceneggiato con Angelo Pasquini) è un mix di generi, piacevole ma non del tutto avvincente, con un bel cast capeggiato da Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, il regista polacco Jerzy Skolimowski – per oltre cinquant’anni attivo fra Inghilterra e America – e la partecipazione di Alessandro Gassmann. Una “commedia beffarda” – come la definisce l’autore – che fonde thriller e melodramma, realtà e finzione, storia e quotidiano, e soprattutto cinema nel cinema, lontano dai suoi precedenti lavori: i premiati “Viva la libertà” e “Le confessioni”.

E’ la ‘storia senza nome’ di Valeria (Ramazzotti), segretaria di un produttore che vive sullo stesso pianerottolo della madre Amalia (Morante), donna eccentrica e nevrotica, e scrive in incognito per lo sceneggiatore di successo, Alessandro (Gassmann). Ma un giorno, Valeria riceve in dono da uno sconosciuto (Carpentieri), la trama di un film, però il plot è troppo pericoloso: racconta il misterioso furto (vero), avvenuto a Palermo nel 1969, della Natività di Caravaggio. Da quel momento la ‘ghost writer’, anzi prima lo ‘sceneggiatore’ ufficiale, si troverà immersa in un complotto implacabile e rocambolesco, in cui sembrano coinvolti tutti, mafia, funzionari e politici. Chi ne ha più ne metta.

“Mi faceva piacere – scrive il regista nelle note -, in un momento in cui il cinema appare più fragile e marginale, raccontare una storia al cui centro ci fosse un film e il suo misterioso, imprescindibile, legame con la realtà”.

Però passando di genere in genere, Andò – soprattutto nella seconda parte, perde un po’ l’equilibrio rischiando di perdere l’attenzione del pubblico, anche perché la durata (110’) non è più quella standard di una volta (90’) e il ritmo si fa più lento.

“Se custodire e tramandare la bellezza – aggiunge l’autore – è la forma più elementare di civiltà, questo grado minimo in Italia è sempre stato a rischio. La nostra storia civile, densa di crimini e oscurità, offre infatti una cronaca mutilata di cui solo un atto fantastico può restituirci il senso. Ecco, il mio film è un atto fantastico”.

“Ora che il film è sul punto di uscire – conclude Andò -, si annunciano nuovi sviluppi delle indagini, e si ipotizza che il quadro, dopo essere stato rubato da ladri comuni fosse stato consegnato alla mafia, che, dopo averlo tagliato a pezzi, lo avrebbe venduto a un mercante svizzero. Sin qui la cronaca, vera o falsa che sia”.

Nel cast anche Antonio Catania (Vitelli), Gaetano Bruno (Diego Spadafora), Marco Foschi (Riccardo), Martina Pensa (Irene), Renato Scarpa (il Ministro della Cultura Onofri), Silvia Calderoni (Agate), Emanuele Salce (Presidente del Consiglio), Paolo Graziosi (il Ministro Economia, Nemi), Filippo Luna (Seminerio), Michele Di Mauro (Augusto Trezzi), John Morris (Allan Pearce Caister), Giovanni Martorana (Mario) e Jerzy Skolimowski (Kunze), da “Barriera” (1966) a “Essential Killing” (2010), presentato al Festival di Venezia però mai uscito nelle sale italiane, così come il successivo “11 minut” (2015).

Ottimo il cast tecnico: Maurizio Calvesi (fotografia), Esmeralda Calabria (montaggio), Lina Nerli Taviani (costumi), Giovanni Carluccio e Giada Esposito (scenografie), Marco Betta (musica). “Una storia senza nome” è stato produtto da Angelo Barbagallo e Patrick Sobelman, Bibi Film con Rai Cinema, in coproduzione con Agat Film & Cie – Parigi.

Nelle sale italiane dal 20 settembre presentato da O1 Distribution